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Allarme conti correnti, salgono i costi per sostenere il Salva Banche

Una “tassa” motivata con la necessità di sostenere il Fondo nazionale di risoluzione intervenuto per evitare il fallimento di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche: tre dei principali istituti di credito italiani, Banco Popolare, Unicredit e Ubi Banca, stanno rivedendo al rialzo i costi di gestione dei conti correnti, con le associazioni dei consumatori già sul piede di guerra.

Per compensare il contributo al fondo, Banco Popolare chiederà ai propri correntisti, privati e imprese, 25 euro in più: un provvedimento che, spiegano dall’istituto, colpirà circa un milione e mezzo di clienti.

Ritocchi anche per i clienti di Unicredit, in particolare per le tipologie di conto corrente MyGenius Silver, Gold e Platinum con aumenti mensili di 2 euro: nella “proposta di modifica unilaterale del contratto” l’istituto di credito elenca una serie di interventi legislativi o regolamentari che hanno determinato “costi e minori ricavi per la Banca”, tra i quali appunto l’accordo per la costituzione di un fondo per la risoluzione delle crisi bancarie.

Per Ubi Banca il “giustificato motivo” degli aumenti di 12 euro annui è l’impennata dei costi di produzione a causa dell’applicazione di due direttive europee, tra cui il fondo di risoluzione. In cambio i clienti riceveranno una copertura assicurativa ulteriore, una tutela in caso di fallimento che li rimborserebbe fino a 100mila euro sui depositi.

Come sottolineato da Linkiesta, sommando le tre banche si arriva a circa 12,4 milioni di famiglie e imprese clienti, ovvero circa il 20% della popolazione che si troverebbe a sostenere il salvataggio degli istituti di credito.

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