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L’Unibg nella Serie A mondiale degli Atenei più prestigiosi: è a metà classifica

Da mercoledì 21 settembre nella prestigiosa classifica delle migliori università al mondo c’è anche l’Università degli Studi di Bergamo. Nella graduatoria del Times Higher Education World University Ranking, periodico britannico che ogni anno rileva gli Atenei più prestigiosi a livello mondiale, Bergamo si piazza a metà classifica, nella fascia tra il 401° e il 500° posto, su un totale di 980 università internazionali.

Tra le 38 Università italiane incluse nel ranking UniBg si piazza al 18° posto, dietro la Scuola Normale di Pisa e la Superiore di Sant’Anna e il Politecnico di Milano. Presente in classifica anche l’Università degli Studi di Trento – il benchmark dell’Università di Bergamo -, che occupa una posizione migliore di quella di UniBg, data da una quota di personale docente pari al doppio dei docenti di Bergamo.

Il posizionamento rispetto agli altri atenei italiani rappresenta un doppio risultato, dato che l’obiettivo dichiarato per Bergamo2020, “posizionarsi tra le 20 migliori università d’Italia”, è stato raggiunto con quattro anni di anticipo. Un risultato che assume ancora più valore se si considera che come Università pluritematica Bergamo non ha una facoltà di medicina.

Il Rettore Remo Morzenti Pellegrini ha letto questo risultato come un’ulteriore occasione di rilancio dell’impegno continuativo dell’Ateneo nell’ambito della ricerca: “Questo risultato non mi coglie di sorpresa perché rientrava nei nostri obiettivi strategici su cui tutta la comunità accademica sta lavorando da tempo. A sorprendermi sono i tempi con cui li abbiamo raggiunti. L’ingresso nel ranking mondiale Times Higher Education premia la coerenza delle scelte politiche sulle quali oggi tutta l’Università è impegnata ai vari livelli, non vogliamo considerarlo tanto un punto di arrivo, quanto uno stimolo a impegnarci per raggiungere traguardi che possono sembrare impossibili, soprattutto per un’Università giovane come la nostra.  Questo risultato inoltre è una notizia che accolgo con soddisfazione e che condivido con gli studenti e le famiglie che hanno riposto grande fiducia nell’Università di Bergamo. A noi ora spetta il compito di analizzare con accuratezza le ragioni di questo risultato, per individuare i margini di miglioramento, fermo restando che le classifiche fotografano sempre dei dati parziali. Fondamentale nel nostro percorso sarà continuare a sostenere la ricerca, ambito in cui accanto al piano strategico ad essa dedicato, lancerò anche un piano speciale di potenziamento per consolidare gli ottimi risultati che l’Università sta ottenendo insieme a riconoscimenti internazionali come questo”.

Un ulteriore dato importante per comprendere la classifica è rappresentato dal rapporto tra studenti e docenti: nei primi 100 posti troviamo Atenei in cui questo rapporto è di 1:10, nelle università che si trovano nella fascia 200°-400° c’è un docente ogni 20 studenti. L’Università degli Studi di Bergamo ha un rapporto docente-studente di 1:40.

I parametri che costituiscono il punteggio del ranking sono: 30% didattica, 30% ricerca, 30% citazioni (ossia il numero di volte in cui una ricerca di un docente viene citata nelle pubblicazioni scientifiche), 7,5% apertura internazionale e 2,5% contributi dalle aziende.

La condizione necessaria per poter far parte di Times Higher Education Ranking è quella di avere almeno 1000 pubblicazioni in Scopus (database di articoli, saggi e pubblicazioni scientifiche) in 5 anni, indipendentemente dal numero dei docent dell’Atenoi. Un requisito che mette in primo piano la ricerca.

Un ambito su cui l’Università degli Studi di Bergamo sta lavorando con interventi mirati, come spiega Paolo Buonanno, Prorettore delegato alla Ricerca Scientifica di Ateneo: “Questo risultato conferma la bontà delle azioni intraprese dall’Ateneo negli ambiti strategici della ricerca e rafforza la nostra convinzione a proseguire nell’implementare le azioni volte al potenziamento della ricerca. Nel concreto il nostro Ateneo sta già da tempo lavorando alla definizione di un Piano Straordinario dedicato alla ricerca e, di concerto con le diverse anime dell’Università, all’individuazione delle aree strategiche in cui concentrare, sebbene non in modo esclusivo, i nostri sforzi”.

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