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Venerdì della misericordia e Papa Francesco visita i bimbi del reparto di neonatologia

Papa Francesco ci commuove e ci dà l’esempio. Non organizza un convegno sulla misericordia ma va in una terapia intensiva e prende in braccio un neonato, un affarino indifeso e bisognoso di tutto.

Non promuove una conferenza al vertice ma va a confortare le donne strappate alla strada e ai «papponi». Azioni e immagini che commuovono e che devono indurre a «sporcarsi le mani» con le opere di misericordia corporale e spirituale mettendo al primo posto, sempre e comunque l’uomo e la sua vita sacra e inviolabile dall’inizio alla fine naturale.

Un esempio che stride con quanto è accaduto in Belgio con il primo caso di eutanasia su un minore malato terminale, un ragazzo di 17 anni. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana commenta: «La notizia ci addolora e ci preoccupa: la vita è sacra e deve essere accolta, sempre, anche quando questo richiede un grande impegno».

La caratteristica saliente di questi incontri di Francesco è la visita a sorpresa, non annunciata e non preparata, accompagnato dall’arcivescovo Salvatore Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, organizzatore dell’Anno Santo straordinario della misericordia che domenica 25 settembre vedrà a Roma il Giubileo dei catechisti.

Il 16 settembre 2016, «venerdì di misericordia», Francesco visita due strutture sanitarie romane: nel reparto di neonatologia dell’«Ospedale San Giovanni» sono ricoverati 8 bimbi che necessitano di cure intensive, 16 meno gravi e un nido con bambini senza patologie; poi nell’«Hospice Villa Speranza» sono ricoverati una trentina di pazienti in fase terminale, assistiti dalla Fondazione Policlinico «Agostino Gemelli» dell’Università Cattolica.

Forte la sorpresa, palpabile la commozione di pazienti, parenti e personale sanitario di entrambe le strutture. Il dottor Ambrogio Di Paolo, direttore di neonatologia e terapia intensiva neonatale, racconta a «Radio Vaticana»: «Le emozioni sono state tantissime. Del personale che lavora con dedizione e generosità; delle mamme che hanno bambini in condizioni gravi o meno gravi, mamme già felici per l’arrivo dei figli».

Come tutti i visitatori, il Papa si sottopone alla vestizione con il camice e le sovra-scarpe verdi. «Si è molto commosso – racconta Di Palo – e ha avuto una parola di conforto per tutti, ha dato una medaglietta-ricordo benedetta, ha incontrato un ragazzo disabile che è venuto in reparto appositamente per incontrarlo. Il Papa ha voluto sapere come funziona, da quanto tempo sono degenti i bambini e quanto tempo ancora devono restare ricoverati. Ha chiesto notizie anche sui bambini appena nati. Ha voluto salutare tutte le mamme e le ha benedette. È rimasto un po’ frastornato dalle macchine, perché molti bambini sono attaccati alle macchine che li aiutano a sopravvivere».

La visita è un incoraggiamento per le mamme e per il personale medico addetto a un reparto delicato che esige alta professionalità, tanta carica umana e intensa partecipazione.

Il Papa vuole che durante il Giubileo «il popolo cristiano rifletta sulle opere di misericordia corporale e spirituale, un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati. Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti» come afferma nella «Misericordiae vulnus» (14 aprile 2015) la bolla di indizione dell’Anno Santo.

Francesco copre l’ampio spettro delle opere di misericordia, con il magistero quelle spirituali; con le sue scelte, i suoi atti, le sue visite quelle corporali. Il 18 dicembre 2015 apre «la porta della carità» all’Ostello della Caritas di Roma in via Marsala accanto alla stazione Termini, struttura per i senza-tetto fondata nel 1987 da don Luigi Di Liegro, storico direttore della Caritas capitolina. A gennaio a Tor Spaccata, periferia di Roma, visita la casa di riposo «Bruno Buozzi» con una trentina di anziani e poi «Casa Iride», gestita dalla Asl Rm B, prima struttura pubblica in Italia dedicata alla cura di persone in stato vegetativo persistente o in stato di coscienza minima che ospita 7 pazienti: con un approccio innovativo, ai famigliari è consentita la presenza in ogni momento della giornata.

A febbraio la visita alla comunità per tossicodipendenti a Castelgandolfo; a marzo (era Giovedì Santo) il Centro di accoglienza per profughi (Cara) di Castelnuovo di Porto. Ad aprile, con Bartolomeo I Patriarca di Costantinopoli e l’arcivescovo ortodosso di Atene, visita profughi e migranti nell’Isola di Lesbo. A maggio la comunità del «Chicco» di Ciampino (Roma) per persone con grave disabilità mentale. A giugno due comunità per sacerdoti anziani e sofferenti.

Venerdì 29 luglio, nel viaggio in Polonia per la Giornata mondiale della gioventù, trascorre il «venerdì della Misericordia» in preghiera silenziosa nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, visita i bambini ricoverati nell’ospedale pediatrico di Cracovia, celebra la Via Crucis con i giovani. Il 12 agosto incontra 20 donne sui 30 anni liberate dalla «schiavitù della prostituzione» e ospitate in una struttura della Comunità Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi: 7 provengono dalla Nigeria, 6 dalla Romania, 4 dall’Albania e 1 rispettivamente da Tunisia, Italia e Ucraina. Tutte hanno subìto gravi violenze fisiche e vivono protette: «Vi chiedo perdono per tutti quegli uomini che vi hanno fatto soffrire».

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