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Atalanta, momento no: colpe da dividere tra dirigenza e allenatore

Dare la caccia a un colpevole non è mai bello. Considerato che c’è tutto il tempo per rimediare facciamolo con spirito di squadra. Non è il momento di divisioni, di scelte senz’altro. Ma dopo quattro sconfitte e il penultimo posto in classifica le danze si sono aperte.

La società: Percassi è stato chiaro fin dall’inizio di stagione. Una salvezza tranquilla, l’importante è mantenere la categoria. Concreto come sempre. Anche perché la società guarda ad altre priorità. Il bilancio e lo stadio. Zingonia è già una realtà. Non è più un sogno. E molti ce lo invidiano.

Gasperini: apriamo un ciclo che ci permetta nel giro di due anni di alzare l’asticella. Il senso delle sue dichiarazioni. Evviva dai tifosi. E come dargli torto. Doveva presentarsi con qualche credenziale. Qui lo assolviamo.

Percassi: vede sempre le cose in anticipo. Non parlo di Lego, troppo facile, tutti noi teniamo in cantina qualche mattoncino. Un occasione per tornare giovani. Ma Percassi qualche sogno prima di altri lo ha sempre coltivato. Portò a Bergamo Guidolin e un nuovo modo di giocare. Tresoldi e Magoni sulle fasce a spingere, con Montero e Bigliardi centrali che remavano in un’altra direzione. Il sogno del bel gioco tornò presto in cantina. Percassi lo ha rispolverato questa estate. Liquidato Reja , più concreto di lui, con la colpa di non avere colpe, salvo averci fatto sognare con un girone di andata da quasi Europa. Sartori, liquidato l’accerchiamento di Marino, voleva coprirsi con Maran. Niente bel gioco, concretezza e punti in cascina. Il Chievo insegna, piaccia o no. Percassi ha scelto Gasperini, bel gioco , vincere o perdere, niente pareggi. Questo è il suo calcio. Non è il mio. Risultato, gli attaccanti in cinque partite (Petagna a parte) non hanno segnato, nemmeno centrato veramente la porta avversaria.

Gasperini e le sue colpe. Ha bisogno di tempo e di giocatori convinti. Lo sono ancora ? Percassi ha fatto la sua parte. Nella palestra di Zingonia le ha cantate chiare al gruppo. Sartori ha prontamente preso le distanze. “Gli acquisti sono stati tutti condivisi con il tecnico, anche Paloschi”. Quest’ultimo un problema fin dall’inizio.
Quindi, i difensori sono quelli individuati per giocare con la linea a tre. In mezzo al campo la rinuncia al centrocampista pensante è una scelta del tecnico. La squadra non ha un leader, perché i giovani, vedi Kessie e ora Grassi, e pure Gagliardini, sono già pronti. Gasperini aveva preteso di verificarli nel ritiro. Da cui senza De Roon, via pure anche Cigarini. Risultato, centrocampo di peso, non di qualità. Lo ha voluto il tecnico.

Gli esterni, tanto attesi dal tecnico e annunciati anche dal presidente, non sono arrivati. Colpa di Gasperini che ha cambiato idea di modulo a fine mercato o di Sartori senza tempo per rimediare e senza portafoglio?

Troppe formazioni o palese confusione del tecnico. Perché non insistere su un blocco di interpreti per trovare la quadratura del gioco. Il tempo da concedere, a cui la società ha senza dubbio pensato, scegliendo Gasperini. Ciò in contrasto con il continuo cambiamento di modulo. I giocatori pare non ci abbiamo capito più niente.
Le dichiarazioni di Gasperini, fin dal’inizio hanno creato qualche frizione all’interno dello spogliatoio. Sportiello invitato ad allenarsi di più. Ancor peggio il dualismo nel ruolo di portiere. Ha sempre portato danni. Ricordo Consigli e Coppola. E fu retrocessione. Ci risiamo, Sportiello e Berisha. Ma Sartori dice che è una scelta condivisa, avere due portieri di livello.
Non da meno Gasperini, “Vorrei sapere anch’io chi è il rigorista”. E pure a caldo dopo la sconfitta con il Palermo, e vorremmo comprenderlo: “Secondo me è stata una buona gara sotto l’aspetto tattico”.

Percassi chiuso nel suo silenzio andrà a Pescara. Il presidente ha nello spogliatoio interlocutori di cui si fida per conoscere il pensiero sotto la doccia. Stendardo e Migliaccio, mai fatti nemmeno riscaldare. Quindi aspetta solo un risultato del campo?

Il tempo concesso a Gasperini è già scaduto? Oppure i lunghi conciliaboli di questi giorni porteranno a lasciare tempo fino alla sosta. Che viene dopo l’incontro casalingo con il Napoli. Portò all’addio a Conte, tanto per ricordare la storia.

L’Atalanta è una società del gruppo Percassi come tante. Solo un poco più in vista e sotto l’occhio di tutti. Difficile credere che non si siano fatti sondaggi per un possibile cambio. Di nuovo Sartori a proporre un suo tecnico di fiducia. Non lo era Gasperini, non scelse lui Reja. Pioli, e non Corini, concilierebbe le diverse vedute, ma bisogna fare i conti con Lotito e con l’ingaggio che non è da Atalanta.

La famiglia Percassi ha mantenuto ottimi rapporti con Reja. Percassi ha anche confidato in tempi non sospetti di sentirsi con il tecnico friulano. Un segnale di forza e non di debolezza tornare in dietro, perché il mantenimento della categoria è più importante di tutto quello che gira intorno alla scelta comprensibile di aprire un nuovo ciclo, che per ora non ha dato i risultati attesi.

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