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La Congregazione generale dei Gesuiti elegge il nuovo “papa nero”

A Roma, presso la Curia generalizia, i 212 elettori in rappresentanza di 16.740 religiosi. Non esclusa l'elezione del saluzzese padre Federico Lombardi, uno dei quattro consiglieri generali

Per la prima volta i 212 padri gesuiti da 62 Paesi voteranno con i tablet invece che con i pulsanti azionati a mano, ma sempre in latino, per eleggere il 33° preposito generale della Compagnia di Gesù, quello che è chiamato “papa nero”.

Da lunedì 3 ottobre 2016 a Roma si svolge la 36ª Congregazione generale della Compagnia – fondata nel 1540 da Sant’Ignazio di Loyola – per eleggere il successore di Adolfo Nicolás Pachón, che ha presentato rinuncia dopo aver compito 80 anni. Rappresenteranno i 16.740 gesuiti nel mondo, di cui 12 mila sacerdoti, 1.300 religiosi laici, 2.700 studenti e 753 novizi. Come tutte le Congregazioni religiose, anche i gesuiti sono in calo in Europa (5 mila) e nelle Americhe (5 mila) e l’aumento in Asia (5.600) e Africa (1.600) non compensa i vuoti. Padre Federico Lombardi parla di “graduale spostamento della Compagnia dall’Occidente verso l’Asia e l’Africa”.

La Congregazione si svolge sul tema-logo “Verso il largo, dove è più profondo”. Comincia con un’informazione sullo stato della Compagnia: su questa base si individuano le caratteristiche più adatte per il candidato. Seguono quattro giorni di “murmuratio”, di “preghiera, raccoglimento e penitenza” durante i quali i partecipanti «si scambiano informazioni, ma non ci sono gruppi di pressione o singoli che “fanno campagna” per un candidato, tantomeno uno può autocandidarsi”. Per eleggere il 31° superiore ci vogliono la metà dei voti più uno, cioè 10. Avvenuta l’elezione, “si telefona al Papa, che è il primo a sapere, ma non deve approvarla”.

Lombardi spiega: “La convergenza nasce senza bisogno di fare discussioni o incontri. La grande preoccupazione di Sant’Ignazio era evitare i partiti e i gruppi di pressione. Nelle ultime elezioni il consenso è stato raggiunto rapidamente”.

Per la fine della Congregazione, presso la Curia generalizia in Borgo Santo Spirito a due passi da San Pietro, non è prevista una data: quella del superiore generale “è un’elezione senza termine: tradizionalmente era a vita, ma ora sono previste procedure di rinuncia”. Gli ultimi tre superiori si sono dimessi.

Il basco Padre PedroArrupe aveva visto gli orrori della bomba atomica su Hiroshima: fu eletto il 22 maggio 1965 e partecipò alla quarta e ultima sessione del Concilio. Quando il Vaticano II si conclude, l’8 dicembre 1965, chiede ai provinciali di condurre un’indagine a tutto tondo sulla missione dei gesuiti nel mondo. L’indagine dura tre anni con 400 risposte: prevale nettamente l’idea che i gesuiti sono chiamati a sostenere i poveri. In Argentina padre Mario Jorge Bergoglio, dal 31 luglio 1973 provinciale dei gesuiti d’Argentina, nell’agosto 1973 accompagna padre Arrupe a visitare i gesuiti del Paese e a dare sostegno al vescovo Enrique Angelelli di La Rioja, fatto assassinare dalla giunta militare in un misterioso incidente stradale il 4 agosto 1976. Padre Bergoglio, futuro cardinale arcivescovo di Buenos Aires e futuro Papa Francesco, partecipa alla 32ª Congregazione generale (1974-1975) per consolidare il rinnovamento postconciliare della Compagnia. Arrupe rinuncia nel settembre 1983. Alla 33ª Congregazione partecipa anche padre Bergoglio: viene eletto l’olandese padre Peter Hans Kolvenbach, che governa per 25 anni (13 settembre 1983-14 gennaio 2008). Nella 34ª Congregazione il 19 gennaio 2008è eletto Adolfo Nicolás Pachón.

Padre Federico Lombardi, nato a Saluzzo (Cuneo) il 29 agosto 1942, nipote del celebre gesuita Riccardo Lombardi, «microfono di Dio», e del giurista Gabrio Lombardi, studia all’«Istituto Sociale» dei Gesuiti di Torino, del quale fu alunno anche Carlo Maria Martini, cardinale arcivescovo di Milano. Determinanti le esperienze all’oratorio salesiano della Crocetta-Torino e nel gruppo scout. Nel 1960 entra nel noviziato dei Gesuiti ad Avigliana; nel 1962-65 studia filosofia all’Aloisianum di Gallarate; quattro anni assistente del Collegio Universitario di Torino, dove si laurea in matematica; nel 1969-73 studia teologia alla «Phil.-Teol. Hochshule St Georgen» a Frankfurt am Main. Sacerdote nel 1973, è redattore de «La Civiltà Cattolica» e vicedirettore nel 1977 negli anni del terrorismo. Nel 1984-90 provinciale per l’Italia della Compagnia.

Negli ultimi trent’anni Lombardi accumula un grande potere nei media vaticani: nel 1990 direttore dei programmi di Radio Vaticana; nel 1991 direttore generale di Radio Vaticana; nel 2001 direttore del Centro Televisivo vaticano; l’11 luglio 2006 direttore della Sala Stampa vaticana. Affronta “tempeste” mediatiche ed eventi sconvolgenti con stile garbato, senza mai alzare la voce né produrre fuochi di artificio. Portavoce dei Papi Benedetto e Francesco, non ruba la scena ai protagonisti.

Nel 2012 affronta la crisi seguita alla revoca, da parte di Benedetto XVI, della scomunica dei vescovi lefebvriani; l’altra grande crisi è lo scandalo dei preti pedofili con durissimi attacchi e richieste giudiziarie, per esempio dagli avvocati americani che – pur di far soldi – pretendono di mandare sotto processo Papa Benedetto, come capo della Chiesa-azienda e, quindi, dei preti-dipendenti.

Nei suoi incontri con i media non mancano le battute ironiche, quando gli chiedono le caratteristiche chimiche delle cartucce che provocano il fumo bianco o nero dal comignolo della Cappella Sistina nel Conclave 2013, oppure “Oggi teniamo il briefing con quello che passa il convento”, o ancora “Non telefonatemi tutti per sapere la data del Conclave, altrimenti non riesco a spedirvi il comunicato”. Che cosa ha mangiato oggi il Papa emerito? “Dovremmo chiederlo a lui”.

Dopo trent’anni al timone, lascia con signorilità: il 22 gennaio 2013 la Televisione vaticana; il 23 febbraio 2016 la Radio Vaticana; il 31 luglio 2016, festa di Sant’Ignazio di Loyola, la Sala stampa vaticana. L’Ansa-Giubileo indica Lombardi uno dei candidati alla guida della Compagnia: «Pur essendo alla soglia dei 74 anni, potrebbe non vedere davanti a sé un rapido pensionamento. Il suo nome è tra quelli che possono aspirare alla successione di padre Nicolas. È uno dei quattro assistenti “ad Providentiam” e consiglieri generali. Gli altri tre sono l’indiano Lisbert D’Souza, l’americano James E. Grummer e il colombiano Gabriel Ignacio Rodriguez, tutti anch’essi da tenere d’occhio».

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