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Schietta, libera e battagliera: Oriana Fallaci. E i suoi nemici, così politically correct

Lucia Cappelluzzo recensisce per Bergamonews l'ultimo libro sulla Fallaci "I nemici di Oriana" di Alessandro Gnocchi.

“La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001”. 

Sono passati quindici anni da quel disastroso 11 settembre 2011 e ancora riecheggiano le parole della “xenofoba” Oriana Fallaci.

Si parla sempre della giornalista più criticata in Italia. Le sue “profezie”, come le definiscono in molti deridendole, ritornano sempre nelle home page dei social network o negli editoriali di qualche testata giornalistica non appena la cronaca ci racconta di eventi terribili che hanno come protagonisti i temi cardine degli ultimi anni: Isis, terrorismo islamico, immigrazione e tutto ciò a cui il politically corret permette di dare un nome.

Si parla sempre della giornalista italiana più famosa nel mondo o, forse, se ne parla troppo poco.

È per questo che, da avida lettrice di tutta l’opera di Oriana Fallaci (sia ante che post 11 settembre) e sua grande ammiratrice, sono stata subito incuriosita dalla pubblicazione di un nuovo libro sull’argomento Fallaci: I nemici di Oriana dello scrittore e giornalista Alessandro Gnocchi.

Si tratta di un libro estremamente preciso e metodico nel presentare, con vero stile giornalistico, la sua protagonista e le tematiche. Fu proprio Gnocchi, come racconta nel libro, ad avere l’incarico, datogli dal direttore di Libero Vittorio Feltri, di raccogliere gli articoli della Fallaci e di farli arrivare in edicola, seguendo la procedura in tutte le fasi e sopportando le numerose modifiche che la Fallaci imponeva nel corso della revisione.

Gnocchi non si definisce amico della Fallaci (“Non racconterò storie false, tipo quando ero amico della Fallaci. In questi anni l’hanno fatto in troppi senza provare alcuna vergogna. Non siamo stati amici. Il nostro era un rapporto di lavoro”), ma si rammarica di non essere mai stato in confidenza con “la Signora”, come la definiscono sia lui che Vittorio Feltri nella prefazione da lui curata, perché “era guidata da una passione feroce e vederla scrivere, con quella tenacia e con quell’amore mi ha insegnato ad avere rispetto del mio lavoro e di me stesso”.

Gnocchi vuole scrivere dell’Oriana demonizzata, esagerata, razzista, intollerante del post 11 settembre, troppo spesso cancellata dai media perché “il prodotto Oriana si vende meglio se spogliato dalle opere posteriori all’11 settembre.

Meglio la partigiana-adolescente, la grande reporter, la romanziera, al limite va bene anche l’icona anni Settanta della donna così emancipata da superare con un balzo il femminismo”. Il tutto “in omaggio all’ideologia della nostra epoca, il politicamente corretto” o, come direbbe il critico australiano Robert Hughes, in nome del “galateo politico”, non della vera politica, con cui l’Italia entra in contatto per la prima volta con l’articolo La Rabbia e l’Orgoglio, pubblicato il 29 settembre 2001 sul Corriere della Sera, che dà inizio alla prima e finora unica polemica di portata nazionale su temi quali l’immigrazione, i pericoli dell’Islam e l’inconciliabilità dei suoi valori con quelli occidentali.

L’obiettivo del libro di Gnocchi è analizzare gli effetti prodotti dal politicamente corretto e ricostruire la polemica che accompagnò gli ultimi anni della Fallaci e che fece dividere l’Italia: dalle reazioni in seguito alla Rabbia e l’Orgoglio e ai successivi libri della Trilogia, siano esse quelle positive di Paolo Guzzanti e Giuliano Ferrara o quelle assolutamente contrarie di Dacia Maraini e Tiziano Terzani; agli insulti e attacchi ricevuti per i suoi articoli di dissenso per il Social Forum Europeo del 2002 a Firenze, passando per i quattro processi subiti a causa della Trilogia.

Alessandro Gnocchi dedica un intero capitolo all’interesse della Fallaci per il mondo arabo, di cui si occupò dal lontano 1961 quando pubblicò Il sesso inutile, libro nato dai reportage condotti in tutto il mondo e pubblicati su L’Europeo, nel quale racconta la condizione delle donne nel mondo, specialmente quelle delle donne mussulmane – che lei definisce “le più infelici del mondo”- fino ad arrivare alle interviste con i grandi uomini del mondo arabo quali Gheddafi, re Hussein, Bhutto e Khomeini, tutti chiamati con l’appellativi di fascista, dittatore e fanatico.

Una carrellata di eventi estremamente significativi perché, come afferma Gnocchi, “dimostra che la teoria delle due Fallaci (una giovane e libertaria, l’altra vecchia e liberticida), è una colossale sciocchezza: la Trilogia affonda le radici nei reportage che abbiamo ricordato. Questi ultimi si richiamano agli anni fiorentini: quelli della Resistenza, ma anche quelli in cui Oriana vide sua madre sacrificarsi completamente per la famiglia.”

Si parla di Oriana Fallaci in modo manicheo: per denigrarla e condannarla o per innalzarla a dea della giustizia e novella Cassandra, a seconda del partito politico a cui si appartiene. Forse, però, bisognerebbe dimenticarsi per un attimo della Destra e della Sinistra all’italiana, di cosa sia giusto o no, di cosa si possa considerare etico o no, e semplicemente leggere i suoi libri e articoli per quello che sono, vale a dire come eccellenti e godibili prove di scrittura.

Una donna esagerata, ma anche fragile; certo guidata, forse troppo spesso, dalla rabbia, dall’orgoglio e dal suo famoso “carattere”, ma dalle mille e più sfaccettature che ci rivelano “più Oriana”, che molto spesso si fingono di non vedere in favore di un emblema ante e post 11 settembre: aspirante medico, prima donna italiana al fronte come inviata speciale, amica degli astronauti della NASA, amante del rivoluzionario greco Panagulis, ammiratrice di Pier Paolo Pasolini e Pietro Nenni, accanita nemica di Kissinger, staffetta partigiana, soldato, scrittore e molto altro.

Dopotutto, ognuno è libero di pensarla come vuole perché, come direbbe proprio Oriana: “Ogni persona libera deve essere pronta a riconoscere la verità, ovunque essa sia”.
Ma smettiamola con il politically correct.

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