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Il Papa ai giornalisti: siate onesti e rispettosi della verità e della dignità umana

Tre le regole che Papa Francesco detta a 400 giornalisti italiani incontrati per iniziativa del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

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«Amare la verità, fondamentale per tutti ma specialmente per i giornalisti; vivere con professionalità che va ben oltre leggi e regolamenti; rispettare la dignità umana, più difficile di quanto si possa pensare». Sono le tre regole che Papa Francesco detta a 400 giornalisti italiani che incontra il 22 settembre 2016 per iniziativa del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti chiedendo loro di essere «onesti e rispettosi» della verità, della professionalità e della dignità umana.

Esordisce: «Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società come quella del giornalista che riveste un ruolo di grande importanza e responsabilità». Lancia un’originale definizione: «Voi scrivete la “prima bozza della storia”, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo all’interpretazione degli eventi».

I tempi cambiano e cambia anche il modo di fare il giornalista: i media tradizionali stanno perdendo «rilevanza rispetto ai nuovi media del mondo digitale – specie fra i giovani – ma i giornalisti rimangono una colonna portante per la vitalità di una società libera e pluralista».

Anche la Sante Sede sta vivendo un processo di rinnovamento dei suoi media, inquadrati nella Segreteria per la comunicazione il cui prefetto, il brasiliano-milanese mons. Dario Edoardo Viganò, salutando il Papa auspica «un giornalismo capace di raccontare le vicende di tante donne e uomini che giorno dopo giorno, con dignità e fierezza, affrontano la malattia, la mancanza del lavoro, l’impossibilità a costruire un futuro: perché non coltivare il gusto per le notizie buone».

Il giornalismo – aggiunge il Papa – «può servire al miglioramento della società», ma è indispensabile «fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo. Nella vita professionale c’è bisogno di un po’ di tempo per fermarsi e riflettere, anche se non è facile in una professione che vive di continui “tempi di consegna” e “date di scadenza”».

Bergoglio sa che è un mestiere complesso e un articolo ha spesso infinite sfumature di grigi «perché dibattiti politici e perfino molti conflitti sono raramente l’esito di dinamiche chiare in cui riconoscere in modo netto e inequivocabile chi ha torto e chi ha ragione». Per questo Francesco alza l’asticella verso i valori più nobili.

Amare la verità «vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro. La questione non è essere o non essere un credente, è essere o non essere onesto con se stessi e gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione: questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare se poggia sulla disonestà».

Vivere con professionalità: non si tratta – dice – «di fermarsi al recinto della deontologia, ai doveri scritti nei codici, ma di interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la professione alle logiche degli interessi di parte, economici o politici. Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è – attraverso l’attenzione e la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo e favorire la costruzione di una vera cittadinanza».

Rispettare la dignità delle persone perché un giornalismo sano evita le chiacchiere e informa sempre rispettando la dignità umana: «Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima ed è necessaria, come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’”arma di distruzione” di persone e di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame».

Con la sua semplicità, la sua dirittura morale, il suo calore Francesco impartisce un’alta lezione morale, sociale e civile e auspica «che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni; che favorisca la cultura dell’incontro».

Proprio il 22 settembre è stato pubblicato lo statuto – valido tre anni – della Segreteria per la Comunicazione, istituita dal Papa nel giugno 2015, un tassello molto importante della riforma della Curia Romana.

Natura, competenza, struttura – La Segreteria per la comunicazione ha come obiettivo primario «unificare tutte le realtà della Santa Sede che si occupano della comunicazione affinché l’intero sistema risponda in modo coerente alle necessità della missione evangelizzatrice della Chiesa». La Segreteria collabora «con gli altri dicasteri e con la Segreteria di Stato»; ha un prefetto, un segretario, dei membri e consultori di nomina pontificia e che durano 5 anni, come i direttori delle 5 direzioni che dipendono dal prefetto. Spetta al Consiglio della Segreteria «elaborare le linee guida generali»

Direzione editoriale – Rappresenta la «testa» dei media vaticani ed è una novità: decide «l’indirizzo e il coordinamento delle linee editoriali, lo sviluppo strategico delle nuove forme di comunicazione, l’integrazione dei media tradizionali con il mondo digitale».

Un’altra novità è la direzione teologico-pastorale che «elabora una visione teologica della comunicazione a cui conformare ciò che si comunica, promuove l’attività pastorale del Papa in parole e immagini, tesse una rete con le Chiese particolari e con le associazioni cattoliche». Per evitare nuovi scandali lo statuto sancisce: «Tutti i documenti, i dati e le informazioni sono usati unicamente per gli scopi previsti dalla legge; protetti in modo da garantire sicurezza, integrità e confidenzialità, sono coperti dal segreto d’ufficio». La lingua di lavoro è l’italiano.

Norma transitoria – Confluiscono nella Segreteria per la comunicazione: Pontificio Consiglio comunicazioni Sociali, Sala Stampa della Santa Sede, Servizio Internet, Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, L’Osservatore Romano, Tipografia Vaticana, Servizio fotografico, Libreria Editrice Vaticana.

 

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