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Il 19 settembre 1893 il primo voto delle donne, ma la strada verso l’uguaglianza è ancora lunga

La lunga storia del suffragio femminile, dal primo voto riconosciuto nel 1893 ai tre paesi che ancora negano il diritto di voto.

Sono passati 123 anni da quando, nella lontana Nuova Zelanda il 19 settembre 1893 le donne si sono viste riconoscere il diritto di voto. Ciò tuttavia avvenne in uno stato non ancora indipendente, visto che la Nuova Zelanda era all’epoca dei fatti una colonia britannica autogovernativa.

Il primo stato europeo a riconoscere il suffragio universale fu il Granducato di Finlandia, con le prime donne elette in parlamento nel 1907. Una ventata di libertà richiesta a gran voce dai movimenti di riforma per il suffragio femminile, che già ad inizio ‘900 sfilavano nelle più grandi città del mondo.

Il diritto di voto alle donne fu finalmente introdotto nella legislazione internazionale nel 1948, quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione universale dei diritti umani.

In Italia il suffragio femminile ebbe invece notevoli rallentamenti e indecisioni: fu istituito inizialmente nella Repubblica Romana del 1849, in cui non veniva escluso il voto alle donne, che però ne restarono fuori per consuetudine. Furono fatti ulteriori tentativi di introduzione tra il 1861 e 1919, mentre nel 1925 una legge fascista concesse il suffragio femminile alle sole elezioni amministrative, che però furono abolite già l’anno seguente, senza che la norma avesse applicazione.

La svolta si ebbe nel 1946, quando avvenne il primo voto su scala nazionale, al referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica italiana e la fine della monarchia.

Una lunga storia quella del suffragio femminile, che vede al suo interno molte fasi e molti dubbi e che si intreccia con il ruolo della donna nella società. Gli ultimi sviluppi sono quelli che vedono coinvolte le donne del Medio Oriente: in Arabia Saudita il diritto di voto è stato concesso alle donne sono nel 2015, mentre gli altri stati limitrofi si sono mossi leggermente prima (gli Emirati Arabi nel 2006, il Kuwait nel 2005 e l’Oman nel 2003). Ci sono poi casi eccezionali, come è il caso dell’Algeria, che ha concesso il diritto di voto nel 1962, ma solo alle donne di età superiore ai 61 anni.

I paesi che negano tuttora il suffragio femminile sono attualmente tre: il Brunei, dove sia le donne che gli uomini non hanno il diritto di voto dal 1962, il Libano, dove il voto è obbligatorio per gli uomini ma opzionale per le donne, e il Vaticano, dove non c’è suffragio femminile (nel conclave gli elettori sono cardinale e dunque maschi).

Una lunga lotta per l’uguaglianza, iniziata più di un secolo fa e non ancora conclusa.

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