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Padre Pizzaballa arcivescovo di Gerusalemme: il papa gli affida la missione di pace fotogallery video

Ci sarà un pezzo di Terra Santa e di Medio Oriente sabato pomeriggio nella Cattedrale di Sant’Alessandro a Bergamo per la consacrazione episcopale del bergamasco Pierbattista Pizzaballa che Papa Francesco il 24 giugno 2016 ha nominato, con la qualifica di arcivescovo, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, dopo che questo frate minore francescano è stato per 12 anni “custode di Terra Santa”.

Presiede il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, organismo che sovrintende alle Chiese cattoliche del Medio Oriente. Con lui concelebrano Fouad Twal, Patriarca emerito di Gerusalemme, al quale spetta il titolo di Sua Beatitudine; Francesco Beschi vescovo di Bergamo; una trentina di arcivescovi e vescovi tra i quali i nunzi apostolici in Israele, Palestina, Giordania, Libano, Cuba, Singapore, Canada e i vescovi bergamaschi. Folta la rappresentanza ecumenica e mediorientale: l’arcivescovo di Akka dei Greco-Melkiti; l’arcivescovo maronita di Haifa; il vicario apostolico dell’Arabia; il vicario apostolico di Istanbul in Turchia; una delegazione guidata dall’arcivescovo Nektarios inviata dal Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme.

Pierbattista Pizzaballa è nato a Cologno al Serio il 21 aprile 1965; nel settembre 1976 entra nel Seminario francescano di Bologna e il 14 ottobre 1989 emette la professione religiosa. Consegue il baccellierato in teologia al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il 15 settembre 1990 è ordinato presbitero a Bologna. Completa gli studi allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Dal maggio 2004 è “custode di Terra Santa” con l’antico privilegio di indossare l’anello pastorale, la croce pettorale e la mitria propri dei vescovi. Il mandato si conclude il 24 maggio 2016. Accanto all’impegno accademico l’attività pastorale di Pizzaballa è soprattutto verso la comunità “ebreofona” con la pubblicazione del Messale e dei libri liturgici in ebraico.

Il Patriarcato di Terra Santa ha giurisdizione sulle comunità cattoliche di Israele, Palestina, Giordania e Cipro. L’unico precedente di un “custode” passato direttamente alla guida del Patriarcato è quello del francescano toscano Alberto Gori, Patriarca 1949-1970 nominato dopo la prima guerra arabo-israeliana (11 giugno-8 luglio 1948). Il dato più sorprendente della sua nomina è stata la scelta di un italiano dopo due patriarchi arabi: il palestinese Michel Sabbah (1987-2008) e il giordano Fouad Twal (2008-2016).

La Chiesa cattolica in Terra Santa è profondamente cambiata: non è più una Chiesa fatta solo arabi – gli ebrei cattolici sono pochissimi – ma è composta da decine e decine di migliaia di filippini, indiani, srilankesi, sudanesi e africani giunti in Israele come lavoratori immigrati e che hanno trovato nelle parrocchie cattoliche e ortodosse l’unico punto di riferimento e di aiuto. A causa delle guerre e degli scontri i cristiani sono costretti a fuggire dal Medio Oriente. I cristiani immigrati sono più numerosi dei cristiani arabi, anche se la loro è una presenza temporanea a causa delle rigidissime leggi israeliani. Tra gli impegni dell’amministratore apostolico anche l’arduo compito di far progredire il dialogo ecumenico tra le 6 Chiese orientali cattoliche (copta, siriana, greco-melchita, maronita, caldea, armena) e le Chiese ortodosse e tenere insieme le parrocchie palestinesi, gli immigrati, la Giordania stremata dall’immensa folla di tre milioni di profughi fuggiti dalla guerra in Siria.

Pizzaballa è molto stimato. La sua opera si è contraddistinta per equilibrio e capacità strategica e diplomatica nella complicata mediazione tra israeliani e palestinesi. La sua voce è stata una delle più ascoltate in quell’intricato mondo politico- religioso. In un momento di grandi trasformazioni Papa Francesco decide che più della nazionalità è importante affidarsi a un uomo di spessore, che in più occasioni ha dimostrato una grande libertà rispetto alle appartenenze. Francesco ha potuto vedere Pizzaballa all’opera nel viaggio che ha compiuto in Terra Santa il 24-26 maggio 2014 nel 50° dell’incontro a Gerusalemme tra Paolo VI e Atenagora. Francesco gli ha affidato l’incarico di organizzare l’incontro per la pace in Terra Santa tra il presidente d’Israele Shimon Perez, il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, il Vescovo di Roma Francesco, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, incontro che si è svolto in Vaticano l’8 giugno 2014.

Nel stemma arcivescovile di Pizzaballa appare la città di Gerusalemme da cui si alzano la cupola del Santo Sepolcro, la Torre di Davide e la cupola della Moschea della roccia. L’oro in araldica simboleggia la fede e la verità; l’argento la purezza, l’innocenza, l’umiltà e la giustizia. Gerusalemme mantiene la vocazione a essere casa di preghiera per tutti i popoli e i luoghi santi rimandano alle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo. A Gerusalemme si è compiuto il mistero della salvezza in Cristo, rappresentato nel monogramma XP posto sul rotolo della Parola di Dio. Sopra lo stemma le braccia incrociate del Crocifisso e di San Francesco, simbolo dell’Ordine Francescano. Il motto è “Sufficit tibi gratia mea. Ti basta la mia grazia” (II Corinti 12, 9).

Ha spiegato Pizzaballa: “La Terra Santa è crocevia di difficoltà e divisioni di ogni genere: tra le Chiese, tra le fedi monoteiste e tra i popoli che la abitano. Le difficoltà sembrano sempre enormi e insormontabili. La Chiesa di Terra Santa non ha mezzi e non ha potere. Ha solo Cristo e la sua grazia. È dunque questo il motivo della scelta: avere la coscienza che la nostra missione altro non è che testimoniare la Grazia che per primi ci ha toccato e da questa solamente partire”.

I vescovi di Terra Santa si dicono pronti a sostenere la missione di Pizzaballa: “Il nostro comune desiderio di servirsi di tutto e di tutti per aprire strade e costruire ponti ci salvaguarderà dalla tentazione di porre bastoni tra le ruote o di barricarsi dietro inutili campanilismi. Rendiamo grazie al Signore per quello che potremmo fare insieme: la sua grazia ci basta. Andiamo avanti insieme senza ripensamenti, senza tentennamenti, senza indietreggiare, amandoci sempre ovunque e comunque”.

Non è improbabile che, dopo un periodo come amministratore apostolico, Papa Francesco nomini Pizzaballa Patriarca e potrebbe anche attribuirgli la porpora cardinalizia.

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