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Il caso Crespi d’Adda al centro di un convegno in Parlamento foto

"Il Patrimonio industriale in Italia, da spazi vuoti a risorsa per il territorio". Si chiama così il convegno, voluto e promosso dalla Senatrice del M5S Michela Montevecchi, che si terrà nella mattinata di venerdì 7 ottobre a Roma e dove si porterà l'esempio del villaggio operaio

“Il Patrimonio industriale in Italia. Da spazi vuoti a risorsa per il territorio”. Si chiama così il convegno, voluto e promosso dalla Senatrice del Movimento 5 Stelle Michela Montevecchi, che si terrà nella mattinata di venerdì 7 ottobre a Roma, nella Sala della Regina a Palazzo Montecitorio.

Il convegno prende spunto dall’indagine conoscitiva sul patrimonio culturale in stato di abbandono promossa dalla Senatrice all’interno della Commissione Cultura al Senato, che ha portato alla creazione di una vera e propria “mappa dell’abbandono”. Un’indagine che parte da una convinzione: quella che sia assolutamente necessario mappare il patrimonio culturale abbandonato per avviare una seria strategia di recupero, valorizzazione e restituzione dei beni alla collettività, nonché per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Al centro del convegno, coordinato dalla dottoressa Simona Politini, esperta del settore e presidente dell’Associazione Archeologiaindustriale.net, l’esempio del Villaggio Operaio di Crespi d’Adda e della sua fabbrica: 135mila metri quadrati di spazio e storia in attesa di essere riutilizzati.

A parlare per primo sarà l’architetto Mauro Piantelli, incaricato del progetto di recupero della fabbrica; segue l’intervento di Giorgio Ravasio, presidente dell’Associazione Crespi d’Adda, che parlerà dell’importanza della memoria per dare un senso ai luoghi dell’industria. Una sorta di viaggio nei passaggi fondamentali della storia del villaggio: dalla fondazione al riconoscimento del sito come Patrimonio dell’Umanità Unesco, fino ai giorni nostri.

“Crespi d’Adda è un esperimento industriale e sociale che non ha avuto ancora termine e che continua ancora oggi a produrre paesaggi architettonici e umani – afferma Ravasio -. Il maggior rischio per il villaggio è quello che ci si dimentichi della sua gloriosa storia e delle fondamenta sulle quali è stato costruito; di cosa questo luogo ha rappresentato negli anni in cui è stato il motore trainante del nostro territorio e che l’Unesco ha riconosciuto nel 1995, quando lo stabilimento era ancora in funzione, come luogo esemplare del binomio vita-lavoro”.

Dopo le lunghe ed estenuanti trattative tra il Comune di Capriate San Gervasio e il gruppo Percassi, il futuro dell’ex cotonificio potrebbe delinearsi entro il mese di novembre, quando il giorno 7 verranno presentati i documenti definitivi del nuovo Piano Particolareggiato Partecipato (leggi), al quale prendono parte i cittadini, le imprese e gli amministratori, anche dei paesi limitrofi: “Sono una straordinaria opportunità di sintetizzare i punti di vista di tutti i soggetti del territorio e permettere ai tecnici incaricati di porre le basi per una soluzione urbanistica che contemperi le esigenze di rilancio e di tutela del nostro piccolo paese, che ha assoluta necessità di un futuro all’altezza della sua storia”, commenta Ravasio. Ora non resta che attendere un verdetto.

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