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Sono 5mila i bergamaschi a Londra: “Ma le liste shock per Brexit non ci preoccupano”

La proposta shock del Ministro degli Interni britannico Amber Rudd alle aziende di stilare una lista dei propri lavoratori con tanto di nazionalità non ha spaventato i bergamaschi a Londra: "Ci apprezzano perchè siamo dei gran lavoratori".

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“Troppi lavoratori e studenti stranieri che tolgono spazio a quelli britannici”: l’uscita shock del Ministro degli Interni britannico Amber Rudd, che ha anche chiesto che le aziende stilino una lista divisa per nazionalità dei propri dipendenti, ha spiazzato un po’ tutti nel Regno Unito.

Un tentativo, forse, di indirizzare le scelte delle imprese ma che appare una sparata ancora più paradossale se si prende come modello Londra, capitale multiculturale, multietnica e cosmopolita governata da un sindaco musulmano.

La proposta si accoda alla scia delle iniziative che hanno preso piede dopo l’esito del referendum su Brexit ma non ha raccolto il favore degli industriali britannici, e di quelli della capitale in particolare, certi che una tale decisione metterebbe in enorme difficoltà, se non in ginocchio, l’economia.

Attualmente nel Regno Unito, da dati Aire, ci sono circa 6mila bergamaschi, soprattutto giovani, di cui 5mila a Londra: “In Gran Bretagna è vero che esiste questo problema legato all’immigrazione ma non è assolutamente collegato con gli italiani – rassicura il presidente dell’Ente Bergamaschi nel Mondo Carlo Personeni – Al contrario i nostri concittadini sono molto apprezzati, in particolare i professionisti, i medici e chi proviene da scuole professionali come elettricisti e idraulici: dai dati in nostro possesso sono pochissimi i bergamaschi disoccupati. Chi accetta leggi e convenzioni e si integra non ha alcun problema”.

Considerazioni confermate anche direttamente da Londra dove opera Comitato locale dell’Ente Bergamaschi del Mondo, presieduto da Radames Bonaccorsi Ravelli:Quando abbiamo sentito la notizia ci siamo messi a ridere – commenta – Mi sembra una cosa campata per aria che non trova alcuna corrispondenza con la realtà. La legge inglese impone rigidi paletti ai datori di lavoro, in particolare sulla retribuzione dei dipendenti e quindi non avrebbero alcuna motivazione di tipo economico per favore l’ingresso di lavoratori stranieri piuttosto che britannici. Le uniche discriminanti che vengono tenute in considerazione ai fini dell’assunzione sono la capacità di parlare un inglese di un certo livello e la voglia di lavorare e di mettersi a disposizione per migliorare l’azienda”.

Proprio grazie al circolo londinese, dal quale sono passati circa 300 bergamaschi, solo la scorsa settimana sono stati inseriti nella società altri quattro giovani, due architetti, un veterinario e uno studente.

La nostra fama di gran lavoratori è arrivata anche nella City – aggiunge Bonaccorsi Ravelli – Chiunque la dimostri non ha difficoltà ad essere assunto: abbiamo dipendenti e imprenditori in ogni settore, dalla ristorazione all’edilizia, tanti professionisti, medici, una psicologa, persino un dipendente di Buckingham Palace è figlio di una donna di Verdellino”.

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