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L’ultimo disco di Nick Cave: tragedia, oscurità e dolore non sempre convincono

"Skeleton tees" è musicalmente un saliscendi emozionale, un disco fatto di alti e bassi. Forse non tra i più riusciti dell'artista australiano, anche se a volte sorprendente

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema;
** se non ho proprio altro da ascoltare….
*** in fin dei conti , poteva essere peggio
**** da tempo non sentivo niente del genere
***** aiuto! non mi esce più dalla testa;

ARTISTA: Nick cave
TITOLO: Skeleton trees
GIUDIZIO: **1/2

Nick Cave è uno dei miei artisti preferiti, uno di quelli a cui sono più affezionato e per cui provo maggiore stima. Il perché è presto detto: i suoi non sono mai dischi di routine, il suo approccio non è mai superficiale, la sensazione è sempre stata quella di trovarmi di fronte ad un artista completo, capace di emozionare.

La sua produzione, sino ad oggi, è sempre stata di elevato livello, libera da qualsiasi condizionamento di mercato. Oggi è considerato un artista di culto, una sorta di intoccabile e la fama raggiunta, seppur non così vasta, credo sia del tutto meritata. Alcuni suoi lavori come Murder Ballads, piuttosto che Push the Sky Away sono tra i miei preferiti in assoluto nel contesto sonoro in cui mi muovo e, ancor oggi, continuo ad ascoltarli ancora con grande piacere e anche un po’ di commozione (non tanta ma un po’ si).

Questo album nasce in circostanze particolari: benché molte sue canzoni siano state composte prima della tragedia famigliare della morte del figlio Arthur è indubbio che l’intera atmosfera dei disco risenta profondamente dell’evento luttuoso per me anche in maniera fastidiosa.

Cerco di spiegare il mio punto di vista: quale conseguenza della perdita le nuove canzoni affrontano il tema del dolore, quello più intimo, quello più lacerante.

Altri artisti l’hanno fatto nel passato e spesso la circostanza ha prodotto alcuni buoni risultati (Tears in Heaven di Cleptoniana memoria) e pur essendo ciò anche vero non basta a giustificare, dal mio modo di vedere, la scelta. Un conto è il Tonight’s the Night di Neil Young registrato in presa diretta in una notte quale conseguenza di un lutto di una persona vicina e che quindi ha vissuto dell’emotività del momento, un conto è un’opera pensata, progettata e prodotta, secondo le normali logiche discografiche che utilizza un fatto intimo e doloroso. Insomma la scelta non mi ha convinto.

Vero che l’artista ha sempre avuto un certo gusto per la tragedia, per l’oscurità, per il dolore, ma precedentemente tutto ciò avveniva attraverso l’osservazione del mondo esterno e non dalla constatazione della realtà personale, famigliare.

Al netto di tutto questo Skeleton tees è, musicalmente, un saliscendi emozionale, un disco fatto di alti e bassi, non tra i più riusciti di Nick Cave, anche se a volte sorprendente. In generale nulla di nuovo, ma il disco annovera 7 “non canzoni” lente, talvolta impalpabili, dove i suoni vagano in alcuni casi senza un filo logico, e nei quali il contributo sonoro dei Bad Seeds diventa rispetto al passato di secondo piano, rappresentando esclusivamente il mezzo di un supporto funzionale al racconto del dolore.

Sono composizioni nelle quali l’artista più che cantare si limita a recitare in un contesto sonoro spettrale, pieno di elettronica, nell’assenza del benché minimo ritmo, grazie soprattutto all’influenza del polistrumentista Warren Ellis che ha introdotto quale elemento caratterizzante il sound, l’assenza pressoché completa di ogni chitarra a favore di sintetizzatori ed archi.

Le composizioni del disco sono generalmente ipnotiche, a volte attraenti, raramente seducenti. La struttura delle canzoni presenti richiama alcune cose passate di Lou Reed, quelle più astruse (Metal Machine Music, Street Hassle) mentre vi sono casi in cui è facile ritrovarsi in alcune atmosfere già percepite nell’ultimo album di David Bowie, Blackstar, come avviene in Jesus Alone; sono rare le occasioni nelle quali la fitta nebbia sonora si dirada magari grazie alla presenza di un effetto sonoro che sa molto di anni ’80 come in Rings of Saturn, un grande brano che potrebbe essere la risposta bianca a “Regulate” di Warren G o a qualche composizione di atmosfera, particolarmente riuscito, di qualche giovane rapper di colore di belle speranze.

Girl in Amber è New Age al 100% e, a seconda della prospettiva di ascolto, potrebbe essere un capolavoro o un brano buono di sottofondo mentre ci si fa una sauna, ma sono momenti perché poi tutto quanto c’è più di lugubre, di imprevedibile rispetto a qualsiasi logica discografica lo si riscontra, per esempio, nella successiva Magneto un brano di oltre 5 minuti, etereo, sconclusionato, basato tutto sul tentativo di suggestionare, così c’è chi lo considererà un grande brano e chi no, questione di punti di vista, dal mio un brano del tutto inutile.

Nonostante l’oscenità del titolo, Anthrocene è più riuscita e la sua costruzione sonora, benché quasi impercettibile, dà il corretto risalto ad una situazione di instabilità, di disagio che l’artista cerca di esprimere . Ancora un brano estremamente difficile ma questa volta di maggior fascino rispetto al precedente.

