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Crisi di vocazioni religiose, dopo 142 anni i Gesuiti lasciano Bergamo

Domenica 23 ottobre i Gesuiti restituiranno la chiesa di San Giorgio alla parrocchia. Le parole del superiore Diego Brunello e il ricordo dell'incontro con Papa Giovanni XXIII

Una storia lunga 142 anni giunta ormai al termine: domenica 23 ottobre i Gesuiti lasceranno Bergamo restituendo la chiesa di San Giorgio alla parrocchia. Il resto del complesso, un’area di circa 1.500 metri quadrati situata tra le vie San Giorgio e Quarenghi, resterà di loro proprietà. Nell’oratorio continuerà a lavorare la onlus “La fabbrica dei sogni”, che dal 2000 apre le porte a oltre 140 bambini di differente etnia e religione aiutandoli nel loro percorso di integrazione; mentre nel convento proseguirà il lavoro dell’associazione di promozione sociale “Comunità e famiglie” di Milano.

Stando ai numeri riportati sul sito gesuiti.it, sono all’incirca 440 i Gesuiti in Italia. L’ordine, al quale appartiene anche Papa Francesco, è presente in 60 comunità distribuite in tutto il Paese. Attraverso un rapido calcolo, si scopre che in media contano 7 religiosi ciascuna, dei quali soltanto 5 sono sacerdoti. Gli altri o sono “fratelli” o sono in formazione. La crisi delle vocazioni, evidentemente, non ha risparmiato nemmeno la città di Bergamo, dove ne sono rimasti due: il superiore Diego Brunello, vicentino, 86 anni, e Luigi Rossini, lecchese, che di anni ne ha 89. Per questo motivo padre Claudio Barretta, viceprovinciale dell’ordine, aveva scritto al vescovo di Bergamo per avvertirlo dell'”impossibilità di venire incontro alle esigenze dei confratelli progressivamente più anziani”. I Padri dovrebbero comunque continuare a supervisionare il tutto e fornire il loro contributo a distanza.

“Dando un rapido sguardo a questo lungo cammino è soprattutto doveroso fare una cosa: ringraziare”, si legge in una nota scritta dal superiore Diego Burnello, che inizia il suo racconto partendo dal 9 dicembre 1874, data in cui un gruppo di 4 Gesuiti entrò per la prima volta in San Giorgio guidato da Padre Giovanni Mai, per circa vent’anni il superiore di quella prima esperienza. “Pur accettando l’officiatura della Chiesa di San Giorgio dal parroco di Sant’Alessandro, l’ordine mirava soprattutto alla formazione cristiana della gioventù”. Ragion per cui: “l’attività che caratterizzava la residenza dei Padri Gesuiti a Bergamo non era tanto quella culturale o sociale, ma quella educativa nell’oratorio, supportata dall’opera di alcuni padri impegnati nella predicazione di esercizi spirituali, nei ritiri, nelle confessioni e nell’apostolato della preghiera”.

Poi, “una volta venute meno le forze per un’autentica attività formativa spirituale al Centro Giovanile, si rimediò con la disponibilità ad accogliere associazioni impegnate nella promozione umana all’interno del quartiere”.

Momento miliare nella storia della Compagnia cittadina, l’incontro con Papa Giovanni XXIII: “Proprio per dimostrare la primitiva finalità della presenza dei Padri a Bergamo, ricordiamo il primo incontro di Papa Roncalli con il Padre Generale dei Gesuiti: nella sua amabile conversazione piena di ricordi, il Papa a un certo punto chiese quante vocazioni Bergamo aveva dato alla Compagnia di Gesù. Da una rapida verifica fatta dall’allora archivista Padre Lorenzo Saggin, risultò che erano più di 220″. Ma erano altri tempi.

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