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Pensioni, ecco tutte le novità dopo l’intesa tra governo e sindacati

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Ecco tutte le novità dei trattamenti previdenziali dopo l’intesa tra il governo e i sindacati.

Pensioni basse, no tax area e quattordicesime. La misura è certa, il premier Renzi l’aveva illustrata in tv assicurando che chi oggi accantona 40 euro al mese ne prenderà 80, in una unica soluzione (un assegno annuale da 960 euro). Un raddoppio secco che premierà chi oggi incassa mille euro al mese (il limite attuale è di 750 euro, ovvero una volta e mezzo il trattamento minimo). L’estensione dovrebbe riguardare una platea di 1,2 milioni di pensionati per un totale di 3,3 milioni di quattordicesime. Per tutti i pensionati arriva la parificazione della no tax area alla soglia stabilita per il lavoro dipendente (8.125 euro) con detrazione d’imposta riconosciuta fino a 55 mila euro .

Il nodo Ape. Il governo nell’incontro con le parti non ha, invece, fornito simulazioni su come funzionerà l’anticipo pensionistico e su chi ne pagherà i costi. L’Ape, sperimentale per due anni, permetterà a chi compie 63 anni e quindi è distante meno di 3 anni e 7 mesi dall’ età di vecchiaia di lasciare il lavoro prima grazie ad un prestito pensionistico. Le fasce più disagiate potranno beneficiare dell’Ape “sociale” andando in pensione prima senza subire tagli sul futuro assegno, ma per tutti gli altri l’operazione avrà un costo notevole. Il prestito potrebbe essere pagato con tagli fino al 25 per cento sull’importo della pensione dei successivi vent’anni. Per capire quindi se l’operazione avrà possibilità di successo bisogna fissare il tetto di reddito al di sotto del quale l’anticipo non avrà costi a carico del lavoratore. Nell’incontro non sono state stabilite le soglie al di sotto delle quali l’anticipo non avrà costi, le ipotesi lo fissavano sotto il tetto delle pensioni a 1.500 euro lorde (1.200 nette), ma i sindacati chiedono di portare quel tetto ai 1.600-1.700 euro lordi. Saranno previste misure ad hoc per le uscite dovute a crisi aziendali con oneri a carico delle imprese.

Precoci e usuranti. Il verbale del governo definisce come lavoratori precoci quelli con 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età. Si prevede, per loro, di eliminare le penalizzazioni sul trattamento pensionistico in caso di pensione anticipata prima dei 62 anni e di consentire l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi per disoccupati senza ammortizzatori sociali, addetti ad attività gravose (da definire con i sindacati) e persone con disabilità. Ai lavoratori occupati in mansioni usuranti (svolte in almeno 7 anni degli ultimi 10 di lavoro) si consente un anticipo pensionistico di 12 o 18 mesi rispetto alle attuali norme.

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