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Valtorta-Piani di Bobbio: “Passione e programmazione, così i nostri impianti funzionano”

Se a Foppolo la stagione della neve e tutto quello che le gira intorno vive un periodo che definire difficile è un eufemismo, ci sono delle realtà montane bergamasche che potremmo definire virtuose, pur nella loro semplicità. Il Monte Pora, ad esempio, ma anche il comprensorio sciistico di Valtorta-Piani di Bobbio

Se a Foppolo la stagione della neve e tutto quello che le gira intorno vive un periodo che definire difficile è un eufemismo, ci sono delle realtà montane bergamasche che potremmo definire virtuose, pur nella loro semplicità. Il Monte Pora, ad esempio (leggi), ma anche il comprensorio sciistico di Valtorta-Piani di Bobbio. 

Gli impianti godono di una posizione strategica, essendo collocati tra la provincia di Bergamo e quella di Lecco, ma allo stesso tempo vicini a Milano. Attivi dal 1959, sono gestiti dalla Itb Spa (Imprese Turistiche Barziesi), società privata con un fatturato che oscilla tra i 5 e i 6 milioni di euro. Durante la stagione estiva il circo bianco offre lavoro a circa 45 dipendenti, che d’inverno diventano quasi 80. Il comprensorio conta 17 piste (il 90% delle quali servite da innevamento programmato) e 9 impianti di risalita capaci di trasportare oltre 15 mila persone all’ora. Sui 35 chilometri di piste si sfreccia da un minimo di 1.340 a un massimo di 1.950 metri di quota.

“Già negli anni ’60 la nostra telecabina ad ammorsamento automatico aveva fatto scuola – dice Massimo Fossati, brianzolo, 50 anni, amministratore delegato di Itb Spa nonché presidente di ANEF Ski Lombardia (sezione regionale Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) e vicepresidente a livello nazionale -. Nel 1993 siamo stati i primi in Lombardia a introdurre un impianto ad ammorsamento automatico moderno, mentre nel 2009 abbiamo realizzato la prima seggiovia a morsa automatica in Bergamasca”.

La proprietà attuale è subentrata verso la fine degli anni ’80 rilevando il 99,8% delle azioni: “Tra alti e bassi – continua Fossati -, come è normale che sia”. Investire nella montagna, del resto, non è semplice, specialmente di questi tempi: “I costi d’esercizio sono elevatissimi e a parte pochissime eccezioni, penso a Livigno, il settore è in grande difficoltà”.

Ecco. Oltre ai consistenti investimenti, quali sono queste difficoltà?

“Ad esempio ci vuole molto tempo per ottenere i permessi necessari alla realizzazione di opere e strutture. Ma a volte il problema più grande è dato dalla mancanza di professionalità e competenze da parte di chi amministra”.

Sono queste le qualità che sono venute a mancare in altri comprensori della Bergamasca?

“La mia voleva essere una semplice considerazione, nessun riferimento in particolare”.

Cosa ne pensa di tutto quello che sta succedendo a Foppolo?

“Non voglio esprimere alcun giudizio, ma spero vivamente che la situazione si sistemi al più presto. Se la stagione invernale non dovesse partire sarebbe un problema per tutta la valle. E anche gli impianti di Valtorta, sul lungo termine, potrebbero risentirne”.

Il vostro, ad ogni modo, viene considerato un modello di gestione virtuoso. Perché?

“Innanzitutto va detto che abbiamo un bacino d’utenza considerevole. Partendo da Milano, in meno di un’ora si possono raggiungere le nostre piste da sci senza fare un semaforo e affrontare un tornante. E questo, senza dubbio, è un valore aggiunto che altri non hanno”.

E poi?

“E poi meno quota, meno freddo e più vicinanza. Lavorando nel campo del cosiddetto ‘turismo di prossimità’, questi sono aspetti fondamentali dei quali tenere conto. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo ampliato la nostra offerta. Gestiamo più comprensori (Artavaggio, Piani d’Erna, Pian delle Betulle e Piazzatorre, ndr) e stiamo cercando di ‘destagionalizzare’ il più possibile, basti pensare che il 20% del nostro fatturato lo porta in dote l’estate. Ad ogni modo, una ricetta segreta non c’è, anche se un ingrediente non deve mai mancare…”

Quale?

“La passione. Un carburante fondamentale, che non deve mai esaurirsi”.

Un carburante che vi spingerà ad effettuare investimenti anche in futuro?

“Vorremmo realizzare un altro paio di seggiovie, ma prima dobbiamo pensare all’equilibrio economico finanziario della società. La passione serve ma accompagnata dalla razionalità. Dal 2000 in poi abbiamo comunque sostituito tutti gli impianti e rivisto l’intera area sciabile. Ci tengo inoltre a precisare un aspetto: la nostra società non ha mai distribuito un utile. Tutto ciò che è stato generato come utile è sempre stato reinvestito”.

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