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Berlino, la City, la Svezia: ciao Bergamo il nostro mondo ora è qui

Paolo Berizzi sulla Repubblica racconta i giovani bergamaschi che hanno lasciato la loro città per incontrare il mondo.

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Paolo Berizzi sulla Repubblica racconta i giovani bergamaschi che hanno lasciato la loro città per incontrare il mondo.

Lo sanno anche a Buckingham Palace che i bergamaschi sono “musoni e gran lavoratori”: tra i dipendenti addetti alla manutenzione della residenza reale c’è un giovane di Verdellino, 8mila anime nella pianura orobica. Nel Regno Unito è in folta compagnia, perché di emigrati cresciuti nella provincia della “città dei Mille” ce ne sono 6mila (5 mila solo a Londra). Chiaramente non tutti sono iscritti all’Aire, nella cui graduatoria Bergamo occupa la terza posizione in Lombardia: 6.800 espatriati iscritti nel registro dei residenti all’estero in rapporto a una popolazione di 119.381 abitanti. Bergamo-Londra. Ma anche Berlino, Monaco, Parigi, Madrid, Punta Del Este.

Espatriano molto i bergamaschi, lasciano la loro ricca città a conferma che sì, esiste anche un’emigrazione per opportunità e per crescita. Non solo per necessità. «Sono arrivata a Berlino nel 2007 — racconta Roberta Annecchino, 39 anni, dj, laurea al Dams, padre cardiochirurgo, un figlio di 4 anni che si chiama Rocco — Perché ho fatto le valigie? Cercavo una dimensione all’avanguardia che non trovavo a Bergamo e nemmeno a Barcellona, dove ho vissuto un anno. A Berlino c’è tutto quello che mi interessa: uno stile di vita alternativo, attenzione e connessione con la natura, musica elettronica, meditazione».

La vita berlinese di Roberta è fatta di molte cose e luoghi diversi: si divide tra la casa in Paul-Linc-ke-Ufer e un carrozzone del circo che ha acquistato e parcheggiato in un maneggio nel bosco a un’ora dalla città. «Bergamo è bellissima ed è un posto perfetto per tornarci ogni tanto. Ma Berlino è mondo». La sera suona nei locali, di giorno lavora al digital download Beatport e appena può si chiude in una falegnameria che realizza strutture per i kindergarten, le scuole per l’infanzia create dal pedagogista tedesco Friedrich Froebel.

Sono più che altro storie al rialzo quelle dei bergamaschi che si sono trasferiti oltre confine.

Da Nord a Sud. Ad Altea, provincia di Alicante, comunità autonoma Valenzana, nel forno del suo locale “Costa d’Altea” Gilberto Bresciani sforna pizze di cui i turisti del Nord Europa vanno ghiotti. «Servo anche i casoncelli — piatto tipico della cucina bergamasca — Gli svedesi impazziscono». Bresciani è arrivato in Spagna 18 anni fa con la moglie Vicenta. Iscrizione all’Aire, lavoro sotto titolare e poi, tre anni fa, l’apertura del ristorante. «Sto bene. Vivo a 50 metri dal mare in un paese dove, su 24mila abitanti, metà sono stranieri. Di Bergamo mi manca la famiglia e l’Atalanta, che seguo in tv. Ma non ci tornerei».

Un altro che al rimpatrio non ci pensa proprio è Emanuele Crotti, ancora Berlino. È conosciuto come “la guida punk”. Con il suo “Berlin&out” organizza visite underground.

Eccoli i giovani che emigrano in cerca di nuove opportunità. Un «trend molto negativo» ragiona Gaetano Calà, direttore dell’Associazione nazionale famiglie emigrati. Ma molti sono felici. Carlo P., bergamasco, 32 anni, broker, lavora nella City. «Due anni qui e mi auguro di restarci almeno altri venti.

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