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Italcementi, i sindacati: “Bene l’impegno del Governo sulla vertenza”; HeidelbergCement: “Confermiamo la nostra disponibilità”

“La società conferma la disponibilità al confronto già manifestata in sede ministeriale e alla prosecuzione del dialogo già avviato”. Con questa nota Italcementi che fa parte di HeidelbergCement risponde alle preoccupazioni del Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e dei sindacati bergamaschi.

È durato una quarantina di minuti l’incontro che si è svolto nella mattina di lunedì 3 ottobre tra il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Ministro dell’Agricoltura, il bergamasco Maurizio Martina, e i delegati della sede centrale di Italcementi e i sindacalisti di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil di Bergamo, alla presenza anche dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Luigi Bresciani, Ferdinando Piccinini e Amerigo Cortinovis.

Al confronto, che si è tenuto in una sala del Teatro Donizetti, delegati e sindacalisti hanno illustrato i dettagli della vertenza e mosso alcune precise richieste al Governo: “Al Ministro Calenda abbiamo sollecitato una risposta circa la possibilità di prolungare la Cassa integrazione straordinaria (CIGS)” hanno riferito all’uscita dall’incontro Luciana Fratus e Angelo Chiari della Fillea-Cgil, Danilo Mazzola di Filca-Cisl e Giuseppe Mancin di Feneal-Uil di Bergamo.

“Proprio in merito a questa proroga, sappiamo che è stato firmato il Decreto per la costituzione della commissione relativa (per l’Art. 42 del DLGS 148/2015) ma che non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Senza una proroga della CIGS nel giugno prossimo 350 lavoratori della sede centrale più 225 degli impianti produttivi verranno licenziati. Inoltre, la proroga aiuterebbe anche quei lavoratori in prossimità della pensione che con il nuovo verbale sulla previdenza (quello nazionale del 28 settembre) potrebbero risolvere la loro situazione”.

“Abbiamo poi invitato il Ministro a tenere una posizione forte nei confronti di HeidelbergCement che ad oggi, nonostante le ampie disponibilità avanzate dal Governo affinché venga mantenuta una presenza significativa del Gruppo in Italia, non ha ancora dato risposte in merito alle priorità che intende perseguire negli investimenti nel nostro Paese” proseguono i sindacalisti. “Le iniziali rassicurazioni dei tedeschi a proposito del mantenimento del Centro Mondiale di Ricerca sul prodotto a Bergamo, poi, sembrano sempre meno certe, vista la decisione di HeildebergCement di costruire un centro simile in Germania”.

Ricordiamo che nella sede centrale di Italcementi i lavoratori che hanno già ricevuto la comunicazione di avvio della Cassa integrazione straordinaria sono, oggi, 240.

“Il Ministro ci ha ribadito il suo impegno diretto in questa vertenza, sia sul fronte degli ammortizzatori sociali che su quello dell’attività del Governo per rendere conveniente agli occhi di HeidelbergCement gli investimenti in Italia” concludono i sindacalisti. “Ora spetta ad Heidelberg cogliere le opportunità importanti messe a disposizione nel nostro paese”.

CHE COSA È SUCCESSO NEI MESI SCORSI?
Nell’aprile 2016, HeildebergCement ha presentato al management Italcementi il Piano di riorganizzazione di Italcementi Italia, suddiviso in 5 fasi, in cui si prevedeva una graduale uscita dei lavoratori (260 persone più 170 riallocazioni in HeildebergCement, nel 2016 e nel 2017 poi tranche di 30-40 persone per ogni anno dal 2018 al 2020) per un totale di 430 esuberi, solo nella sede centrale di Bergamo. A questi si aggiungevano 225 lavoratori dei centri di macinazione chiusi o in chiusura.
Il periodo di transizione si è già ridotto di due anni: dal 2020 al 2018. Pochissimi lavoratori, tra quelli considerati esuberi, lavoreranno infatti sino al 2020; questi hanno tutti mansioni non funzionali al business, come ad esempio, fattorini/operai chiamati a gestire gli spostamenti di uffici e materiali in sede a Bergamo o in sedi limitrofe.
Oggi il CTG (Centro Tecnico di Gruppo) è praticamente svuotato. Tutte le figure che si ritenevano utili per un periodo di transizione più lungo sono state lasciate andare via. Inoltre, altre figure tecniche, che potevano costituire il “famigerato” Satellite di assistenza tecnica alle cementerie del Mediterraneo, non ci sono più.
I laboratori e la ricerca sono stati ridotti numericamente (40 persone): per il momento I.Lab rimarrà, ma è evidente che non c’è l’interesse a potenziarlo. Ne è prova il fatto che i progetti di ricerca in corso finiranno nel 2018 e i progetti già finanziati (vedi Enea) non sono ancora partiti.
In tema di investimenti sono previsti solo quelli strettamente necessari per l’adeguamento di due cementerie ammiraglie (Isola delle Femmine in Sicilia e Samatzai in Sardegna).
Per quelle cementerie diventate Centri di macinazione (Castrovillari, Salerno e Sarche) si attenderà la fine della Cassa Integrazione Straordinaria per fare il punto della situazione, ma è palese a tutti che saranno destinate alla chiusura.

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