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Avvincente e indeciso fino all’ultima pedalata, il Lombardia regala forti emozioni fotogallery video

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È stata una corsa bellissima, avvincente e indecisa fino all’ultima pedalata.

La centodecima edizione de Il Lombardia ha visto il trionfo del colombiano Esteban Chaves della Orica Bike-Excehang che ha consacrato una stagione, quella 2016, sempre al top.
Il ventiseienne di Bogotà pone un firma pesantissima sulla classica monumento che chiude la stagione e lo proietta tra i corridori più attesi nel prossimo futuro.
Un successo largamente pronosticato dai bookmakers che però ha dovuto scontrarsi con una realtà tutt’altro che restia alla lotta: la gara si è infatti conclusa con una volata a tre nella quale Chaves ha preceduto uno strepitoso Diego Rosa e il connazionale Rigoberto Uran.

Emozioni e sentimenti hanno riempito le strade della corsa già dalle battute iniziali e lo spettacolo offerto dalle ali di folla presenti sulla salita della Boccola hanno reso omaggio ad una corsa mai stata così dura.

Sono stati 4.400 i metri di dislivello percorsi dai corridori, con ben otto salite che hanno abbracciato buona parte della provincia bergamasca. La Classica delle foglie morte, lunga 240 chilometri, è partita da Como per poi svilupparsi nella provincia lacustre e nel lecchese senza regalare troppi spunti agli appassionati.

Con l’ingresso nella provincia di Bergamo e, in particolare, con l’ascesa del Berbenno la gara si è scatenata. La fuga, nella quale è da registrare un eroico Damiano Caruso, in fuga dal chilometro 58 e ripreso solamente salendo verso Miragolo San Salvatore, che ha toccato anche un vantaggio superiore ai tre minuti ha visto esaurire i suoi sogni sulla salita del Miragolo San Salvatore e da lì in poi è stata bagarre tra i favoriti: scatti e contro scatti hanno incendiato l’asfalto fino a giungere sul Selvino con un terzetto di uomini formato da Chaves, Uran e il transalpino Bardet braccati da un Diego Rosa letteralmente indiavolato.

Dietro di loro gli inseguitori, tra i quali i vari Aru e Valverde, tentavano una difficile rimonta sperando che la poca collaborazione davanti facesse abbassare il ritmo soprattutto nei 10 chilometri pianeggianti che separano Nembro dalla salita della Boccola. Niente da fare: i cambi regolari e la volontà di non portarsi clienti scomodi alla volata finale hanno portato i quattro ad involarsi, con più di un minuto di margine sui diretti inseguitori, sulle mura e a regalare al pubblico un finale al cardiopalmo.

Non ce l’ha fatta Diego Rosa a rovinare la festa colombiana, Chaves ha mantenuto fede al pronostico della vigilia e alla fine è arrivato a braccia alzate sul traguardo di Piazza Matteotti.

Il Lombardia più duro della storia è stata la ciliegina sulla torta per una nazione, la Colombia, che non è più solo il movimento nascente del ciclismo internazionale ma che ne è solida realtà: mai nessun extraeuropeo aveva vinto la Classica di fine anno e avere ben due colombiani sul podio esprime in maniera totale la dimensione del respiro, ormai globale, che ha assunto questo sport.
Bergamo è stata la cornice perfetta per una corsa perfetta e, senza paura di essere smentiti, una fetta del trionfo di Chaves risiede proprio nella nostra città: il colombiano ha vissuto due anni a Curno con la sua ex squadra, la Colombia Coldeportes, e questo rende il suo successo ancora più romantico.

Con Città Alta sullo sfondo si è realizzato il sogno di un normale, come piace gli definirsi, “ragazzo colombiano”, sempre sorridente e con un cuore pieno di passione. La stessa passione che è stata palpabile e avvolgente sulle salite e le discese della nostra provincia; una terra – quella orobica – che da sempre è cuore pulsante della passione per questa disciplina meravigliosa.

Il grande ciclismo ora dà appuntamento ai suoi appassionati al 16 ottobre a Doha per chiudersi, definitivamente, con il Mondiale dove la nazionale italiana, guidata dal ct Davide Cassani, proverà a riportare nel Bel Paese la maglia arcobaleno.

Con Il Lombardia, invece, siamo sicuri che sarà solo un arrivederci: Bergamo e Como, quest’anno a parti invertite rispetto al 2015, sono state adrenaliniche spettatrici delle ultime edizioni di questa storica corsa e siamo certi che il direttore Mauro Vegni non potrà resistere all’eco delle nostre valli e al profumo di ciclismo che inebria le nostre strade.

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