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Kate Nichols: “Dipingo con le nanotecnologie ma mi ispiro a Leonardo da Vinci”

La pittrice statunitense Kate Nichols non è un volto nuovo del mondo dell’arte contemporanea.

Grazie ai suoi fenomenali dipinti realizzati utilizzando le nanotecnologie, nel 2010 Kate Nichols è diventata TED (Technology Entertainment Design) Fellow ed è stata insignita della Jacob K. Javits Fellowship; nel 2015 ha vinto il Richard Diebenkorn Teaching Fellowship, un onore che lo SFAI (San Francisco Art Institute) assegna ogni anno ad un pittore all’inizio o a metà carriera, e le sue opere sono comparse sulla copertina della rivista Nature, sul palco del TED, e nelle collezioni permanenti del Leonardo Museum nello Utah.

Questa artista di fama internazionale domenica 16 ottobre sarà ospite a BergamoScienza con l’evento “Avventure ai confini tra arte e scienza”, quale conferenza conclusiva del Festival:
“Ero così emozionata quando ho ricevuto l’invito di Nicola (Nicola Quadri)”, ci racconta Kate nel corso della nostra intervista. “Il Festival è un evento fantastico con una meravigliosa missione: invogliare il pubblico a conoscere le scoperte scientifiche che stanno trasformando il nostro mondo. Sono felice di partecipare.”

Una delle citazioni preferite di Kate è tratta dalla commedia di William Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate (V,1): “Imagination bodies forth the forms of things unknown” (“La fantasia dà forma ad immagini non conosciute”); in un certo senso, possiamo considerarla una sorta di manifesto della sua arte, anche se Kate, come lei stessa afferma, non crede nei “manifesti”: “È una grande frase, vero? Amo l’uso di “bodies” come verbo – nel senso di “dare corpo” –. Ma io non condivido l’idea di un manifesto – cioè di un’etichetta – perché indica qualcosa di certo, inquadrato in linee ben definite. Sono molto più interessata a ciò che è incerto, ciò che si trova tra linee sfocate in cui una cosa sfuma nell’altra.”

Non è un caso che, infatti, il suo pittore italiano d’elezione sia Leonardo Da Vinci: “il pittore più fortemente legato alla tecnica dello sfumato”, racconta Kate.

“Ne sono affascinata perché si tratta di una tecnica in cui un oggetto sfuoca in un altro, dando un morbido e fumoso aspetto. Da Vinci, il mio ispiratore, è stato anche il primo a sfumare i confini tra arte e scienza, prima che venissero inquadrati in separati ambiti di indagine.”

La Nichols vuole quindi seguire le orme di Leonardo nell’unire arte e scienza in un unico sinolo, in cui sia impossibile tracciare dei confini netti e divisori tra le branche del Sapere: “La cosa meravigliosa di essere un’artista ai giorni nostri è che ci sono così tanti canali aperti per creare un lavoro pieno di significato. Nella realizzazione delle mie opere ho riflettuto molto sui diversi modi in cui gli esseri umani hanno cercato di imitare e modificare la natura attraverso i secoli: i miei dipinti (“lifelike paintings”) hanno l’obiettivo di “dare corpo” alla natura (come il verbo shakespeariano “bodies”) e riprodurne ‘i lati sconosciuti’, l’unknown, attraverso l’uso delle nanotecnologie. Facendo questo io unisco le storiche ansietà degli artisti circa la rappresentazione del reale alle paure contemporanee attorno alla biologia sintetica e la nanotecnologia. Questo progetto è emblematico del mio lavoro perché invita gli spettatori a vedere le connessioni che vi sono tra i vasti varchi del tempo e i diversi campi di indagine”.

Kate Nichols è una donna estremamente affascinante, come le sue opere. È da non perdere quindi la sua conferenza di domenica 16 ottobre al Teatro Donizetti e la pubblicazione dei suoi prossimi lavori, previsti per l’inizio dell’anno prossimo, come ci racconta Kate: “Per l’inizio dell’anno nuovo verrà allestita una mostra di nuove opere che uniscono la produzione di specchi del XIX secolo con la nanotecnologia: sarà una sorta di sala degli specchi. Allo stesso tempo, sto lavorando ad una serie di dipinti che raffigurano due farfalle: una si è estinta nel 1940 ed è ora sottoposta ad un processo di “de-estinzione”; all’altra è stato modificato il DNA per la produzione di nuovi modelli delle ali. Più in generale, i miei prossimi dipinti saranno esemplificativi di come la pittura “realistica” possa essere vista come un continuum con la bioingegneria, in termini dell’evoluzione della capacità degli esseri umani di copiare e trasformare la natura”.

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