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Programmi tv e ricorsi per le pensioni: ecco cosa è corretto e cosa no

I sindacati dei pensionati mettono in guardia: da diversi programmi tv giungono appelli diretti ai pensionati con l’invito a presentare ricorso all'Inps al fine di poter ottenere adeguamenti della loro pensione. Non tutto è giusto

In questi giorni da diversi programmi tv nazionali giungono speciali appelli diretti ai pensionati con l’invito a presentare ricorso all’Inps al fine di poter ottenere adeguamenti della loro pensione. Sono state molte le telefonate e le richieste di informazioni arrivate anche martedì negli uffici dei sindacati dei pensionati di Bergamo.

Alcuni di questi appelli tv, come quello di “Mi manda Rai 3” del 4 ottobre, sono sorretti da ragionamenti utili ed evitano di promettere assurdità. Per altre trasmissioni, invece, non è accaduto lo stesso. Per questo motivo Marcello Gibellini di Spi Cgil, Onesto Recanati di Fnp Cisl e Sebastiano Testa di Uilp Uil di Bergamo hanno ritenuto opportuno puntualizzare alcune questioni: “Nella sua edizione del 10 ottobre, ‘Striscia la notizia’ ha lanciato un appello che contiene anche qualche falsità, oltre a promettere cose che oggi non esistono, pur restando opportuna l’indicazione di fare ricorso. Tentiamo, dunque, di fare un po’ d’ordine”.

“Nel 2011 il Governo Monti ha bloccato per il 2012 e il 2013 la rivalutazione di tutte le pensioni superiori a 3 volte il minimo” spiegano i tre sindacalisti. “Quindi, chi aveva una pensione allora superiore a 1.405 euro lordi mensili non ha ottenuto l’adeguamento che nel periodo è stato pari circa al 5,7%. Si è pertanto realizzata una diminuzione di fatto appunto del 5,7%”.

A seguito di alcune pronunce di Tribunali, proseguono i sindacati “la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittima la norma del blocco governativo”.

Quindi, il Governo Renzi, oggi in carica, ha emanato nel maggio del 2015 un decreto legge (n. 65/2015) che, a suo giudizio, rispetta la sentenza della Corte, “prevedendo qualche arretrato e operando qualche piccola rivalutazione per le pensioni comprese tra i 1.502 e i 3.005 euro lordi mensili, al valore attuale. Nulla, invece, per quelle superiori”.

Secondo molti, e Cgil Cisl e Uil sono tra questi, “questo decreto non è molto coerente con la sentenza della Corte. Per questo abbiamo promosso alcune cause che stanno andando avanti. Ci risulta che alcuni Tribunali abbiano già chiamato in causa di nuovo la Corte Costituzionale, come è necessario, affinché si pronunci. Noi speriamo ovviamente che la Corte ci dia ragione”.

Ma qui starebbe una delle falsità televisive: “Striscia la notizia sostiene che la Corte si sia pronunciata e che ora si tratti di andare a raccogliere il dovuto. Invece la Corte non si è ancora espressa, perciò nessuno sa ancora se c’è qualcosa da avere o meno”.

I sindacati dei pensionati hanno già da tempo invitato i loro iscritti e i pensionati interessati (quelli che erano già in pensione nel 2012-2013, e che oggi percepiscono una pensione che supera i 1.502 euro lordi al mese) “a promuovere istanze presso l’Inps di competenza al fine di interrompere i termini ed evitare che, qualora la Corte ci desse ragione, non si rischi di perdere qualche arretrato a causa della prescrizione. Lo stesso invito rivolgiamo anche oggi”.

Le sedi dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil in tutta la provincia di Bergamo sono come sempre a disposizione per l’assistenza dei pensionati che lo richiedessero (anche per i moduli per l’interruzione dei termini).

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