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Rapporto Ecomafie 2016: reati ambientali in diminuzione ma crescono gli incendi

Qualche passo in avanti, ma sembra ci sia ancora molto lavoro da fare. Il Rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente, presentato il 5 luglio al Senato, consegna un quadro molto complesso del fenomeno delle ecomafie e del loro giro di affari. Un dato su tutti sembra indurre all’ottimismo, anche se con cautela: il business delle ecomafie, nel 2015, è stato stimato 19,1 miliardi di euro. Una cifra da capogiro, ma in diminuzione di circa tre miliardi rispetto al 2014. In calo anche gli illeciti ambientali accertati, ma non in tutti i settori analizzati i dati sono altrettanto positivi.

Se nel 2014 i reati accertati superavano la soglia dei 29.000, nell’ultimo anno sono stati 27.745. Un calo evidente, ma si tratta in ogni caso di oltre 76 reati al giorno, oltre 3 ogni ora. In calo anche le persone denunciate, i sequestri e le infrazioni riguardanti il ciclo del cemento e dei rifiuti.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da illeciti nella filiera agro-alimentare, dai reati contro gli animali e dagli incendi, tutti dati in crescita nell’ultimo anno; gli incendi in particolare sono aumentati di poco meno del 49% nel giro di un anno, mandando letteralmente in fumo 37.000 ettari. Anche l’abusivismo edilizio continua a pesare, sono infatti circa 18.000 gli edifici costruiti illegalmente nel 2015. Nemmeno il settore dei beni culturali è al sicuro, dato che il valore dei recuperi e dei sequestri supera i 3,3 miliardi di euro, contro i 530 milioni dell’anno precedente.

La maglia nera dei reati ambientali spetta alle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, con la Campania in testa alla nefasta classifica, sia su base regionale che provinciale, essendo Napoli e Salerno le province in cui sono avvenuti più reati. Non si può, inoltre, parlare di illeciti ambientali senza accennare al dilagante fenomeno della corruzione. Da gennaio 2010 a maggio 2016 si sono contate 302 inchieste su corruzione in materia ambientale, con oltre 5.000 persone coinvolte, tra arrestati e denunciati. Stavolta è la Lombardia, con 40 indagini, ad avere il primato nazionale, seguita da Campania e Lazio.

Quest’anno, l’analisi del dossier redatto da Legambiente non può prescindere da una valutazione della legge 68/2015, che a maggio dell’anno scorso ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale. “Si tratta di dati e numeri, in parte in flessione, che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali”, ha commentato Rossella Muroni, presidente Nazionale di Legambiente. L’ottimismo e la buona valutazione della legge sugli ecoreati non impediscono però di sottolineare come l’impianto normativo attuale sia ancora insufficiente per contrastare efficacemente le ecomafie.

A questo proposito interviene Stefano Cianfani, Direttore Generale di Legambiente: «È fondamentale che il Parlamento approvi altre leggi in questa ultima parte di legislatura, che permettano di contrastare sempre più duramente le ecomafie». Cianfani conclude infine con una serie di proposte concrete: “Abbiamo bisogno con urgenza della legge sui delitti contro gli animali, della norma per semplificare l’abbattimento degli ecomostri, di quella contro le agromafie e della costituzione di una grande polizia ambientale sempre più strutturata sul territorio che faccia tesoro delle migliori esperienze maturate dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato negli ultimi decenni”.

Andrea Corti 

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