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Nel 2016 infortuni mortali sul lavoro in aumento a Bergamo: “Serve un nuovo modello per la sicurezza” video

Quella orobica tra le provincie più colpite: nel 2016 già 6 infortuni mortali, nel 2015 si sono fermati a 5. Inoltre, Bergamo risulta prima provincia lombarda per denuncia di malattie professionali. Solo nel 2015 raccoglie il 30,3% del totale di denunce effettuate in tutto il territorio regionale

“Gli infortuni non sono mai frutto del caso, e allora non dobbiamo mai abbassare la guardia. Prima ancora del salario, che è importante, è la vita e la salute della persona, lavoratrice o lavoratore, che deve stare al primo posto sempre, senza se e senza ma”.

A generica

Luciana Fratus, Giacomo Meloni e Amerigo Cortinovis, responsabili per CGIL-CISL-UIL di Bergamo dei Dipartimenti Sicurezza dei tre sindacati, senza giri di parole sintetizzano così l’approccio che deve contraddistinguere l’azione sindacale, e quella degli altri addetti ai lavori, per limitare il più possibile gli incidenti sul lavoro, e aumentare la sensibilizzazione sulle malattie professionali.

I sindacati di Bergamo hanno di questi tempi messo a punto la ricerca sulla sicurezza in provincia: ne esce che Bergamo nel 2015 è la terza provincia lombarda, dopo Brescia e Milano, come numero di infortuni ( “e purtroppo – sottolineano- la prima parte del 2016 non mostra una inversione di tendenza, con 6 infortuni mortali avvenuti a Bergamo o che hanno coinvolto in altre province lavoratori residenti a Bergamo e provincia”) . Gli infortuni complessivamente denunciati a Bergamo negli anni 2013 e 2014 sono stati rispettivamente 14.900, di cui il 31,3% donne, e 14.745, di cui il 31,6% donne.

“C’è una “riduzione” del 1,4% , ma gli infortuni denunciati restano un’enormità”. Il dossier di CGIL CISL UIL verrà presentato al convegno “Sicurezza Modello Bergamo” che si terrà venerdì 30 settembre alla Scuola Edile di Seriate.

Bergamo, su una media di 3.200 denunce di malattie professionali in Lombardia dal 2011 al 2015, ne rappresenta oltre 1.000 ( il 30%) ed è la prima provincia in tutta la regione. Gli infortuni in itinere rappresentano circa il 17% del totale degli infortuni denunciati e causano elevati costi umani. Infine, l’andamento storico degli infortuni dal 1965 al 2014, per il lavoratore maschio si riduce di oltre il 40%, per la lavoratrice donna resta sostanzialmente invariato.

“L’aumento delle denunce per malattie professionali ha due ragioni principali – hanno spiegato i tre sindacalisti: l’inserimento nel registro del Ministero di malattie prima non riconosciute, e maggiori controlli e maggiore diffusione della cultura dei diritti, compreso il tema dello stress lavoro correlato che determina condizioni di salute precarie e difficoltose. A tutto questo va aggiunto l’innalzamento dell’età pensionabile, altra fonte di possibili infortuni e malattie professionali. Sono questi alcuni aspetti sui quali la contrattazione deve essere protagonista ad ogni livello: serve agire sul piano nazionale per migliorare il sistema pensionistico, e a livello territoriale e aziendale per garantire maggior sicurezza”.

Quella del convegno, sarà l’occasione per presentare i dati aggiornati del “pianeta Sicurezza” e avanzare le proposte sindacali per creare un “Modello Bergamo” anche in questo campo.
“Di lavoro ci si infortuna e si muore ancora troppo, malgrado la maggiore sensibilità collettiva – dicono Fratus, Meloni e Cortinovis -. Certo il numero di infortuni in questi anni è diminuito e questo è un fatto molto positivo, ma siamo ancora lontani anni luce dall’obiettivo “infortuni zero”, e ogni infortunio o morto sul lavoro è una sconfitta per tutti”.

La sicurezza non va delegata a nessuno e ogni lavoratore deve essere protagonista della sua sicurezza, “prima di tutto esigendo le tutele adeguate, ma anche essendo esigente con se stesso, e verso i suoi colleghi nella prevenzione”.

