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Anche le pietre suonano, un sortilegio che ha stregato il pubblico fotogallery

Che le pietre producessero un suono quando vengono percosse è noto a tutti, ma che lune pietre potessero essere protagoniste di un concerto, alla pari di uno strumento musicale, è ignoto per gran parte degli appassionati di musica jazz.

Ebbene, sabato 1° ottobre le pietre hanno diviso da protagoniste la scena musicale con pianoforte, un sax soprano e un duduk (una sorta di piccolo flauto, di origine armena).
All’Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano, nell’ambito della rassegna Atelier Musicale, si è consumato il sortilegio che ha stregato il pubblico con suoni e ritmi inusuali.

Tutto nasce in Sardegna dove un certo Pinuccio Sciola, scomparso da più di un anno, sviluppò e applicò l’idea delle pietre musicali, che furono suonate per la prima volta dal percussionista svizzero Pierre Favre al festival di Berchidda, ideato e diretto da Paolo Fresu.

La pietra produce un suono se sollecitata da un archetto. Ogni pietra emana suoni diversi in funzione della sua composizione e delle sue dimensioni. Ecco allora che sulle improvvisazioni jazz il sound delle diverse pietre allineate su un bancone intrecciano quello degli altri strumenti presenti sulla scena.

Una volta era lo stesso Pinuccio Sciola ad estrarre con l’archetto la voce delle pietre vibranti. Dopo la sua prematura scomparsa, ora è la figlia Maria a rivestire questo ruolo. Sabato a Milano Maria ha incontrato tre ospiti, e che ospiti, e insieme hanno costruito le loro inedite esibizioni.

Si tratta di artisti che stanno al di fuori degli stili, a cominciare da Giovanni Murgia. Murgia, musicista trasversale per formazione, dalle inconfondibili radici musicali sarde, ha duettato con sapiente sincronia ed intensità con le pietre di Maria, non solo con sax e duduk, ma anche con la sua voce: un “cantu” a tenore nel ruolo di “bassu”.
Rita Marcotulli, tra i più bei nomi del pianismo europeo, ha tirato fuori dal suo repertorio improvvisativo linguaggi musicali contemporanei che si sono rapportati con le sculture con incredibile facilità.

Infine il duetto straordinario con un altro pianista di grande personalità artistica che fa parte a tutti gli effetti della storia del jazz, Enrico Intra. Musicista multiforme ed eclettico, ha dimostrato di saper conversare con naturalezza con i riverberi incantati delle pietre, da cui ha tratto ispirazione.

Grandi applausi finali per un concerto seducente e insolito anche nel versatile panorama jazzistico. Un pizzico di commozione nel ricordare Pinuccio Sciola e le opere del suo ingegno.

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