BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Meno neonati, più over 65: “La nuova famiglia bergamasca ha bisogno di servizi”

Uno studio del Dipartimento Welfare della Cisl di Bergamo mette in luce la composizione dei nuovi nuclei: sempre meno neonati e più anziani, scende il numero dei componenti. Il sindacato chiede un “tavolo per la famiglia”

Oltre 2500 neonati in meno in cinque anni, 10 mila ultrasessantacinquenni in più. Un’età media che in due lustri si è alzata di più di tre anni. Una vera e propria esplosione delle famiglie monogenitoriali e la crescita costante dei nuclei con un solo figlio. È l’istantanea che la ricerca del Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo ha scattato sulla condizione famigliare della nostra provincia con dati ISTAT e locali, e che apre la strada a riflessioni e proposte che il sindacato di via Carnovali ritiene non più rimandabili.

“Negli ultimi anni – dice Francesco Corna, della segreteria provinciale -la Regione Lombardia ha introdotto alcune misure positive nei confronti delle famiglie (il bonus bebè, nidi gratis, il reddito di autonomia) che appaiono il più delle volte degli spot. La situazione delle famiglie, a Bergamo in particolare, che negli anni ha perso molte posizioni su quantità e qualità della composizione familiare, richiede invece una serie di misure strutturate e continue. La ‘strategia’ dei bonus è sbagliata: servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai comuni, che rappresentano lo spazio privilegiato dove concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione”.

“La famiglia è cambiata, sono cambiati i suoi bisogni. È necessario che chi è deputato a amministrare il territorio ne conosca e capisca le nuove necessità – sostiene Gabriella Tancredi, segretaria territoriale della CISL di Bergamo -, intervenendo per creare servizi e opportunità più utili alle nuove esigenze. Per questo diventa importante che istituzioni e forze sociali diano vita a un tavolo territoriale per la famiglia, nel quale si investano idee e risorse per dar vita a reti e progetti capaci di soddisfare i “nuovi bergamaschi”.

Qualche numero per dare la consistenza ai fenomeni che in dieci anni hanno ridisegnato la geografica sociale della nostra provincia. L’analisi compiuta dalla CISL sottolinea come la natalità sia crollata dagli 11956 bebè del 2010 ai 9419 registrati nello scorso anno solare. Di contro, l’incidenza “straniera” nei nuovi nati è cresciuta dal 9,47 del 2003 al 23.05 di oggi. In questo stesso lasso di tempo, l’incidenza di dipendenza strutturale (il rapporto tra la popolazione attiva – 15/64 anni – e la non attiva) è passato dal 44.2 del 2002 al 54 del 2016; il rapporto tra la popolazione anziana e quella attiva dal 23% al 30.7; l’indice di vecchiaia dal 108 al 132 (ci sono 3 anziani per ogni bambino) e l’età media della provincia è cresciuta dal 40.7 al 43.3.

Il numero medio di componenti delle famiglie è di 2,40. Nel 1971 era di 3,41. Le famiglie composte da una sola persona sono quasi il 30% del totale (5,30% in più in 10 anni). I nuclei monogenitoriali “gestiti” dal padre sono il 2,40% del totale. Quelli con la sola madre l’11,34%.

È scontato che una nuova politica familiare debba tener conto di tempi e modi cambiati per il lavoro, per la cura, per il commercio, per la scuola, per tutta la rete dei servizi alla persona – insiste Tancredi. Una struttura rimasta praticamente inalterata da qualche decennio non può facilitare l’esistenza e la crescita di una popolazione che possa poi competere anche economicamente con altre realtà che questi dati hanno saputo elaborarli prima. L’unione Europea ha licenziato nei giorni scorsi una risoluzione per introdurre nel mercato del lavoro maggiori opportunità di conciliazione vita – lavoro. È la risposta europea alla sfida demografica, che il Tavolo della Famiglia di Bergamo dovrebbe fare propria prendere di mira innanzitutto gli stereotipi di genere e creare le condizioni perché il lavoro di cura sia ripartito in maniera equa tra uomini e donne”.

L’avvicinarsi di scadenze “naturali” come la ridefinizione dei piani di zona e la ricomposizione del Consiglio di rappresentanza, secondo Corna, “impongono che si faccia una riflessione seria a livello territoriale su come gestire e impostare le politiche e i confini degli ambiti. Al sindacato compete di riprendere il ruolo contrattuale, e sottolineare le relazioni tra conciliazione e servizi assistenziali”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.