Assieme, CGIL CISL UIL di Bergamo, “con la consapevolezza che non ci sono soluzioni miracolose, hanno deciso di proporre un progetto sulla sicurezza, supportato dalle tante buone pratiche da tempo in atto sul territorio, dall’attività ispettiva degli organi competenti, dall’attività degli enti bilaterali, della pariteticità, azioni che vanno rafforzate ma senza le quali il dato sulla salute e la sicurezza sarebbe sicuramente ancora più negativo.

La battaglia per una maggior salute e sicurezza si vince attraverso una costante azione di prevenzione, investimenti in nuova tecnologia e impianti moderni ed ergonomici, la formazione e l’informazione, da trasmettere anche nella lingua di origine dei lavoratori provenienti dai diversi paesi, azioni attraverso le quali si possa affermare una vera e forte cultura della sicurezza.
Abbiamo sempre affermato con ragione che la cultura della sicurezza deve essere trasmessa dall’età scolastica. Un primo passo positivo in questo senso è l’accordo sperimentale dello scorso novembre 2015, con l’Unione Scolastica Territoriale, sulla scuola sicura. Protocollo che si inserisce nel piano Regionale 2014/2018 di “integrazione sicurezza nei curriculum scolastici.”
In sede di presentazione del convegno, è stato ricordato positivamente il protocollo, sottoscritto il 25 gennaio scorso fra Organizzazioni Sindacali e Confindustria, che recepisce l’accordo delle parti sociali europee del 2007, di contrasto alle molestie e violenze sui luoghi di lavoro. “Ma sono stati necessari nove anni perché l’Italia recepisse una normativa che in Europa da anni aveva cittadinanza. ( e per inciso le molestie, discriminazioni, possono riguardare anche il genere maschile). Noi vogliamo che questa norma trovi la sua applicazione anche a Bergamo – hanno concluso- : auspichiamo che Confindustria Bergamo, alla quale abbiamo avanzato una richiesta in tal senso, attivi presto un tavolo di confronto”.

IL DOSSIER

“Mai abbassare la guardia”. E’ questo l’imperativo che le organizzazioni sindacali CGIL-CISL-UIL di Bergamo si sono date nel decidere di redigere un dossier sicurezza a Bergamo, che oltre all’analisi dei dati infortunistici del territorio si prefigge anche di indicare alcune proposte e azioni concrete per continuare a contrastare il fenomeno negativo delle malattie e infortuni sul lavoro:

I DATI (per ingrandire l’immagine basta cliccarci sopra):

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(Fonte Banca Dati ISTAT)

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(Fonte: Banca dati Statistica Inail)

Gli infortuni in itinere, che rappresentano circa il 17% del totale degli infortuni denunciati, causano elevati costi umani (danni biologici e morali) e costi sociali (danni patrimoniali e amministrativi), seppur in calo negli anni fra il 2008 e il 2012, e vanno costantemente monitorati; sono imputabili ad una inadeguata manutenzione delle strade e degli autoveicoli, ma tra i fattori determinanti c’è sicuramente anche lo stress. Per questo anche per gli infortuni in itinere è necessaria una capillare azione di formazione e informazione.

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(Fonte: Banca Dati Statistica Inail)

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(Fonte: Banca Dati Statistica Inail)

I settori più colpiti sono quello dell’industria (33,3%), seguito dalle costruzioni (17,3%) e dai trasporti/logistica (17,5%).

La parcellizzazione delle imprese, l’esternalizzazione dei servizi (quali per esempio il trasporto e la logistica), la catena degli appalti cambiano l’organizzazione del processo produttivo che vede sempre di più l’interazione con lavoratori esterni, spesso migranti, con poca conoscenza della lingua, non sempre qualificati e scarsamente informati e formati sulla prevenzione negli ambienti di lavoro.

