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Onde gravitazionali, il professor Balbi: “Si spalanca una nuova finestra dell’universo”

Amedeo Balbi, professore dell’Università di Roma Tor Vergata, spiega l'importanza della scoperta delle onde gravitazionali.

Tutti abbiamo sentito parlare della straordinaria scoperta delle onde gravitazionali, da quando, il 14 settembre 2015, l’antenna gravitazionale LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) ha rivelato per la prima volta in maniera diretta il passaggio di un’onda gravitazionale.

Una tematica di tale importanza non poteva certo mancare nella programmazione della XIV edizione di BergamoScienza! La conferenza “Onde gravitazionali” è stata la protagonista della mattinata di domenica 9 ottobre al Teatro Donizetti con Amedeo Balbi, dell’Università di Roma Tor Vergata, il fisico Renato Angelo Ricci, dell’Associazione BergamoScienza, e i tre fisici italiani Laura Cadonati, Eugenio Coccia e Adalberto Giazotto, appartenenti al team internazionale che, il 14 settembre 2015, ha scoperto e confermato sperimentalmente la teoria della relatività di Albert Einstein del 1916.

Abbiamo tutti sentito parlare di onde gravitazionali, ma forse l’argomento risulta ancora ostico e complicato ai più: così abbiamo intervistato il professor Amedeo Balbi, che ci ha spiegato in poche parole in cosa consistono le onde gravitazionali:

“Secondo la teoria della relatività generale di Einstein, la presenza di massa altera la struttura dello spazio-tempo: nelle vicinanze di una massa lo spazio si curva (un po’ come un telo di gomma teso su cui venga poggiato un oggetto pesante) e il tempo scorre più lentamente. In alcune circostanze, per esempio quando due corpi ruotano uno attorno all’altro, si vengono a creare delle onde gravitazionali, ovvero delle increspature nello spazio-tempo, che si propagano alla velocità della luce. Il loro passaggio può essere avvertito come una variazione nella distanza tra punti dello spazio (un po’ come il passaggio di un’onda nel mare fa cambiare la posizione tra due boe galleggianti)”.

Si tratta di una scoperta eccezionale che dà inizio ad una nuova era – quella dell’astronomia gravitazionale – e che conferma, per l’ennesima volta, la teoria della relatività di Einstein enunciata 100 anni fa: “C’è voluto un secolo per provare l’esistenza delle onde gravitazionali – spiega Balbi – perché la gravità è un’interazione estremamente debole e perché la deformazione dello spazio causata dal passaggio di un’onda gravitazionale è davvero lievissima, anche quando a produrla sono masse gigantesche. Basti pensare che la collisione tra i due grandi buchi neri che ha generato l’onda rivelata da LIGO ha fatto ‘vibrare’ i bracci dell’antenna, lunghi 4 chilometri, di una quantità minuscola, inferiore al diametro di un protone. Adesso che si è iniziato a osservare le onde gravitazionali, si spalanca una nuova finestra dell’universo, un po’ come quando Galileo guardò per la prima volta nel cannocchiale. Vedremo cose che ci aspettiamo di vedere, ma anche, molto probabilmente, fenomeni che non ci aspettiamo. E da queste possibili sorprese, magari, ci verranno indizi che porteranno a modificare la teoria della relatività generale, che fino ad ora non ha dato cenni di cedimento nonostante sia ormai centenaria”.

Le scoperte sono state fatte nell’ambito di una collaborazione internazionale e l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nella ricerca delle onde gravitazionali, “fin da quando, negli anni ’60, – continua il professore romano – Edoardo Amaldi pensò con grande lungimiranza di aprire nel nostro paese questo filone di ricerca, formando una nuova generazione di ricercatori che ha costituito il nucleo da cui è scaturito tutto ciò che è stato fatto nel campo nei decenni successivi — tra cui naturalmente l’esperimento Virgo. Quindi direi che l’Italia continuerà ad avere una posizione di punta in questo campo anche in futuro”.

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