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In cella a Bergamo, la burocrazia: paghi l’Imu come seconda casa

La casa in cui viveva Antonio Cavallo, dopo il trasferimento della residenza nel penitenziario, è diventata una seconda abitazione, a cui si applica l'aliquota del 9,80 per mille

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Detenuto in carcere a Bergamo, è costretto a pagare l’Imu sulla seconda casa. E’ la curiosa vicenda raccontata da Repubblica: Antonio Cavallo, 50enne di Desio (Monza e Brianza) condannato per un omicidio commesso nell’ambito dello spaccio di droga, dopo aver scontato tre anni e mezzo di detenzione, che dalla sua cella del penitenziario di via Gleno ha scoperto di dover pagare un importo di tasse sulla casa dieci volte maggiore di quello che pagava da uomo libero. L’amministrazione finanziaria ha infatti considerato il carcere come la sua prima abitazione, perché l’uomo lì aveva trasferito la residenza. Così la casa dove viveva prima dell’arresto è diventata la seconda abitazione su cui vengono applicate le aliquote Imu maggiorate.

Cavallo è stato condannato insieme ad Alessio Valiano per l’omicidio di Ivano Casetto, trovato morto nella neve in via Caduti di Marcinelle, il 6 dicembre 2012. Un regolamento di conti che gli è costata una pesante condanna, anche se i giudici alla fine hanno escluso la premeditazione. Ora, da recluso nel carcere di via Gleno, Cavallo ha visto le sue tasse impennarsi.

Sono stati i suoi anziani genitori, di 81 e 83 anni, ad accorgersi che il cambio di residenza aveva portato a un consistente aumento dell’importo dell’Imu. La casa dove Cavallo viveva, dopo il trasferimento della residenza nel carcere di Bergamo, è diventata una seconda abitazione, alla stregua di una casa di villeggiatura. A cui si applica l’aliquota del 9,80 per mille.

Dopo che anche gli uffici del comune di Desio hanno riconosciuto l’anomalia e sospeso il pagamento dell’Imu, l’avvocato Piazza intende portare la vicenda all’attenzione del garante regionale del detenuto.

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