Confronto per ATS con anni precedenti

 

2011

2012

2013

2014

2015

Bergamo

9

11

3

2

5

Brescia

11

12

13

4

12

Como

6

4

5

4

2

Cremona

2

0

3

10

2

Lecco

1

2

1

0

0

Lodi

1

4

0

1

2

Mantova

7

6

2

7

2

Milano

1

3

6

1

4

Milano 1

5

2

1

3

2

Milano 2

6

2

3

1

2

Monza

1

2

2

1

2

Pavia

1

2

5

5

2

Sondrio

1

1

1

1

1

Varese

4

1

5

4

1

VCS

2

8

2

2

5

TOTALE

58

60

52

46

44

(Fonte: Registro Regionale infortuni mortali ATS Lombardia)

Bergamo è la terza provincia, dopo Brescia e Milano come numerosità degli infortuni mortali.

Tra le principali cause che fanno scattare l’evento infortunistico, la maglia nera è di gran lunga quella legata alla movimentazione con mezzi di sollevamento, all’utilizzo delle attrezzature da lavoro e dalle cadute dall’alto. Su quest’ultima casistica molto si è fatto, a partire da una campagna di informazione e promozione che ha portato ad una diminuzione del fenomeno. Questo ci deve far ulteriormente riflettere e agire sulla necessità di potenziare l’informazione, la formazione e l’addestramento di tutti coloro che svolgono attività con la presenza di questi sostanziali pericoli.

Gli RLS e RLST svolgono un’azione costante di contrasto agli abusi sulla sicurezza, di sensibilizzazione nei confronti dei lavoratori, che non sono dei semplici creditori di sicurezza, ma devono diventare protagonisti della sicurezza, di vigilanza in tutti i luoghi di lavoro, per quanto riguarda la protezione delle macchine ma anche sui comportamenti, con l’ausilio delle normative previste dal DLGS 81/08 integrato con il DLGS 106/09 e in una logica e ruolo di partecipazione.

A loro e al ruolo che svolgono, il sindacato deve dare il necessario supporto di formazione e sostegno politico, perché non si sentano mai soli in un ruolo magari poco appariscente e non sempre completamente apprezzato e compreso, ma fondamentale per affermare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il ruolo della scuola sull’accrescimento della cultura della sicurezza è fondamentale e strategico. A questo proposito va menzionato come un risultato positivo il Protocollo di sperimentazione raggiunto lo scorso anno con l’Unione Scolastica Territoriale, INAIL, ATS e le Associazioni d’Impresa, sulla Scuola Sicura. Il Protocollo si inserisce nel piano “integrazione sicurezza nei curriculum scolastici” previsto dal Piano Regionale 2014/2018 e prevede l’attivazione e la progettazione di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche, volti a favorire la conoscenza e le competenze sulle tematiche della salute e della sicurezza.

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Bergamo è la prima provincia della Lombardia per denuncia di malattie professionali. Solo nel 2015 rappresenta il 30,3% del totale di denunce effettuate in tutto il territorio Lombardo.

Nell’ultimo decennio sono aumentate le denunce delle malattie professionali per due fattori principali: le nuove tabelle aggiornate dal Ministero che hanno inserito malattie prima non riconosciute, e la maggiore diffusione della cultura dei diritti, nonché maggiori controlli dagli organi preposti. Restano però secondo noi sottostimate. A tal proposito è evidente la necessità di qualificare la Sorveglianza Sanitaria anche attraverso l’utilizzo di protocolli (legati anche alle diverse lavorazioni). Un ruolo strategico lo hanno avuto le parti sociali che hanno sempre agito per un miglioramento delle prestazioni e della prevenzione e per una sempre maggiore diffusione dell’informazione e formazione sui rischi che queste malattie professionali comportano unita alla conoscenza delle sostanze nocive presenti sul mercato.

Rispetto al 2011 vi è un aumento del 1,12% ( 1022 – 1.034 ) delle denunce a Bergamo. Questo è legato anche all’insorgenza di nuove patologie, provocate anche da una non adeguata politica di prevenzione e di investimenti volti al miglioramento ambientale e dell’ergonomia sul posto di lavoro. Fra le cause principali di denuncia per malattia professionale ci sono le malattie muscolo scheletriche, del sistema respiratorio, del sistema nervoso, ipoacusia e dei tumori fra cui anche quelli derivanti dall’amianto (asbestosi) .

In Lombardia, malgrado l’impegno profuso in questi anni, c’è ancora una situazione di emergenza con 86 siti contaminati e il 33% della presenza totale di amianto in Italia.

Anche per questa ragione, va attuata una adeguata programmazione per promuovere la sua rimozione in sicurezza.

