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Kessie si racconta: “Le multe di Gasperini, quell’esultanza da soldato e il rigore rubato a Paloschi”

Dalle multe per i ritardi a pranzo al calcio di rigore “rubato” a Paloschi. Franck Kessie si racconta, e lo fa – com’è giusto che sia per un ragazzotto di neanche 20 anni – senza nessun pelo sulla lingua.

Partendo dalla fatidica pronuncia del cognome: “Si dice Kessì, con l’accento sulla i” ha spiegato al collega Luca Bianchin della Gazzetta dello Sport.

Sull’episodio che domenica scorsa ha tanto fatto arrabbiare mister Gasperini, il centrocampista ivoriano getta acqua sul fuoco: “Mi trovavo nella zona del Papu quando è stato fischiato il rigore, così ho preso la palla e ho confermato che me la sentivo, che potevo tirarlo. E poi Paloschi – ha continuato – era entrato da poco e poteva non essere ancora caldo. Gasperini mi urlava di lasciarlo a Paloschi? E’ vero, ma ho fatto finta di non sentire. In Nazionale, comunque, sono il rigorista: ne ho segnati sei su sei. Ma la prossima volta che ci sarà un calcio di rigore lo lascerò ad Alberto o al Papu”.

Sull’esultanza da soldato: “Lo faccio per mio papà, che è morto quando avevo appena undici anni – ha spiegato Kessie -. Era un calciatore di serie A in Costa d’Avorio, poi è diventato un militare anche se non è mai andato in guerra. Quando segno mi metto sull’attenti per lui”.

L’arrivo in Italia di quasi due anni fa è stato un trauma per Kessie, che ricorda: “Avevo freddo. Quando sono uscito dall’aeroporto volevo tornare a casa mia, in Costa d’Avorio. Ero vicino alla Juventus? E’ vero, mi hanno cercato due volte – ha confermato -. Sulla Roma, invece, non c’è mai stato nulla di vero”.

E il rapporto con mister Gasperini? “Procede bene – ha risposto -, anche se ho preso 120 euro di multa per essermi presentato in ritardo due volte a pranzo”.

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