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Studentessa travolta alla fermata, l’ira dei lettori: “Da sempre troppo pochi i bus”

La lettera di Giulia, studentessa dell’Ipssar di San Pellegrino, pubblicata mercoledì 21 settembre da Bergamonews ha suscitato molte reazioni sdegnate tra i nostri lettori. La 17enne ferita mentre cercava, come ogni giorno finito l’orario scolastico, di prendere il pullman per tornare a Bergamo ha riaperto una ferita che, effettivamente, non si è mai chiusa: quella dei trasporti nella Bergamasca.

Giulia ci ha raccontato di essere stata letteralmente travolta da un gruppo di studenti che non ne voleva sapere di perdere quel bus, procurandole ferite a mani e ginocchia e un danno non di poco conto allo smartphone (leggi QUI).

Qualche lettore non si è stupito di fronte alla disavventura (“E’ così da sempre” è stato quasi un ritornello tra i messaggi lasciati sotto all’articolo sulla nostra pagina Facebook), ma la maggior parte dei commentatori non ha saputo nascondere la propria indignazione.

Come Luca Kino Rossi: “Incredibile come anziché prendere spunto per cambiare certi comportamenti e magari chiedere delle condizioni di viaggio migliori e decenti (sarebbe un diritto) si faccia polemica e ci si vanti di tempi passati e di esser sopravvissuti – ha scritto -. Tra le altre cose ogni volta che c’è una fila a Bergamo la situazione è la stessa. Non mi sembra il caso di vantarsi”.

Monica Mazzoleni ricorda: “Andavo a scuola a san pellegrino più di dieci anni fa e la situazione era la stessa..i pulman non bastavano per tutti quindi si spingeva per salirci perché se lo perdevi non c’era altro fino all’ora dopo…”.

Secondo Nicoletta Carenzio, invece, questa situazioni nascono “perché in Italia ci si comporta da caproni, all’ estero ho visto gente mettersi in fila ordinatamente alla fermata del bus, non fare gli assalti per salirci. E aggiungo che se ci sono abbonamenti per tratte ben precise (e gli studenti rientrano in qs categoria) le aziende di trasporti devono garantire vetture sufficienti ad espletare dignitosamente il servizio”.

“Io vado a scuola a Gazzaniga da Clusone – scrive Davide Filisetti -, e se non prendo il primo pullman arrivo a casa alle 14.30 quando esco alle 12. 1300 persone in una stazioncina come quella di Gazzaniga non ci stanno, e almeno un centinaio dell’alta valle si incamminano verso Cene per prendere il Clusone prima che arrivi in stazione. Io sono uno di quelli, e spesso non riesco lo stesso a prenderlo, arrivando a casa ore dopo. Tutto ciò è assurdo considerando che pago 550 euro di abbonamento per il servizio”.

“E’ da otto anni che ho finito la scuola, ma la situazione all’istituto alberghiero è sempre stata quella: due pullman per Bergamo pieni e due per Ponte San Pietro pienissimi – ricorda Valentina Gualandris -. Anche ai tempi una ragazza con il tutore alla gamba era stata travolta e calpestata. I servizi non cambieranno mai”.

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