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Tiepolo, il genio del secolo: i suoi capolavori in dialogo con la quotidianità

In mostra, fino al 28 ottobre, 14 dipinti di alcuni tra i più importanti nomi del Settecento veneto, tra cui due grandi tele di Giambattista Tiepolo e due dipinti del figlio Giandomenico, oltre a una serie di disegni e incisioni del "maestro della luce" veneziano.

“Una mostra molto impegnativa, organizzata in quattro mesi e legata a una campagna di restauri importanti”, così l’ha definita Angelo Piazzoli presentando alla stampa l’articolata rassegna, che apre venerdì 7 ottobre al pubblico, “Tiepolo, genio del secolo – il Settecento dei protagonisti”.

In mostra, fino al 28 ottobre, 14 dipinti di alcuni tra i più importanti nomi del Settecento veneto, tra cui due grandi tele di Giambattista Tiepolo e due dipinti del figlio Giandomenico, oltre a una serie di disegni e incisioni del “maestro della luce” veneziano.

I curatori Angelo Piazzoli e Giovanni Carlo Federico Villa, docente all’Università di Bergamo e direttore scientifico della Pinacoteca civica di Vicenza, hanno scelto una rosa di opere delle collezioni dei musei vicentini che tracciano un percorso d’eccellenza attraverso il Settecento veneto, una sintesi espressiva ed emozionante di quella “grande storia” che, hanno sottolineato, “desideriamo possa tornare ad essere presente nell’immaginario del pubblico contemporaneo”.

E l’effetto scenografico è assicurato: entrando nel salone centrale della Banca lo sguardo è subito attratto e sedotto dagli azzurri tersi e frementi del Tiepolo. “La Verità svelata dal Tempo”, vasta tela originariamente pensata come una grandiosa decorazione a soffitto per una proprietà nobiliare vicentina, apre un sipario di luce di sublime orchestrazione cromatica, mentre ai lati della sala si guardano due grandi pale d’altare, di sapore tardobarocco ma con accenti di drammatico, toccante realismo.

Si tratta dell’ “Estasi di San Francesco” di Giambattista Piazzetta e dell’Immacolata Concezione del Tiepolo, entrambi realizzati per la chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Vicenza, dei quali Villa parla con vivo entusiasmo: “Il massimo capolavoro del ‘700 barocco e uno dei grandi capolavori della pittura rococò veneziana, concepiti per una chiesa che a sua volta è un capolavoro di Gaurino Guarini: portare due grandi pale di questo tenore nell’atrio di una banca ha un significato molto importante, toglie aura all’opera d’arte e la rimette in dialogo con i cittadini. Ci interessa riportare i nostri capolavori in un contesto di quotidianità”.

Louis Dorigny

Al piano alto il percorso si snoda cronologico tra opere variamente rappresentative di un’epoca inquieta e nient’affatto omogenea sul piano delle istanze formali e anche per questo di particolare interesse per gli accostamenti che vengono qui proposti lungo la balconata, da Louis Dorigny, a Sebastiano e Marco Ricci, a Francesco Alviani, Luca Carlevarijs, Giambattista Pittoni.

Un’attenzione a se meritano i disegni a inchiostro di Tiepolo, tra cui alcune gustose caricature di personaggi visti di schiena, e le acqueforti che furono pubblicate postume, a soggetto fantasioso e popolare, tra fauni, maghi, ninfe e rovine antiche. Non mancano due tele e tre acqueforti di Giandomenico Tiepolo, del quale Villa rileva “il fortunato e raro caso di un figlio che riesce a eguagliare e in qualche caso a superare il padre”.

“Abbiamo voluto raccontare il Settecento a partire dai tre capolavori posti in ingresso, salire le scale e mostrare come nasce il grande vedutismo veneto – continua Giovanni Villa – attraverso Sebastiano e Marco Ricci prima e Luca Calevarijs poi, l’innesto della pittura profana, i primi disegni del Tiepolo, le opere per lui privatissime che sono le acqueforti, e finire con Giandomenico Tiepolo che ci rappresenta la fine di un’epoca, che si spegne con l’immagine delle maschere nel quadro del Ceruti detto il Pitocchetto“.

Valore aggiunto della mostra sono i testi critici di Giovanni C.F. Villa e di Simone Facchinetti pubblicati nel pregevole catalogo (in distribuzione gratuita): un excursus ragionato e appassionante attraverso i pezzi in esposizione e il linguaggio dei protagonisti del Settecento pittorico veneto, con un focus sulle opere di Tiepolo nel territorio bergamasco.

Giambattista Piazzetta

La mostra, dedicata alla memoria della restauratrice Eugenia De Beni recentemente scomparsa, di cui in catalogo è pubblicato un acuto intervento sulla tecnica pittorica del Tiepolo, sarà affiancata da una serie di incontri: giovedì 13 ottobre (ore 18) concerto con musiche di Vivaldi, Cecere, Giuliano, Scarlatti e giovedì 20 ottobre (ore 18) lezione di Giovanni C. F. Villa con accompagnamento della musicista Camilla Finardi (entrambi gli eventi si terranno nel salone principale del palazzo); sabato 15, 22, 29 ottobre si prevedono visite guidate in Duomo e in cappella Colleoni per ammirare i Tiepolo ivi ospitati; domenica 23 ottobre dalle 9.30 alle 14.30 in banca annullo filatelico speciale di cartoline tematiche a tiratura limitata.

Nella sala consiliare del Credito Bergamasco sono inoltre esposti, fino al 6 novembre, due dipinti di Giovan Paolo Cavagna e due di Giovan Battista Moroni il cui restauro è stato recentemente ultimato a cura del team di restauratori che da anni opera per la Fondazione Creberg.

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