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Giulia, 25enne neoassunta in Carrara: “Era il mio sogno, museo modello e senza eguali” foto

Dopo l'erasmus in Spagna la chiamata che non si aspettava: “Ho un contratto di tre anni: “L’Accademia è sorprendente e non ha eguali: un vero modello, non solo per i musei italiani”.

“Bergamo è bellissima, ma non concepisco l’idea di stare nella stessa città per tutta la vita: bisogna vivere un momento lontano da casa, per allargare i propri orizzonti”: a dirlo è Giulia Barcella di Torre de’ Roveri, che non appena è rientrata dall’Erasmus in Spagna a marzo ha incominciato a lavorare come tirocinante presso l’Accademia Carrara di Bergamo. È con una punta di orgoglio nella voce che la direttrice dell’Accademia, la dottoressa Emanuela Daffra, ha affermato che Giulia è stata assunta a settembre, una volta terminato il tirocinio.

“Non ci potevo credere, era l’ultima cosa che mi sarei aspettata. Ora ho un contratto a tempo determinato per tre anni – spiega Giulia, spalancando gli occhi turchesi – Ho scoperto per caso tramite un evento su Facebook che l’Accademia offriva dei posti come tirocinanti. Io ero ancora in Spagna e mi stavo laureando, ma ho provato comunque e sono stata scelta”.

Giulia sta per incominciare il turno quando concede l’intervista: “Ieri sono stata di turno al museo fin dopo mezzanotte e mi sono guadagnata la mattinata libera, ma ho bisogno di un caffè”, aggiunge con un sorriso prima di raccontare la sua storia. Terminato l’ITC Belotti e con un diploma di ragioneria in mano si è iscritta a lettere al Curriculum Arti dell’Università degli Studi di Bergamo. “È stata una scelta un po’ anomala e all’inizio mi sarei dovuta iscrivere a economia, ma poco prima che incominciassero le lezioni mi sono guardata allo specchio e con tutta sincerità ho ammesso che non avrei mai voluto lavorare in un’azienda per tutta la vita. Volevo fare l’insegnante e nel frattempo studiare arte, perché in fondo sono sempre stata più portata per le materie umanistiche”.

Dopo aver conseguito la laurea triennale Giulia si è “scontrata con la realtà” e ha deciso di non iscriversi a una magistrale in ambito letterario, al contrario di molti dei suoi compagni. “Il mio sogno, dopo diventare insegnante, era di lavorare in un museo”: per questo si è iscritta all’Università Cattolica di Milano a Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo. Per immatricolarsi ha dovuto sostenere una prova scritta, che ha potuto preparare mettendo anche a frutto le conoscenze acquisite durante la scuola superiore. “Avevo trovato il modo di unire le mie conoscenze pratiche e le mie passioni”.

Giulia ha conseguito il titolo di laurea magistrale all’estero, durante l’Erasmus, che è stato uno dei periodi più significativi della sua vita. “Vorrei ripartire o anche solo trovare un appartamento, magari in centro, dove vivere per conto mio. Vivendo da sola ho potuto costruire i miei spazi e ora non riesco a ridimensionarli”.

Bergamo è sempre accogliente ed è la mia casa: una città a misura d’uomo. Mi rendo conto che stare fuori è qualcosa di diverso, anche se frequentando l’Università di Bergamo ho conosciuto quasi tutti gli studenti, a differenza di Milano. Milano non mi piace soprattutto per questo: ci sono tante persone, ma non conosci nessuno”. Giulia dice di essere stata fortunata, perché in Cattolica ha formato un gruppo di amici con ragazzi da ogni parte dell’Italia: Venezia, Udine, Bologna, Palermo e Ferrara, “ma nessuno di loro è di Milano”.

“Nonostante fossi pendolare abbiamo condiviso molto. Ridevamo sempre per tante piccole cose, incuriositi soprattutto dal dialetto. Abbiamo preso in giro a lungo il nostro amico di Palermo che chiamava l’astuccio ‘porta colori’! Da questo confronto dalle parti più piccole della nostra vita è nato lo stimolo di conoscere il mondo su una scala più vasta, grazie all’Erasmus. Lo scambio di culture spalanca gli orizzonti e cambia la vita”.

La vita di Giulia è qui a Bergamo, la sua casa, ma solo per tre anni. “Non so cosa voglio fare dopo, ora sono felice qui. L’Accademia è sorprendente e non ha eguali: un vero modello, non solo per i musei italiani”.

La Carrara, infatti, ha sempre moltissimi eventi in serbo per i visitatori ed è in grado di coinvolgere i più piccoli e persino i tirocinanti: “Partecipiamo a un progetto, ‘Vista da vicino’, in cui noi stagisti presentiamo gratuitamente a tutti i visitatori un’opera diversa al giorno. Non si tratta di una visita guidata vera e propria, ma un semplice momento di presentazione gratuito all’interno della visita. “È qui la mia preparazione nelle materie umanistiche risalta”.

Non si parla solo delle conoscenze che ha acquisito, ma soprattutto della mentalità aperta e dell’empatia. “Ai visitatori piace, soprattutto perché ci vedono come degli studenti e interagiscono più facilmente”, spiega Giulia.

Tra le altre cose, Giulia studia danza classica da quando aveva sei anni. È sorprendente che sia riuscita a coltivare con costanza e dedizione la sua passione, persino durante gli studi magistrali: “Frequentavo le lezioni anche in Spagna, anche se non erano allo stesso livello di quelle di qui”.

Appena è rientrata ha ricominciato con gli stessi ritmi, ma ora che ha trovato lavoro ha scelto di seguire solo due volte a settimana: “E’ la mia valvola di sfogo, non un altro impegno. Ho intenzione di abbandonare le gare e i saggi. Dopo essermi abituata a vivere da sola, sono rivolta verso altri progetti: vivere all’estero, trovare una casa”.

Non si tratta di cercare il proprio posto nel mondo, solo di sceglierlo. Senza rinunciare alle proprie passioni. In bocca al lupo.

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