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Il Nobel a Bob Dylan che ci ha liberato la mente

Corrado Spotti, grande esperto e critico musicale, commenta il Nobel per la Letteratura assegnato a Bob Dylan.

Corrado Spotti, grande esperto e critico musicale, commenta il Nobel per la Letteratura assegnato a Bob Dylan.

Su Bob Dylan adesso scoppierà la verbosità di tutti e persino il reducismo, compreso quello locale. Meglio essere sintetici ed evitare troppe celebrazioni.

La definizione migliore del significato della sua opera l’ha data qualche anno fa Bruce Springsteen: “Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan la mente”. Non c’è molto di più da dire, in fin dei conti.

La sua liberazione è stata una liberazione del linguaggio perché Bob Dylan non si è limitato a riempire di idee e contenuti il secchiello della cultura rock. Dalla metà dei Sessanta, a tutti quelli venuti dopo ha dato un nuovo strumento di narrazione. In questo senso la sua influenza è da considerare enorme. Nel rock prima c’era Be Bop a Lula, o poco più. Lui, raccogliendo la poetica beat, ha saputo evolvere lo stile folk dei suoi esordi, virandolo nella dimensione elettrica e caleidoscopica della musica dei giovani Sixties.

Un linguaggio personale e unico che si è fatto universale: non casualmente l’artista tende a destrutturarlo in ogni concerto, reinventando testi e metriche, melodie e accenti, eludendo le semplificazioni del consumo pop.

E anche un linguaggio paradigmatico che negli ultimi cinquant’anni ha costretto l’industria culturale a cercare inesauribilmente “il nuovo Bob Dylan” all’inarrivabile fine di un arcobaleno.

L’odierno riconoscimento giunge con un clamoroso e colpevole ritardo, giustificabile forse solamente con la frequentazione dell’artista dell’ambito musicale. E viene    quasi da dire che arriva post mortem. Non in termini biologici, beninteso. A Bob Dylan auguriamo ovviamente lunga vita. Però, se di quella impronta artistica rimane ancora qualche traccia nella società odierna, resta poco di quel milieu culturale che l’aveva generata. Quell’insieme di speranze, forse anche ingenue, che sembravano garantirci un mondo migliore. Difficile immaginarsi tempi di nuovi diritti civili o di allargamento della democrazia. Ma anche qualcosa di meno ambizioso, come solamente una vita più serena.

Oggi la risposta, come sempre, corre nel vento. E’ però un vento dannatamente gelido. Quella società occidentale che guardava avanti ha lasciato il posto a un mondo ripiegato su se stesso nel quale è difficile trovarsi a proprio agio.

Infine una notazione vagamente paradossale: nel giorno della sua santificazione accademica Bob Dylan si trova associato al nome di Nobel. Chi l’avrebbe mai detto? Il paladino dell’America antibellicista con l’inventore della dinamite…

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