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Grande Guerra, Pillola 92: Flers-Courcelette e la prima volta dei mezzi corazzati foto

Sulla Somme si scrive il futuro della guerra: il 15 settembre del 1916 49 tank britannici fecero il proprio esordio a Flers-Coucelette con modesti risultati ma produssero un effetto psicologico clamoroso sugli avversari.

Quando, il 15 settembre del 1916, i 49 tank che rappresentavano tutto il potenziale in mezzi corazzati dell’esercito britannico avanzarono sferragliando, nel saliente del settore della Somme occupato dalla 4a armata del generale Rawlinson, nessuno, probabilmente, avrebbe potuto immaginare che quel primo, modestissimo e piuttosto insoddisfacente esordio avrebbe significato un punto di svolta nella storia militare.

E, soprattutto, nessuno avrebbe pronosticato per i goffi, lentissimi (procedevano alla velocità di un uomo che cammini molto lentamente) e poco affidabili Mk1 un’evoluzione rapida e formidabile, fino a far divenire il carro armato una delle armi fondamentali già nel primo conflitto mondiale. Nel giro di un paio d’anni, anche francesi e tedeschi avrebbero prodotto modelli sempre più evoluti di mezzi corazzati e si sarebbe iniziato a distinguere tra carri pesanti d’appoggio alla fanteria (infantry tanks) e carri più leggeri, da usare come una sorta di cavalleria blindata (cruiser tanks).

I primi carri, ossia quelli che esordirono nella battaglia di Flers-Courcelette, erano, in pratica, delle casematte metalliche, montate sullo chassis di un trattore cingolato: avevano due cannoni, dal modesto brandeggio, godevano di scarsa visibilità (tanto che spesso spararono sulle proprie truppe) ed erano soggetti a numerosi e frequenti problemi meccanici. Mancavano di un sistema di sterzo efficace e dovevano, perciò trascinare una specie di carretta, a mo’ di timone.

L’utilizzo di questi pachidermi di quasi trenta tonnellate, lenti e vulnerabili si limitava ad una copertura delle fanterie, che avanzavano dietro di loro e all’ostruzione, quando capitava, delle feritoie dei bunker e delle blockhaus germaniche. Tuttavia, questo debutto produsse, perlomeno psicologicamente, un effetto alquanto clamoroso sugli avversari: i tank, se non erano colpiti da un tiro diretto delle artiglierie (che, comunque, non possedevano, ovviamente, proiettili controcarro perforanti), erano praticamente invulnerabili al tiro delle armi leggere, e potevano superare la terra di nessuno, spianando davanti ai fanti le barriere di filo spinato e travolgendo le trincee e i centri di fuoco.

Inoltre, il loro aspetto di mostri primordiali, nel fumo e nel fragore della battaglia, rappresentava di per sé un’immagine terrificante per chi se li trovasse di fronte per la prima volta. Certamente, i fanti tedeschi, dopo un primo momento di sconcerto, impararono ben presto a difendersi e a neutralizzare questi colossi, tuttavia, la sorpresa iniziale bilanciò la scarsa operatività dei primi blindati. In realtà, i tank avrebbero dovuto essere molto più numerosi e si sarebbe dovuto utilizzarli tutti insieme in un attacco in profondità, ma il comandante britannico Haig decise di giocare anzitempo la carta, probabilmente perdendo una grande occasione.

L’attacco di Flers-Courcelette, preceduto da un tiro di artiglieria che doveva lasciare delle fasce di terreno non bombardate, per favorire il passaggio dei tank, interessò una dozzina di chilometri di fronte: fu allora che i carri britannici iniziarono, lentissimamente, ad avanzare. Ma il loro numero si era enormemente ridotto: proprio a causa della loro inefficienza meccanica, tra l’11 ed il 15 settembre, dei 49 tank pronti per l’azione, 17 si guastarono molto prima di raggiungere il fronte ed altri 7, al momento dell’attacco, non si avviarono neppure. Così, soltanto 25 carri mossero attraverso la terra di nessuno verso le linee nemiche.

Come si diceva, il risultato, soprattutto psicologico, fu eccezionale: in tre giorni, le truppe britanniche e canadesi avanzarono per più di 2 chilometri (che, per la Somme era una distanza di tutto rispetto), conquistando i villaggi di Martinpuich, Flers e Courcelette, grazie all’impiego dei carri Mk1. L’attacco venne poi arginato e fermato dall’afflusso di riserve tedesche e dal maltempo, finchè, viste anche le gravi perdite, ai soldati venne ordinato di fermarsi sulle posizioni conquistate, il 22 settembre.

Però, questo esordio, non immune da pecche, impressionò enormemente anche l’alto comando del BEF: Haig chiese immediatamente che si varasse un piano industriale per la costruzione di 1.000 tank, in modo da poter lanciare un grande attacco corazzato in tempi brevi.

Era iniziato un nuovo tipo di guerra, che, di lì a poco, avrebbe offerto ai generali uno strumento efficace per superare il terribile impasse dei reticolati e della terra di nessuno. Infine, come sempre accade nella storia della guerra, ad ogni misura corrispose una contromisura: alla corazza dei tank si rispose inventando i cannoni anticarro, con canne più lunghe, velocità del proiettile maggiore e munizioni perforanti, esattamente come alle lance si rispondeva con gli scudi.

La straordinaria rapidità con cui l’industria militare è in grado di fare fronte alle sempre nuove esigenze belliche si spiega, ancora oggi, con il fatto che, durante un conflitto, le risorse di un paese vengono convogliate come non avviene in tempo di pace nella ricerca e nella produzione di armi: in definitiva, insomma, lungi dall’essere fasi di regresso, le guerre rappresentano un eccezionale volano per la scienza e per la tecnica. Oltre, naturalmente, ad essere un’enorme fonte di guadagno per gli industriali.

Insomma, un buon affare per tutti, tranne che per i soldati ed i civili che, della guerra, sono le vittime.

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