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Tolti i sigilli alla moschea, continua lo scontro tra i due gruppi di musulmani fotogallery

Mentre Saleh, che con il Centro Culturale islamico al momento prega a Loreto, gioisce, i membri del Comitato Musulmani, temporaneamente trasferiti a Valtesse, tornano all'attacco con un duro comunicato

Dopo il dissequestro della moschea di via Cenisio a Bergamo torna a fasi sentire il Comitato Musulmani di Bergamo. Nel primo pomeriggio di giovedì 22 settembre, su autorizzazione del pm Lucia Trigilio, sono stati tolti i sigilli alla moschea, chiusa oramai da fine febbraio e posta sotto sequestro dopo la rivolta scoppiata lo scorso 22 luglio.

Quel giorno un gruppo di 50 fedeli aveva sfondato la porta entrando nell’edificio per contestare da un lato la decisione del presidente Mohamed Saleh di chiudere il centro per lavori, e dall’altro l’ordinanza del Comune di Bergamo che vieta (con multe) di intralciare il passaggio all’esterno e di pregare in strada.

Mentre Saleh, che con il Centro Culturale islamico al momento prega all’interno dell’ex sala circoscrizionale di Loreto, dichiara: “Dopo le perizie effettuate è stato constatato che non c’era più motivo per tenere il centro chiuso. Dobbiamo ancora quantificare i danni e capire quali sono i tempi per poter riaprire. Quel che è certo è che vogliamo tornare a pregare qui il prima possibile e vorremmo riuscirsi entro la fine di ottobre”, i membri del Comitato Musulmani, temporaneamente trasferiti al Centro Servizi Educativi di Valtesse, tornano all’attacco con un duro comunicato:

“Con grande felicità apprendiamo la notizia del dissequestro della nostra moschea di Via Cenisio dopo i fatti del 22 Luglio 2016. Questo significa che a breve torneremo finalmente a pregare nella nostra moschea, luogo di cui l’intera comunità ha enorme nostalgia dato che non ci mette piede dal lontano 17 Febbraio 2016, ovvero quando il “fratello” M. Saleh, presidente autonominato del centro che si paventa idolo della libertà, della civiltà e della democrazia (con una visione molto distorta del loro significato evidentemente), ne ha chiuso i lucchetti costringendo centinaia di persone a pregare per strada al freddo.

La storia ormai è nota quasi a tutti, ma è soprattutto nota a coloro che ci hanno promesso di intervenire in questa situazione molto delicata. E’ dal 16 Agosto di fatto che attendiamo una risposta da parte del dottor Girolamo Fabiano, questore di Bergamo, dal quale abbiamo avuto dichiarazioni verbali di intenzione di voler risolvere la situazione, e dal nuovo prefetto di Bergamo, Onorevole Costantino della quale abbiamo molta fiducia dopo le sue prime dichiarazioni a mezzo stampa riguardo all’argomento.

Ad entrambe le cariche infatti abbiamo inviato in tale data una risposta dei fedeli ad una bozza di regolamento interno includendovi alcune nostre proposte riguardanti le possibili modalità di gestione della moschea, senza dover danneggiare nessuna delle due parti in conflitto. Non solo, ma siamo stati anche disponibili ad una eventuale volontà di gestione temporanea della moschea direttamente da parte delle autorità.

Ci chiediamo se la comunità cristiana accetterebbe mai che all’ingresso della chiesa del proprio quartiere ci sia una persona che decida se un fedele venuto per la messa domenicale possa entrare o meno, e se è in possesso della tessera o meno?. E ci chiediamo se siano questi gli insegnamenti di Gesù o le direttive del Papa nei confronti della comunità cristiana?. E allora perchè questo silenzio contro questa ingiustizia? Perchè la Chiesa non interviene fermamente prendendo una posizione?. Tutti sanno che è una pura follia quella del signor M. Saleh, talmente folle da
sembrare un incubo.

Sarà un evento unico nel suo genere in Italia, ma siamo contenti che lo sia, perchè la comunità musulmana di Bergamo chiede aiuto alla comunità cristiana cittadina contro un’idea folle e deprovevole di privatizzazione del culto. Lo stesso aiuto che il profeta Pace su di Lui chiese secoli fa al re cristiano dell’ Abissinia (Etiopia).

Non è possibile che a circa un mese dalla riapertura della moschea nessuno si sia espresso, ignorando gli interessi ed i diritti di centinaia (se non migliaia) di cittadini di fede musulmana, pur dichiarando più volte di voler intervenire.

Siamo dunque a chiedere, a breve periodo, una chiara presa di posizione delle autorità e della città di Bergamo in merito alle proprie intenzioni di intervento per poter garantire il diritto dei cittadini alla fruizione del proprio luogo di culto.

Altrimenti ci si chiede se fosse tempo di cominciare a esprimere le nostre condoglianze per la morte della prima e unica moschea della città di Bergamo per mano di uno dei suoi figli, il che segnerebbe una grave e profonda ferita nel cuore della città che ambisce all’integrazione e alla multiculturalità; e chiediamo alle autorità e al mondo cristiano di non
essere complici in questo omicidio”.

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