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“Storie Migranti”, a Valbrembo mostra fotografica con Saverio Tommasi

Venerdì 7 ottobre alle 20.45 verrà inaugurata all'auditorium di via Don Milani la mostra di Francesco Malavolta, con la presenza di Saverio Tommasi, dal titolo “Storie migranti. Storie comuni per uscire dai luoghi comuni sulla migrazione”

Mostra fotografica con ospite d’eccezione a Valbrembo. Venerdì 7 ottobre alle 20.45 verrà inaugurata all’auditorium di via Don Milani la mostra di Francesco Malavolta, con la presenza di Saverio Tommasi, dal titolo “Storie migranti. Storie comuni per uscire dai luoghi comuni sulla migrazione”.

Francesco Malavolta è un fotogiornalista impegnato da vent’anni nella documentazione dei flussi migratori che interessano l’Europa. Le foto che verranno esposte rappresentano una sintesi degli ultimi cinque anni di lavoro che sono stati segnati da un intensificarsi senza precedenti delle migrazioni stesse.

Saverio Tommasi è un attore, scrittore, blogger e freelance italiano, autore di documentari e video inchieste per Fanpage.it. Un blogger molto presente e molto seguito sui social network.

I due, a partire dalla mostra fotografica ed altro materiale che porteranno in quella serata, discuteranno e dibatteranno a proposito del fenomeno migratorio, presentando e condividendo storie, facce e parole.L’evento è stato fortemente voluto dall’Assessorato all’Inclusione Sociale e dall’Assessorato alla Cultura e Istruzione del Comune di Valbrembo, comune che partecipa al Progetto SPRAR insieme ai Comuni di Levate, Boltiere, Dalmine e Osio Sotto e che intende, con questa mostra e altre iniziative culturali, costruire sul territorio una cultura dell’accoglienza e del confronto.

L’obiettivo della serata e della mostra è quello di offrire narrazioni dissonanti rispetto a quelle prodotte sui nostri territori (ma non solo) da forze politiche razziste, offrire storie comuni, appunto, di persone comuni (vale a dire appartenenti ad una comunità, quella umana, più grande delle micro comunità di riferimento di ciascuno), storie capaci anche di far nascere emotivamente un desiderio di conoscenza e avvicinamento, che forse anticipa ogni discorso di accoglienza.

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