Non dobbiamo dimenticare anche le nuove malattie emergenti, quali lo stress da lavoro correlato, non legato ad un rischio specifico ma a fattori diversi quali l’organizzazione, le modalità e gli orari di lavoro. Non solo, i mutamenti legislativi quali per esempio la riforma delle pensioni, allungando la permanenza dei lavoratori nel mondo del lavoro, generano nuovi bisogni per cui diventerà sempre più necessario modificare gli atteggiamenti nei confronti dell’invecchiamento allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro, soprattutto per chi è in età più avanzata.

Considerazioni:

Il diritto alla salute e sicurezza dei lavoratori è un diritto primario insopprimibile, un diritto entrato nella coscienza civile nazionale, codificato dalle direttive comunitarie e dalla legislazione italiana. Tuttavia ancora oggi non è un diritto effettivo pienamente esigibile.

Tra i punti cardine per affrontare il tema sicurezza, va posta la contrattazione, strumento primario, in particolare quella di secondo livello, che deve essere attenta alla specificità di azienda e territorio.

Una contrattazione che se ben coniugata con la pariteticità e partecipazione può realmente rappresentare un enorme valore aggiunto su cui agire con decisione, anche in funzione di sollecito per investimenti che migliorino la qualità dell’ambiente interno ed esterno, gli impianti e la tecnologia: migliorare la tecnologia significa migliorare l’impatto ambientale e i rischi di infortunio.

La sede contrattuale consente di non delegare interamente i temi della salute e sicurezza agli specialisti, che si basano su metodi scientifici, quasi mai esaustivi e definitivi.

Gli adempimenti degli obblighi di legge e il coinvolgimento degli RLS e RLST nella formazione, sono un terreno prioritario su cui continuare a vigilare ed intervenire nelle aziende e a livello territoriale, con la leva delle relazioni industriali aziendali o bilaterali.

Da questo punto di vista Bergamo può vantare una significativa tradizione positiva da salvaguardare e rafforzare.

Proposte

CGIL CISL UIL di Bergamo, alla luce delle considerazioni e valutazioni precedentemente esposte, mettendosi in gioco unitamente ai lavoratori, agli RLS e RLST di riferimento, ritengono opportuno formulare alcune proposte volte a contrastare ulteriormente il problema della sicurezza sul lavoro e nel contempo a rafforzarne la cultura e la prevenzione.

Affinché il lavoro sia l’affermarsi della dignità della persona, e non uno strumento di sofferenza e di morte come troppe volta accade, ricordando sempre che gli infortuni non sono frutto del caso, risulta decisiva un’effettiva responsabilità sociale e ambientale delle imprese, come pure relazioni industriali partecipative e una contrattazione collettiva aziendale finalizzata al miglioramento continuo.

CGIL CISL UIL di Bergamo si impegnano a:

  • Attivarsi con le associazioni d’impresa per la condivisione a livello locale e la diffusione in tutti i luoghi di lavoro, dei contenuti dell’allegato B dell’accordo 25/01/16 di contrasto alle molestie e violenze nei luoghi di lavoro.
  • Promuovere ed estendere a tutti gli istituiti scolastici di Bergamo e provincia il modello della “Scuola Sicura” .
  • Rafforzare il lavoro e l’impegno rivolto alla prevenzione e tutela, in sinergia con gli enti (ATS, INAIL, Associazioni d’ Impresa, enti bilaterali), non solo dei lavoratori diretti ma anche di quelli con tipologie contrattuali diverse.
  • Promuovere e realizzare una costante e adeguata formazione e informazione ai lavoratori, agli RLS e RLST, prevedendo ove possibile momenti di formazione congiunta anche con RSPP.
  • Attivare un percorso che definisca la figura del RLST, nelle realtà sprovviste di rappresentanza RLS.
  • Definire buone prassi a tutela e prevenzione della salute e sicurezza, legate all’invecchiamento della popolazione lavorativa.
  • Organizzare entro il mese di Settembre di ogni anno “la giornata della sicurezza territoriale” come momento di approfondimento e riflessione comune sul tema dell’ambiente e sicurezza nel mondo del lavoro, anche legata a campagne promozionali europee.

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