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Treviglio, il capitano dei carabinieri Papasodaro promette: “Più vicini ai cittadini”

Il nuovo comandante della compagnia di Treviglio si presenta: "Opererò in continuità con chi mi ha preceduto: la prossimità di un carabinieri si dimostra anche attraverso un contatto al di fuori del canale operativo e investigativo".

Primo incontro con la stampa per il nuovo capitano dei carabinieri al comando della Compagnia di Treviglio, il dottor Davide Onofrio Papasodaro. 

Dopo aver avuto a rapporto i comandanti delle diverse stazioni del territorio, dall’ufficio che occupa dallo scorso lunedì 19 settembre, giorno in cui si è insediato ufficialmente, Papasodaro, 39 anni ma con alle spalle una già ventennale carriera nell’Arma scandita da 13 trasferimenti lungo lo stivale, ha subito colto l’occasione per sottolineare, oltre che l’ottimo lavoro svolto dal suo predecessore Antonio Berardi, anche la presenza attiva sul territorio della sua squadra. 

L’Ufficiale, che nonostante la giovane età vanta tra le onorificenze la Medaglia d’Argento di Lungo Servizio nell’Arma dei Carabinieri e la Medaglia di Bronzo al Merito di Lungo Comando, avrà dunque il compito di coordinare i suoi oltre 200 carabinieri e le 13 stazioni (oltre al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia, componente operativa e investigativa di riferimento del Reparto) nei 52 territori della Bassa.

papasodaro

“Un impatto significativo – ha commentato il suo nuovo incarico – ma, ancora, non mi sbilancio. Continuerò l’opera di chi c’è stato prima, cercando di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica a 360° gradi sul territorio a favore delle comunità e dei suoi cittadini, nel solco secolare dell’Arma nell’operare ‘tra la gente, per la gente e con la gente'”.

“Vorrei – ha poi evidenziato il capitano – che passi il messaggio per cui la Compagnia è un’area organizzativa omogenea che, all’unisono, si esprime per rappresentare sul territorio quelli che sono i valori di sicurezza e legalità”. 

A questo viaggia in parallelo la necessità, da parte di Papasodaro, di ripristinare quel concetto di “vicinanza” con il cittadino: carabinieri sì, dunque, ma senza limitarsi al mero ruolo muscolare e repressivo della divisa. “La ‘prossimità’ di un carabiniere – ha aggiunto il capitano – si dimostra anche attraverso un contatto al di fuori del canale operativo e investigativo”. 

Ed ecco la proposta: “Al fine di lanciare un messaggio di vicinanza da parte dell’Arma, soprattutto rivolto ai giovani, verranno organizzate delle conferenze che, in collaborazione con alcuni sindaci della zona, svolgeremo, oltre che nelle scuole, anche nei diversi centri di aggregazione come oratori e centri frequentati da anziani. È utile che non vi sia della ritrosìa da parte dei cittadini, per i quali andrebbe valorizzato il concetto di sicurezza partecipata”.

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