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Roberto Robert e il nuovo romanzo: “Un noir che ha come sfondo la storia della tv”

“Finché suona la campana” (edito Silele), sarà presentato venerdì 21 ottobre alle 20.30 alla sala Galmozzi di Bergamo. Alla serata parteciperanno anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha curato la prefazione del libro, ed Emanuele Pagani, direttore di Silele edizioni

“Un noir dal finale drammatico, che ha come sfondo la storia della televisione”. Con queste parole l’autore Roberto Robert illustra il suo nuovo romanzo, “Finché suona la campana” (edito Silele), che presenterà venerdì 21 ottobre alle 20.30 alla sala Galmozzi di Bergamo. Alla serata, insieme a lui, parteciperanno il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che ha curato la prefazione del libro, ed Emanuele Pagani, direttore di Silele edizioni. Lo Abbiamo intervistato per saperne di più e per conoscere meglio i contenuti di questo giallo immaginario ma estremamente realistico e ricco di spunti di riflessione.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo noir?
L’idea di iscrivere il libro è nata da una riflessione sui profondi cambiamenti che hanno riguardato i media e, in modo particolare, la televisione. Mi sono ispirato ai miei trascorsi nel giornalismo locale, sulla carta stampata e in una televisione privata che oggi non c’è più, TeleOrobica: erano gli anni in cui, a seguito della liberalizzazione dell’etere, le prime emittenti televisive private cominciavano a trasmettere. Confrontando quel contesto con la situazione attuale, a decenni di distanza, mi sono accorto che lo scenario è estremamente cambiato. È mutato sia il modo di fare televisione sia di usufruirne e, in molte circostanze, gli spettatori sono stati pesantemente influenzati dal mezzo televisivo. La riflessione su queste tematiche ha rappresentato lo spunto da cui ho sviluppato questa trama noir, che rende l’argomento più accattivante.

E quali sono stati, secondo lei, i principali cambiamenti della tv?
Inizialmente era un oggetto quasi sconosciuto e solamente poche migliaia di persone ne erano provviste. Col tempo è diventata un fenomeno di massa e oggi sta progressivamente perdendo l’importanza che ha avuto negli ultimi sessant’anni: il nuovo modello o paradigma della comunicazione con ogni probabilità sarà il web, che attualmente è già molto affermato. Lo si nota dal fatto che, sino a qualche anno fa, le persone diventavano famose andando in televisione, mentre oggi la tv certifica una notorietà già acquisita on-line ad esempio con milioni di visualizzazioni di un video. Ma non è finita qui.

Cioè?
Oggi esistono i palinsesti personalizzati, con la possibilità di vedere e rivedere contenuti e trasmissioni televisive con tempi e strumenti diversi da quelli tradizionali. È un cambiamento profondo e, come ha scritto Giorgio Gori nella prefazione, oggi la comunicazione sta cominciando a girare attorno al web: tra qualche anno, probabilmente, anche la tv diventerà una sorta di satellite di qualcosa di molto più grande, ossia la rete.

Valuta positivamente questa evoluzione dei media?
È difficile esprimere una valutazione complessiva, abbozzare un bilancio tra aspetti positivi e criticità. Inizialmente la televisione ha contribuito a unificare l’Italia, a diffondere la conoscenza della lingua e ad aumentare l’accessibilità alle notizie: ha svolto una funzione sociale positiva e godeva di un’autorevolezza che attualmente, però, non c’è più. Oggi in tv si vede di tutto ed è difficile discernere ciò che è valido e ciò che non lo è.

Il suo romanzo si inserisce proprio in queste evoluzioni della televisione.
Il protagonista è Lodovico Moro, un immaginario imprenditore televisivo milanese, un personaggio inventato che non ha alcun riferimento a Silvio Berlusconi. Da piccolo, nel 1954, vede arrivare a casa il proprio padre con uno scatolone enorme contenente un televisore. Il protagonista, poi, cresce e quasi per scherzo compra una piccola tv via cavo. Diventa un imprenditore che da Milano ha l’ambizione di espandersi e trasmettere su scala nazionale, progetto che la storia d’Italia ha dimostrato non essere possibile perché i poli di grandi dimensioni sono sempre stati due, Rai e Mediaset. Lodovico Moro, ispirandosi all’altra sua grande passione, cioè il pugilato, definirà metaforicamente il mondo televisivo come un enorme ring dove ci sono due pesi massimi che fingono di picchiarsi e attorno una miriade di pesi piuma che non fanno loro nemmeno solletico. Un assetto che, ultimamente, si sta scalfendo: come rileva Gori nella prefazione, infatti, nel panorama televisivo si sono affacciati nuovi competitori, come La7, Sky e altri ancora. Il mercato è spietato e, anche le tv dal 2007 hanno vissuto o stanno vivendo situazioni difficili, e non ne è esente nemmeno la televisione di Moro.

Ci spieghi…
Il protagonista vive una situazione di grave crisi e, verso la metà del libro, riceve una proposta di acquisto della sua tv da parte di un immaginario network inglese, appartenente a un baronetto proprietario di giornali e grandi magazzini. Da un lato, l’offerta può rappresentare la salvezza dell’emittente, ma dall’altro una sconfitta. Quando la vendita si sta concretizzando, però, improvvisamente Lodovico Moro sparisce.

A questo punto comincia il noir vero e proprio?
Si, e nella ricerca del personaggio si creano i presupposti per capire i significati del libro, ossia interrogarsi su come è cambiata la tv dai suoi esordi, nel 1954, a oggi. Come indica il titolo “Finché suona la campana”, rifacendosi al pugilato, anche per Lodovico è giunto il momento di tracciare il proprio bilancio personale. Nel romanzo, inoltre, si possono trovare tanti altri motivi di riflessione, ad esempio l’importanza della parola nella nostra società, la pratica del pugilato e i cambiamenti di Milano nel tempo.

Senza rischiare di anticipare troppo: ci sarà il lieto fine?
Il finale sarà drammatico: leggendo il libro i lettori scopriranno come si concluderà la storia.

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