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Rette non pagate alla casa di riposo della madre per 90mila euro: trevigliese nei guai

Approvata la procedura di recupero crediti nei confronti di un trevigliese che, per ben 9 anni, non ha mai saldato le rette mensili di 1.650 euro presentate dalla Casa Albergo che ospitava la madre, poi deceduta nel 2015

Dopo il giro di vite nei confronti degli insolventi verso la Gemeaz, la società che fornisce i pasti alle mense scolastiche, altri furbetti rientrano ora nel mirino del novo sindaco Juri Imeri. E’ stata infatti approvata dalla giunta comunale la procedura di recupero crediti nei confronti di un trevigliese che, per ben 9 anni, non ha mai saldato le rette mensili (ammontano a circa 1.650 euro ciascuna) presentate dalla casa di riposo “Fondazione anni sereni” che ospitava la madre, poi deceduta nel 2015.

Più che un Comune, una vera e propria agenzia di recupero crediti che, ora, dovrà fare in modo di riscuotere un debito di quasi 90mila euro. L’ammontare totale accumulato nei 9 anni di permanenza dell’ospite è di 87.758,95 e, secondo gli accordi previsti nella convenzione stipulata con la casa di riposo, sono le casse comunali a doversi far carico delle spese nel caso in cui, dopo 15 giorni di ripetuti solleciti, i parenti dell’ospite non onorino l’ammontare delle rette dovute.

Guai in vista, dunque, per il figlio moroso, la cui identità è rimasta segreta, nei cui confronti verranno intraprese, da parte del Comune di Treviglio, delle procedure esecutive per il recupero coattivo del credito, compresa l’esecuzione immobiliare visto che l’uomo dispone di due immobili e, da sempre, avrebbe goduto della pensione della madre e, probabilmente, anche della sua invalidità.

Un caso non unico, come sottolineato dal vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali Pinuccia Prandina, che ha spiegato: “A versare in questa situazione non sono in molti, ma i loro debiti sono sostanziosi”.

È stato poi comunicato dal sindaco Juri Imeri che nel periodo di commissariamento, il Comune di Treviglio, ha ereditato due appartamenti adibiti a uffici, uno di 100 e l’altro di 73 metri quadrati, posti al primo piano dello stabile di viale Oriano 20. Il benefattore, il cui nome verrà ricordato su di una targa, è Cornelio Giacomo Radaelli.

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