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Papa Francesco agli anziani: “Occorre contrastare la cultura dello scarto”

Sabato 15 ottobre Papa Francesco ha accolto 7 mila anziani dell’Associazione nazionale lavoratori anziani (Anla) e di Senior Italia FederAnziani.

“Questo dello scarto è brutto! Una delle mie nonne mi raccontava questa storia, che in una famiglia il nonno abitava con figli e nipoti. Era vedovo, incominciò ad ammalarsi e a tavola non mangiava bene e gli cadeva un po’ del pasto. Un giorno il papà ha deciso che il nonno non mangiasse più con loro a tavola, ma in cucina, e ha fatto un tavolino piccolo per il nonno. Così, la famiglia mangiava senza il nonno. Alcuni giorni dopo, quando tornò a casa dal lavoro, trovò uno dei suoi figli che giocava con il legno, i chiodi, i martelli. “Cosa stai facendo?” . “Sto facendo un tavolo”. “Perché?”. “Per te perché quando tu diventi vecchio, possa mangiare così”. I bambini sono molto attaccati ai nonni e capiscono cose che soltanto i nonni possono spiegare con la loro vita e il loro atteggiamento”.

L’apologo di Papa colpisce nel segno: “La cultura dello scarto dice: “Tu sei vecchio, vai fuori”. Tu sei vecchio, sì, ma hai tante cose da dirci e raccontarci. Non bisogna lasciare che la cultura dello scarto vada avanti”.

Ad ascoltarlo sabato 15 ottobre 2016 – con grandi gesti della testa per sottolineare che ha ragione – 7 mila anziani dell’Associazione nazionale lavoratori anziani (Anla) e di Senior Italia FederAnziani.

“Sono anziano anch’io”: il 17 dicembre 2016 Papa Francesco compirà 80 anni, poiché è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 .

“Siete come alberi che continuano a portare frutto: pur sotto il peso degli anni, potete dare il vostro contributo» perché siete parte essenziale della Chiesa e della società”.

Dunque contrastare la cultura dello scarto e costruire una società più aperta e inclusiva. Le istituzioni e le realtà sociali aiutino «la cosiddetta terza età ad esprimere al meglio» le proprie capacità in modo che la dignità degli anziane sia sempre rispettata e valorizzata: i responsabili pubblici, le realtà culturali, educative e religiose «sono chiamati a impegnarsi per costruire una società sempre più accogliente e inclusiva». È importante anche favorire il legame tra generazioni. Ribadisce che «il futuro di un popolo richiede l’incontro tra giovani e anziani: i giovani sono la vitalità di un popolo in cammino e gli anziani rafforzano questa vitalità con la memoria e la saggezza».

Ricorda che quando Giuseppe e Maria portarono il bambino Gesù al tempio di Gerusalemme, furono due anziani – Simeone e Anna (Luca 2,21-34) – ad accoglierli. Aggiunge: «Lasciate che i bambini vi facciano domande. Sono di una peculiarità diversa dalla nostra, fanno altre cose, a loro piacciono altre musiche, ma hanno bisogno degli anziani, di questo dialogo continuo, anche per dare loro la saggezza. Siamo chiamati a sviluppare la cultura della vita perché ogni stagione dell’esistenza è un dono di Dio e ha una sua bellezza e una sua importanza, anche se segnate da fragilità».

La Chiesa guarda alle persone anziane «con affetto, riconoscenza e grande stima» perché sono – e lo ripete due volte – «parte essenziale» della comunità cristiana e della società e rappresentano le radici e la memoria di un popolo. Gli anziani testimoniano che, «anche nelle prove più difficili, non bisogna mai perdere la fiducia in Dio e in un futuro migliore. Quanti nonni si prendono cura dei nipoti, trasmettendo con semplicità ai più piccoli l’esperienza della vita, i valori spirituali e culturali di una comunità e di un popolo! Nei Paesi che hanno subito una grave persecuzione religiosa, sono stati i nonni a trasmettere la fede alle nuove generazioni, conducendo i bambini a ricevere il Battesimo in un contesto di sofferta clandestinità».

Ci sono poi tanti anziani – osserva ancora il Papa – che convivono con la malattia, con difficoltà motorie e hanno bisogno di assistenza. Francesco si sofferma a ringraziare il Signore per le molte persone e strutture che si dedicano a un quotidiano servizio agli anziani «per favorire adeguati contesti umani, in cui ognuno possa vivere degnamente questa importante tappa della propria vita. Gli istituti che ospitano gli anziani sono chiamati a essere luoghi di umanità e di attenzione amorevole, dove le persone più deboli non vengono dimenticate o trascurate, ma visitate, ricordate e custodite come fratelli e sorelle maggiori. Si esprime così la riconoscenza verso coloro che hanno dato tanto alla comunità e sono la sua radice».

Grande entusiasmo tra i tanti nonni presenti nell’«aula Paolo VI» per l’incontro con il Pontefice. In Italia sono 13 milioni e 400 mila le persone che hanno più di 65 anni. Una cifra che aumenterà nei prossimi anni e che impone di rivedere le politiche di assistenza. Ci sono alcuni studi che dicono che i nonni contribuiscono addirittura per 18 miliardi di euro al prodotto interno lordo (Pil) italiano, assistendo le famiglie.

Papa Bergoglio si è preparato all’incontro con i nonni recandosi tra i bambini in un «Villaggio Sos» di Roma, una casa famiglia in zona Boccea a Roma nel «venerdì della misericordia» (14 ottobre 2016). I «Villaggi Sos»accolgono in un contesto familiare bambini orfani, abbandonati o che non possono più vivere con la loro famiglia. Nelle case che formano il «Villaggio Sos» vivono da 4 a 10 bambini di diverse età insieme alla «mamma Sos». Il principio base è la convivenza pacifica nel rispetto delle differenze etniche, culturali e religiose.

Quello visitato dal Pontefice è composto da cinque case, in ognuna delle quali è ospitato un massimo di 6 bambini e bambine fino a 12 anni di età. I piccoli sono seguiti nel loro percorso di crescita e integrazione nella società. Sono anche presenti ragazzi più grandi, che hanno scelto di restare vicini al «Villaggio Sos» per continuare ad avere un supporto e un punto di riferimento. Il Papa ha trascorso il pomeriggio con i bambini e con i ragazzi, ha portato i dolci, ha fatto merenda e ha mangiato con loro.

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