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L’assessore Poli: patto tra genitori e scuola, Bergamo sia a misura di bambino

Lunedì 12 settembre inizia l'anno scolastico. Loredana Poli, assessore all'istruzione del Comune di Bergamo, augurando un buon anno scolastico esorta genitori e docenti a siglare un patto perché Bergamo sia a misura di bambino.

A meno di 24 ore dal suono della campanella che riporterà gli studenti in classe abbiamo incontrato Loredana Poli, assessore all’Istruzione del Comune di Bergamo, per fare il punto della situazione.

Assessore Poli, la scuola riparte: in che condizioni sono le strutture scolastiche della città di Bergamo?
“Il Comune di Bergamo ha 9 istituti comprensivi per 55 plessi scolastici sparsi nei quartieri che raccolgono il primo ciclo scolastico: dalla materna alla secondaria di primo grado. Quest’anno iniziamo con una scuola nuova che è la Codussi. È un edificio completamente nuovo che inaugureremo presto e che è stato arredato con criteri e arredi innovativi, scelti insieme alla scuola. Gli ambienti sono diversificati ed utilizzabili con maggiore flessibilità, potenzialmente limitando la modalità di trasmissione frontale per potenziarne altre ormai sperimentate e codificate in molte scuole. A questa si aggiunge la completa ristrutturazione della scuola Munari. Un intervento sia estetico che strutturale, non dimentichiamo che questo edificio era puntellato da dieci anni e i genitori lo avevano ribattezzato “Beirut”.

La domanda è d’obbligo, dopo il recente sisma in Umbria e Marche e la tragedia che distrusse completamente la scuola di San Giuliano di Puglia: questi edifici sono antisismici?
“La Codussi è antisismica perché è stata progettata e realizzata con la recente normativa. Per la Munari si è intervenuti con un consolidamento strutturale, quindi con palificazioni delle fondazioni e soprattutto sono stati completamente consolidati i tavolati. Lo rimarco con piacere perché è stato il primo intervento che abbiamo deciso di avviare con l’assessore ai lavori pubblici Marco Brembilla”.

Ci sono altre novità?
“Ci sono gli arredi nuovi alla scuola primaria Pascoli a Redona. Scuola che ha avviato, per le classi prima e seconda elementare, un progetto educativo realizzato in collaborazione con Ats (la ex Asl, ndr)per per la mensa in classe. I bambini staranno in classe a consumare il pasto, in un’ atmosfera più raccolta, con attenzione al cibo e al benessere dei più piccoli, anche con finalità antispreco. Anche qui, nuovi arredi che il Comune ha fornito, si tratta di un progetto che riscontra il favore dei genitori”.

C’è poi la connessione in fibra di tutti i plessi scolastici.
“Sì, era uno dei punti del mandato dell’amministrazione comunale che abbiamo portato a termine. Tutti i 55 plessi scolastici hanno la connessione in fibra ottica e questo passaggio permette, tra l’altro, a tutti gli uffici e le segreterie delle scuole di usufruire anche della telefonia in VoIP che facilita le comunicazioni interne e potenzialmente consentirà di risparmiare sui costi della bolletta”.

All’inizio dell’anno scolastico si ripresenta anche l’annoso problema da che età possono uscire da scuola da soli i bambini.
“È un tema che era stato sollevato già all’inizio dell’anno scolastico 2012, ma che si ripresenta ogni anno. A livello cittadino allora le scuole avevano chiesto la collaborazione del professor Remo Morzenti Pellegrini che aveva approfondito gli aspetti giuridici del caso. La situazione è complessa perché c’è un vuoto normativo, e in Parlamento dal 2013 è stata depositata una proposta di Legge che chiarirebbe questo punto definendo le responsabilità della scuola e quelle dei genitori. Non dimentichiamo che stiamo parlando sempre di minori e che, secondo il mio parere, se la questione viene affrontata in termini di contrapposizione non si arriva da nessuna parte, anche perché in mancanza di norme non è facile trovare una soluzione”.

Che cosa si può fare? Che cosa consiglierebbe?
“La soluzione va ricercata e delineata nella condivisione di un progetto educativo che abbia sempre al centro il bene dei bambini e soprattutto che abbia l’obiettivo chiaro per tutti di far guadagnare una progressiva autonomia degli studenti in base alla loro età. In mancanza di riferimenti non si può che predisporre dei regolamenti da parte delle singole scuole, regolamenti che dicano bene quali sono le responsabilità delle famiglie e quali quelle delle scuole”.

