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Lombardia contro la riforma costituzionale, Bruni (Patto Civico): “Inconsistenza giuridica”

Valutare i profili di incostituzionalità e dunque l’opportunità di depositare presso la cancelleria della Corte Costituzionale un “ricorso avverso la legge costituzionale sul superamento del bicameralismo paritario poiché approvata da un Parlamento privo di potere costituente”.

Il Consiglio regionale si prepara a contrastare l’entrata in vigore della riforma su cui i cittadini saranno chiamati a votare il 4 dicembre. Il mandato alla Giunta è arrivato con l’approvazione di due mozioni presentate come primi firmatari da Stefano Bruno Galli (Lista Maroni) e Pietro Foroni (Lega Nord).

“Questa riforma – ha spiegato il relatore, Stefano Bruno Galli – è stata operata in regime di deficit di potere costituente, un pregiudizio riconosciuto da 11 presidenti della Corte costituzionale. Doveroso un ricorso anche alla luce della sentenza del 13 gennaio 2014 con cui la Consulta argomentava l’incostituzionalità della legge elettorale con la quale il Parlamento della XVII legislatura è stato eletto”.

“Si tratta di una riforma accentratrice che vuole riportare nella pancia dello Stato le competenze delle autonomie locali, quando il 97% del debito pubblico italiano è imputabile proprio alla gestione centrale. Non può essere trascura la palese violazione della Costituzione per quanto attiene l’articolo 5 sulle autonomie”, ha aggiunto il Consigliere Pietro Foroni (Lega Nord).

Lombardia Popolare, Patto Civico e PD non hanno partecipato al voto.

Carlo Malvezzi (Lombardia Popolare), Presidente della Commissione Affari Istituzionali, aveva proposto di rimandare i testi in Commissione, ma l’invito non è stato accolto dai relatori. “Questa riforma – ha voluto comunque sottolineare il Consigliere Malvezzi – porterebbe grossi danni alla Lombardia e un rafforzamento pesante della pressione dello Stato, riducendo il principio della rappresentanza. Per consentire la ripresa dei territori abbiamo il dovere di lasciare libere le loro energie”. Favorevole alle due mozioni anche il Movimento 5 Stelle che, con il Consigliere Segretario Eugenio Casalino, ha bollato la riforma come “atto di inaudita gravità proposta”.

Roberto Bruni (Patto Civico) ha parlato di “mozioni fuori tempo che richiedono emendamenti perché si può impegnare solo se la legge entrerà in vigore. Non c’è nulla di eversivo, perché la parola verrà data al popolo con il referendum. Inoltre vedo solo argomenti di inconsistenza giuridica”.

Dagli stessi banchi Umberto Ambrosoli ha sottolineato che le argomentazioni di incostituzionalità non sono fondate perché “non sono toccati dalla sentenza della Consulta gli atti che si assumeranno prima delle prossime elezioni”.

Per Mario Mantovani (Forza Italia) le mozioni sono da sostenere perché “la sovranità appartiene al popolo e troppi poteri ne abusano senza averne la legittimazione. Il referendum non sana la delegittimazione di questo Parlamento”, mentre Riccardo De Corato “la non partecipazione al voto di alcuni gruppi consiliari è una risposta sbagliata a una mozione che mette sul tavolo un problema politico. Quella che viene definita abolizione del Senato colpisce in realtà la democrazia in Senato, trasformandolo in una Camera a elezione di secondo grado che toglie la possibilità ai cittadini di sceglierne i componenti”.

Parere favore per la Giunta è stato espresso dall’assessore all’Economia, Massimo Garavaglia, che ha parlato di una maggioranza fondata su “un premio incostituzionale” e di un “Parlamento che per metà ha cambiato casacca”. Le mozioni sono state approvate all’unanimità dei presenti.

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