Meglio ancora I need You, dove l’interpretazione è più sentita, dove la distanza tra la voce dell’artista e i suoni diventa minore e per la prima volta il tutto suona coerente, tanto che la “non canzone” per un attimo assume contorni più convenzionali, quasi di pop song.

Suoni ancestrali sono quelli che introducono Distant Sky, dove la voce è però più rilassata, tutto sommato più serena e l’atmosfera in genere, grazie anche alla presenza di una voce femminile emozionante, altamente suggestiva. Probabilmente il più bel brano dell’intero lavoro e quello più vicino alle sonorità del capolavoro Push The Sky Away.

Chiude il lavoro la traccia che dà il tiolo all’intero lavoro, una bella composizione con la presenza di tastiere, questa volta anche di una batteria e di una chitarra acustica e un’interpretazione che non pare fine a se stessa ma perfettamente calata nell’atmosfera. Forse il brano è troppo corto a dimostrazione del tentativo dell’artista di rifuggire da qualsiasi illusione di pace.

Difficile dare un giudizio definitivo sul disco. Di pancia lo stroncherei, perché anche i brani di cui non ho detto male non sono dei capolavori e sono certo inferiori alle medie passate, ma va anche detto che ogni ascoltatore vi potrà trovare qualche elemento di soddisfazione.

Skeleton Trees nasce dall’urgenza di esprimere il proprio pensiero, il proprio stato d’animo e per questo appare non un’opera completa e neppure una grande opera. Ma merita di essere ascoltato, almeno questo Nick Cave se lo merita.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Distant Sky

Se non ti basta ascolta anche :
David Bowie – Blackstar
Lou Reed – Metal Machine music
Scott Walker – Bish Bosch

Segnalazioni
MADELEINE PEYROUX – SECULAR HYMNS ***

Madeleine Peyroux è una sicurezza, nel senso che i suoi dischi hanno tutti una notevole qualità, anche se nessuno può essere considerato un capolavoro. E neppure questo sfugge alla regola anche se può considerarsi il suo migliore. Registrato dal vivo e con un combo ridotto, la Peyroux rilegge alcuni classici con grande rispetto e in alcuni casi trasporto inusitato. Ed è proprio qui che sta il limite, ossia quello di una certa freddezza che, seppur minore rispetto al passato, continua ad affiorare. Ad ogni modo il disco è consigliatissimo e ben superiore alla media delle uscite di quest’anno.

KANDACE SPRINGS – SOUL EYES ***
Di questo disco mi ha attirato la copertina con un bel primo piano dell’artista della quale non so assolutamente nulla. Mi ha incuriosito poi il fatto che il medesimo sia stato inciso per la Blue Note che dovrebbe di per sé essere una garanzia. In realtà la Springs è dotata di bella voce, molto piacevole e si ispira, al limite del plagio, a Norah Jones, quella del primo disco, accentuando rispetto a quest’ultima l’anima jazz. Sono tutte composizioni di livello con alcune cover eccellenti come nel caso di Thought It Would Be Easier o di Leavin’ della meravigliosa Shelby Lynne ( un’artista che se non conoscete vi suggerisco di andare a cercare ed ascoltare) o di World is a Ghetto degli War .

WILLIAM BELL – THIS IS WHERE I LIVE ***1/2
Un vecchio leone del soul e del blues torna sul mercato con un disco molto bello. William Bell è coevo dei grandi della black music e ciò è facilmente riscontrabile nelle tracce di questo album. Gli amanti del soul ritroveranno sensazioni perdute perché al netto di qualche sconfinamento nel miele più indigesto come in All Your Stories, tutte le trace di This is Where I Live sono di alto livello, gli arrangiamenti scarni ma eleganti, la voce perfetta per il genere. Grande disco.

LA (RI) PROPOSTA
STEVE WINWOOD – ARC OF A DIVER ****
Qualche giorno fa su Radio Capital In una trsmissione pomeridiana è stata proposta While You see a Chance tratta da questo album che non ascoltavo più da qualche decennio avedolo in qualche modo messo nel dimenticatoio. A torto, perché Arc of a Diver, secondo album della carriera solistica del leader dei Traffic è un signor disco che usci, curiosamente, il 31 dicembre del 1980. Winwood lo registrò a casa sua, suonando tutti gli strumenti anche se sono le tastiere a far la parte da padrone . Le canzoni sono solo sette ma tutte di grande livello, il genere una sorta di crossover che unisce I suoni del soul del decennio precedente con alcune influenze del pop rock di quello che andava ad iniziare. Su tutte While You see a Chance e il suo ritornello particolarmente riuscito e Night Train, un funky con I controfiocchi. Consigliatissimo.

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Ciao BG, lo sto ascoltando da un po’ questo Skeleton Tree, niente a che vedere con l’insuperato, e per me probabilmente insuperabile, Push the Sky Away. Intendiamoci, si lascia ascoltare, ma niente di che. Piuttosto mi permetto di segnalare un disco del… 2004!! Bluffer’s Guide to the Flight Deck dei Flotation Toy Warning. Confesso che fino a due giorni fa non li avevo mai nemmeno sentiti nominare, poi ho sentito il disco casualmente su Apple Music, un misto di canti, cori, musica barocca e acustica, rumori vari che mi ha intrigato assai. Per chi non lo conoscesse consiglio l’ascolto. Buona musica a tutti.