Un compito non proprio facile.
“Eppure a Bergamo c’è già un regolamento che viene applicato ormai da 5 anni e che funziona”.

Chi lo ha predisposto?
“L’istituto comprensivo Mazzi ha predisposto una norma che regola l’entrata e l’uscita dei propri alunni e che prevede una variabilità a seconda delle esigenze, dell’età e delle caratteristiche di ogni bambina e bambino. C’è un modulo in base al quale la famiglia, che ha preso visione del regolamento dell’istituto, collabora per evitare e segnalare tutti i rischi nei quali potrebbero imbattersi i bambini, condivide l’opportunità di autonomia dei propri figli e dichiara di avere resi consapevoli i propri figli del percorso da seguire per tornare a casa e dei comportamenti corretti che bisogna tenere sul marciapiede e negli attraversamenti. Si insegnano ai figli alcuni criteri elementari di sicurezza e si conoscono i percorsi da seguire”.

Come funziona questo patto tra scuola e famiglia?
“La famiglia chiede alla scuola, la scuola grazie agli insegnanti di classe condivide la propria osservazione dei bambini e delle bambine, in particolare per concordare, o meno, sul fatto che abbiano raggiunto quella maturità che permetta loro questo passaggio di autonomia. In caso contrario, si concordano altro tempi di attuazione della richiesta. Di fronte a questa buona pratica, io come amministratore comunale mi stupisco del fatto che ad ogni inizio anno si sollevi la questione all’interno dei singoli istituti comprensivi e non si guardi la situazione nel suo complesso”.

Il complesso è la città. Fuori dalla scuola i bambini possono essere al sicuro?

“Come Amministrazione comunale abbiamo introdotto alcuni strumenti e progetti per facilitare questo passaggio fondamentale per i bambini. Innanzitutto c’è il trasporto scolastico in alcune aree della città proprio per evitare che ci sia una distanza eccessiva tra scuola e casa. Abbiamo diversi agenti della polizia locale agli incroci e agli attraversamenti pedonali, ci sono i presidi dei ‘nonno vigile’ con la supervisione della polizia locale, che ringrazio; ci sono zone 30 per favorire una maggiore tranquillità, oltre alle ztl (zone a traffico limitato) a tempo che scattano negli orari di ingresso e uscita delle scuole”.

Ha mai avuto segnalazioni negative da parte dei genitori?
“Sì, ho avuto segnalazioni da parte di genitori che segnalavano altri genitori alla guida di vetture che andavano troppo veloci in prossimità delle scuole”.

Poi ci sono i piedibus.
“A Bergamo abbiamo 15 linee piedibus. Un vero fiore all’occhiello, ma si tratta per la maggior parte di piedibus in entrata. Il vero problema è l’uscita da scuola perché i genitori sono spesso al lavoro”.

Che cosa proponete? C’è allo studio qualche misura?
“Abbiamo dei suggerimenti che ho chiesto di rilanciare alle reti sociali. Vorremmo far ripartire i progetti di “negozio amico”. I negozianti interpellati dalla rete che si rendessero disponibili potrebbero esporre una vetrofania per indicare un punto di appoggio in caso i bambini necessitino di aiuto: dal telefonare ai genitori all’andare ai servizi o chiedere un’indicazione. Le reti sociali sono soggetti importanti, non è un progetto impegnativo e permette a tutti i ragazzi ed in diversi orari della giornata di avere dei punti di riferimento in caso di necessità nel tragitto tra scuola e casa oppure tra casa e oratorio o campo sportivo. Infine, quest’anno con l’Associazione genitori della scuola Da Rosciate organizzeremo una serie di incontri serali con i papà e le mamme concentrati sul tema dell’autonomia dei bambini e bambine. Affronteremo il tema sia dal punto di vista pedagogico e sia legale. Credo sia necessario che genitori e scuola stringano un patto e coinvolgano negozi, oratori e centri sportivi, perché Bergamo possa diventare una città a misura di bambino. Dove per un bambino sia più facile muoversi in tranquillità”.

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