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Scaramanzie, trionfi e progetti futuri: l’argento olimpico Laura Teani si racconta a BgNews

Bergamasca di Stezzano, classe 1991, il portiere del Setterosa svela le emozioni di Rio 2016 e i sogni futuri: "Tokyo 2020, ma da titolare. Poi un giorno, chiusa la carriera, porterò avanti l'azienda agricola di famiglia"

Di certo non si può dire che Laura Teani non sappia cosa fare della propria vita. A 25 anni ha già vinto due scudetti con la Plebiscito Padova, ha una medaglia d’argento olimpica appena messa al collo e una lista lunga così di obiettivi per il suo futuro. A breve e a lungo periodo.

Laura Teani

Lei è fatta così. Determinata e sicura di se stessa, come dimostrato nove anni fa quando, nonostante un’adolescenza ancora tutta da vivere, ha scelto di lasciare famiglia, parenti e amici per trasferirsi a Padova e cercare di diventare un’atleta di pallanuoto professionista: “A 17 anni avevo appena vinto l’Europeo giovanile con l’Italia – ha raccontato, ospite della redazione di Bergamonews -, quando ho ricevuto l’offerta da Padova”.

Perché ha preso quella scelta, difficilissima per una 17enne?
“Perché me lo sentivo, sapevo che potevo farcela. I miei genitori sono stati fantastici: mi hanno permesso di prendere una scelta senza divieti e senza pressioni. Quando ho detto che sarei partita mi hanno solo chiesto: sei sicura? Io ho detto di sì”.

E’ lì che ha davvero pensato di poter diventare una professionista?
“Sì, dopo quell’Europeo vinto ho iniziato a sentire una sicurezza che mi accompagna da sempre. Sono una ragazza molto determinata: se voglio una cosa vado e me la prendo”.

Laura Teani

A 17 anni, da sola a Padova, come se l’è cavata?
“Non è stato facile, ci sono stati anche i momenti in cui avrei voluto mollare tutto e tornare alla mia vita normale. Ma alla fine la passione per questo sport e la voglia di arrivare hanno prevalso. Ed è stata una fortuna. Uscire di casa così presto mi ha fatto crescere prima, mi ha fatto diventare indipendente nonostante la giovane età”.

Come si è avvicinata alla pallanuoto?
“E’ stato un caso, un caso molto fortunato. Facevo nuoto e la mia allenatrice, che ha una figlia che ai tempi giocava a pallanuoto, mi ha consigliato di provare. Ho accettato e da quella volta non ho più mollato questo sport che oggi è la mia vita”.

Però è strano che in Italia una bambina scelga la pallanuoto…
“Sì, ed è un vero peccato. Nonostante gli iscritti ai corsi siano sempre pochi, la scuola italiana della pallanuoto è sempre all’avanguardia, tra le prime al mondo. E non è un caso che Settebello e Setterosa siano due squadre vincenti da moltissimi anni ormai”.

A maggio il secondo scudetto consecutivo con la Plebiscito Padova, ad agosto l’argento olimpico: che anno, il 2016, per Laura Teani.
“Diciamo che il lavoro che si fa ogni settimana sta portando i frutti sperati. Posso assicurarvi che è dura: gli allenamenti sono sempre massacranti, i sacrifici non si contano nemmeno più. E per fortuna che adesso si vince: i primi anni a Padova, quando non riuscivamo ad affermarci, mi sono più volta chiesta chi me lo facesse fare”.

L’ultimo scudetto lo ha vinto da grande protagonista, non è così?
“Sì, diciamo che ho partecipato attivamente a quella vittoria. Ed è stata una soddisfazione enorme”.

A Rio si aspettava un cammino tanto positivo?
“Diciamo di sì: il Setterosa è un gruppo stupendo, spesso ci siamo aggrappate alla nostra unione nei momenti di difficoltà. Gli impegni con la Nazionale sono sempre tanti durante la stagione, in media ci si raduna una volta al mese per 3-4 giorni. Questo ci permette di conoscerci, di avvicinarci, di diventare amiche. Alle Olimpiadi è stato proprio il gruppo il nostro segreto”.

Laura Teani

Tokyo 2020, come se li immagina quei giochi?
“Prima di tutto voglio arrivarci, lavorando ancora più di quanto fatto fino ad oggi. E quei giochi me li immagino da protagonista e non da portiere di riserva come sono stati questi di Rio”.

Che ragazza è Laura Teani fuori dalla vasca?
“Una ragazza semplice, serena e tranquilla. Come detto prima, sono determinata in tutto e arrivo sempre a prendermi quello che voglio. E sono molto, molto scaramantica, una ragazza piena di riti: se vedo un gatto nero che mi attraversa la strada cambio rotta, e prima di ogni partita ascolto Ligabue. La pallanuoto è tutta la mia vita, ma so che un giorno la mia carriera finirà, e negli ultimi anni mi è anche balenata l’idea, un giorno, di portare avanti l’azienda agricola che la mia famiglia ha da due generazioni a Verona. Ma ci sarà tempo per pensarci”.

E il suo futuro imminente, invece, come lo vede?
“Voglio vincere ancora a Padova, con questa squadra, magari anche in ambito europeo e non solo in Italia. E poi voglio Tokyo con tutta me stessa: uno dei miei due fratelli ha promesso di seguirmi in Giappone, se sarò convocata. Gli ho detto di iniziare a risparmiare i soldi per il biglietto: con le Olimpiadi, di solito, costano parecchio…”.

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