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Aperta la causa di beatificazione per Jacques Hamel, il prete francese di 86 anni sgozzato dai terroristi islamici

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Il 2 ottobre 2016 si sono riaperte le porte della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen in Normandia, dove il 26 luglio 2016 è stato sgozzato dai terroristi islamici Jacques Hamel, un prete di 86 anni.

Al termine della Messa mons. Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen, annuncia che Papa Francesco ha dato il suo assenso all’apertura della causa di beatificazione del sacerdote. Di solito i processi di beatificazione non possono iniziare prima di cinque anni dalla morte. Ai giornalisti – come ha confermato il Papa alla stampa sull’aereo che lo riportava a Roma dall’Azerbaigian – mons. Lebrun spiega: «È eccezionale, è un gesto di consolazione e di impegno di fronte ai parrocchiani che avevano espresso la domanda al Papa durante l’udienza il 14 settembre a Roma».
Prima della Messa – alla quale hanno partecipato un migliaio di persone all’interno e all’esterno dell’edificio – l’arcivescovo compie un rito di purificazione «per lavare ciò che è stato macchiato dalla violenza», asperge i muri, il pavimento e l’altare – che i due giovani assassini hanno colpito più volte con il coltello -, il cero pasquale, un rosario dalla statua della Vergine. Lebrun spiega che la cerimonia di riparazione è importante per domandare perdono «per tutti i peccati del mondo, per i propri peccati e per tutti gli altri: i cristiani non possono domandare perdono per gli altri se non domandano perdono per se stessi».

Alla cerimonia assistono alcune autorità e musulmani della vicina moschea. La tomba di padre Hamel, sulle colline di Rouen, è diventata un luogo di pellegrinaggio per cristiani e musulmani. Molti islamici si sono stretti ai cristiani nel dolore e nella condanna della violenza in nome di Dio.
«Quanto mi piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: uccidere nel nome di Dio è satanico!». Lo aveva ripetuto Papa Francesco alla Messa del 14 settembre 2016 in suffragio di Jacques Hamel, che ha definito «martire e beato». Nell’omelia aveva detto: «Nella croce di Gesù Cristo, nella croce della Chiesa di oggi capiamo il mistero di Cristo, un mistero di annientamento e di vicinanza a noi. Lui essendo nella condizione di Dio, dice Paolo, “svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini. Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2,5-11). Questo è il mistero di Cristo».
Facendo riferimento a padre Hamel, Papa Francesco dice: «Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù primo martire, primo che dà la vita per noi, e da questo mistero di Cristo incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi. I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè “Fate sacrifici ai nostri dei”, e quando non li facevano, quando rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi».
Riformula una convinzione che ripete da tempo: «Oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani dei primi tempi. Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati, perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia arriviamo fino al nostro padre Jaques. Lui fa parte di questa catena di martiri, cristiani che oggi soffrono il carcere o la morte o le torture per non rinnegare Gesù e fanno vedere la crudeltà di questa persecuzione».
Papa Bergoglio definisce Hamel un «martire» del nostro tempo e la crudeltà di imporre l’apostasia come «satanica». Chiede: «Quanto piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: uccidere nel nome di Dio è satanico! Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione. Quest’uomo ha accettato il suo martirio con Cristo sull’altare. Mi fa pensare tanto il fatto che nel momento difficile che viveva, la tragedia che vedeva venire, quest’uomo buono non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome di questo assassino. Ha detto chiaramente: “Vattene Satana!”. Ha dato la vita per noi, per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare. E da lì ha accusato l’autore della persecuzione, vattene Satana!».
Proprio in quei giorni era uscita una rivista carica di odio e di minacce. «Rompi la croce, Break the cross». La copertina mostra un estremista del sedicente Stato Islamico che, bandiera del Califfato in spalla, sul tetto di una chiesa spezza una croce. Papa Francesco è indicato come «il nemico». Pagine intrise di odio e di orrore della rivista mensile della «guerra santa» che proclama: «Tra questa pubblicazione e il prossimo massacro che verrà eseguito contro di loro dai soldati nascosti del Califfato – ai quali viene ordinato di attaccare senza ritardi – i crociati possono leggere perché i musulmani li odiano e li combattono».
I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Jacques Hamel è il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli. La mattina del 26 luglio 2016 questo prete di 86 anni celebrava Messa ed è stato sgozzato da due sicari giovanissimi, estremisti che avevano giurato fedeltà allo Stato islamico. Il suo sangue si mescola con quello dello sterminato numero dei cristiani martiri.
Ora che il Califfato è stretto d’assedio e perde terreno in Medio Oriente, i criminali alzano il tiro. Tanto più che l’estate 2016 ha segnato il punto di svolta con la presenza dei musulmani alle Messe di domenica 31 luglio, in Francia e in Italia, come gesto di solidarietà verso i cristiani e di condanna della violenza terroristica.

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