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Da Bose il Patriarca Youhanna condanna i terroristi e le malefatte dell’Occidente

Da Bose il siriano Youhanna X (Yazigi), patriarca ortodosso di Antiochia di Siria – che ora si trova in Turchia - inchioda i terroristi islamici e l’Occidente: «Salvate i nostri Paesi dalle grinfie del terrorismo".

«L’ecumenismo del sangue precede ogni contrasto e rafforza il cammino verso l’unità è la via privilegiata del dialogo tra le Chiese cristiane». Lo afferma Papa Francesco nel telegramma inviato, a firma del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, alla comunità monastica-ecumenica di Bose (provincia e diocesi di Biella) che ospita il 24° convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa «Martirio e comunione» (7-10 settembre 2016).

Da Bose il siriano Youhanna X (Yazigi), patriarca ortodosso di Antiochia di Siria – che ora si trova in Turchia – inchioda i terroristi islamici e l’Occidente: «Salvate i nostri Paesi dalle grinfie del terrorismo, fermate il commercio sfrenato delle armi e richiamate le vostre navi da guerra! Non ci sentiremo al sicuro né con navi da guerra né con navi da emigrazione! Ci sentiremo protetti soltanto se nelle nostre terre verrà seminata la pace. Noi siamo piantati qui da duemila anni: qui siamo nati, qui viviamo, qui moriremo. I nostri cristiani cercano qualcuno che ponga attenzione al loro grido ma non lo trovano. Non andiamo in cerca della pietà dei forti (i terroristi, n.d.r.) ma, a voce alta, urliamo loro in faccia: “Smettetela di affibbiarci l’etichetta di miscredenti, basta terrorismo, basta menzogne! Smettetela di esportare la barbarie».

Prosegue il Patriarca siriano, il cui fratello dal 12013 è nelle mani dei terroristi: «Non è ora che il mondo si svegli? Non è ora che l’umanità si renda conto che terrorismo e intolleranza religiosa raggiungeranno ogni angolo del Pianeta? Non è ora che la politica internazionale si interessi ai due metropoliti, Yuhanna Ibrahim e Bulus Yaziji, e dei presbiteri rapiti da più di tre anni? Non è ora di chiedersi perché la politica internazionale imponga l’embargo a un popolo affamato chiudendo le porte dei mercati mentre spalanca quelle del commercio delle armi? I politici stanno con le mani in mano e guardare il teatro di violenza della Siria dando priorità agli interessi economici e strategici che servono le loro politiche disumane».

Il mondo è smarrito e «attende dai cristiani una comunione autentica e una vera unità che superi le barriere della Storia, i suoi peccati e le sue ferite. Il mondo ha un impellente bisogno di testimonianza cristiana fondata sull’incontro e la comprensione, di una voce cristiana unificata e franca»

Il Patriarca nomina a una a una le vittime della violenza terroristica ripercorrendo la lunga scia di sangue fino a Jacques Hamel, il prete di 86 anni caduto il 26 luglio 2016 in Francia «ucciso tra l’altare e il santuario»: «Le sofferenze dei cristiani rappresentano il miglior incentivo a pensare alla nostra unità. I martiri cristiani ci ricordano che ciò che unisce è molto più grande di ciò che divide», che era l’idea fissa che illuminò Papa Giovanni nell’indire il Concilio Vaticano II (1962-1965). «Siamo disposti ad ammettere le nostre responsabilità nell’allargare il fossato che divide le Chiese? ad ammettere gli errori commessi nel corso della Storia e, in particolare, gli errori che hanno contribuito a dividere il Corpo di Cristo? Siamo pronti a curare le ferite del passato e a liberarci della memoria dell’inimicizia?».

Da cuore del Piemonte al Medio Oriente. La lotta dei cristiani mediorientali «non è contro forze umane, non è contro la carne e il sangue, ma contro i principati e le potestà, contro i signori delle tenebre di questo tempo, contro le schiere del male in luoghi che sono legati al Cielo». Theophilos III, Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, delinea lo scenario nel quale sono costrette a vivere le comunità cristiane i n terre stravolte da guerre sanguinarie e fanatismi feroci.

Lo fa ad Amman all’11ª assemblea del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Middle East Council of Churches), davanti a 22 rappresentanti delle Chiese cristiane che vivono in una parte del mondo da decenni devastata da violenze, ingiustizie e scontri di potere.

Molti gli interventi, da Tawadros Patriarca copto-ortodosso a Ignatius Aphrem II, Patriarca siro-ortodosso, da Aram I Catholicos armeno-ortodosso a Youhanna X (Yazigi), patriarca ortodosso di Antiochia di Siria. Tutti sottolineano la necessità di trovare nuovi cammini per vivere la comunione tra i battezzati e l’urgenza di alimentare la tradizione di convivenza e dialogo tra cristiani e musulmani, per affrontare i settarismi fanatici e trovare le vie per una piena uguaglianza tra i cittadini.

Intanto monaco siro-cattolico Jacques Mourad racconta al giornalista Gianni Valente del sito «Vaticaninsider» la sua avventura: dice Messa a Sulaymaniya, nel Kurdistan iracheno, sotto lo sguardo del Califfo. Sacerdote a servizio anche dei tanti sfollati cristiani provenienti da Qaraqosh, nella Piana di Ninive, fuggiti dai terroristi islamici, che nel maggio 2015 rapirono anche lui, prelevandolo dal monastero di Mar Elian, tenendolo segregato per mesi e poi riportandolo nella città di Quaryatayn. Padre Jacques, membro della comunità monastica fondata dal gesuita Paolo Dall’Oglio – da tre anni nelle mani dei terroristi – nell’ottobre 2015 riesce a fuggire, va a Roma per curarsi e poi torna in Medio Oriente. Ora fa catechismo ai bambini della Prima Comunione.

Un anno fa – ricorda «Vaticaninsider» – celebrava Messa nelle terre sotto il dominio del Califfato: «A Quaryatayn celebrammo la prima Messa il 5 settembre 2015 sotto terra in uno stabile nel quartiere cristiano. Mentre celebravamo Messa insieme, siro-cattolici e siro-ortodossi, eravamo pieni di stupore per il miracolo che stavamo vivendo. Dopo quattro mesi e 15 domeniche di prigionia, era la prima Messa. All’inizio avevamo paura: e se arrivavano i jihadisti? Poi è prevalso il rendimento di grazie a Colui che mi aveva sostenuto in quelle prove: mi dicevano che mi avrebbero sgozzato, se non mi convertivo all’Islam. Ho ripensato tanto a quella Messa dopo il martirio di Jacques Hamel, il sacerdote francese trucidato davanti all’altare».
Pier Giuseppe Accornero

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