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Toni Capuozzo: “Concreti e di parola, ecco perché l’Italia ama gli alpini”

Il noto giornalista sarà protagonista dell'incontro “Alpini senza frontiere” con lo storico Marco Cimmino: appuntamento venerdì 9 settembre al Teatro alle Grazie di Bergamo

Novantacinque anni da festeggiare in grande stile: la sezione Ana di Bergamo è pronta a tagliare il prestigioso traguardo con una lunga serie di eventi che caratterizzeranno il weekend del 9-11 settembre.

Primo appuntamento venerdì 9 settembre alle 20.45 al Teatro alle Grazie con l’incontro “Alpini senza frontiere” al quale interverranno il giornalista Toni Capuozzo, che parlerà delle missioni di pace, e lo storico bergamasco Marco Cimmino che ripercorrerà la storia del corpo (leggi qui).

Giornalista dal 1979, Toni Capuozzo lavora a Lotta Continua, per la quale segue l’America Latina, e diviene professionista nel 1983. Dopo la chiusura di Lotta Continua scrive per il quotidiano Reporter e per i periodici Panorama Mese ed Epoca. Durante la Guerra delle Falkland (1982) ottiene un’intervista esclusiva al grande scrittore Jorge Luis Borges.

Successivamente si occupa di mafia per il programma Mixer di Giovanni Minoli. È inviato per la trasmissione l‘istruttoria. In seguito, collabora con alcune testate giornalistiche del gruppo editoriale Mediaset (TG4, TG5, Studio Aperto), seguendo in particolare le guerre nell’ex Jugoslavia, i conflitti in Somalia, in Medio Oriente e in Afghanistan.

Vicedirettore del TG5 fino al 2013, dal 2001 cura e conduce Terra!, settimanale del TG5 per dieci anni e poi in onda su Retequattro, sotto la direzione di Videonews. Ha tenuto inoltre, su Tgcom24, la rubrica Mezzi Toni.

Perché si parla di “Alpini senza frontiere”?

“Personalmente li ho visti all’opera da Sarajevo all’Afghanistan, ma qui non si sta parlando di frontiere solo nel senso più stretto del termine. Gli alpini sono in prima fila un po’ ovunque: dalle grandi catastrofi naturali alle piccole emergenze quotidiane. E’ un volontariato che spesso viene dato per scontato dalle istituzioni e che non raccoglie tutte le attenzioni che merita”.

Nell’immaginario collettivo le penne nere sono spesso sinonimo di solidarietà, da dove nasce questa associazione di idee?

“Semplice, nasce dai fatti. A differenza di molte istituzioni che lavorano su proclami e promesse, gli Alpini privilegiano le azioni alle parole. Anzi, spesso fanno più di quel che dicono. E questo aspetto, in un paese dove alle parole viene dato grande spazio, può essere considerato una gran virtù”.

E’ questo che intende quando parla di “cultura alpina”?

“Anche. E poi agli Alpini va riconosciuto un grande merito: quello di essere degli scribi formidabili nel ricordare e tramandare questo loro grande patrimonio culturale”.

Nel suo intervento parlerà anche di missioni di pace.

“Già. La parola stessa rischia di indurre in confusione un’opinione pubblica poco informata. Le missioni di pace, del resto, si fanno dove la pace non c’è, ragion per cui l’elemento strettamente militare è necessario. Spesso queste missioni sono figlie di un’illusione: quella che la democrazia sia esportabile quasi con la bacchetta magica. Noi dovremmo imparare a guardare ai contingenti spediti all’estero sapendo bene che la responsabilità delle missioni non è loro, ma dei governi. Ai militari va il compito di applicare un mandato. Ragion per cui, un giorno, mi piacerebbe vivere in un paese che indossa la divisa di tutti, non solo quella del governo o dello schieramento di turno”.

A Bergamo presenterà anche il suo libro, “Il segreto dei Marò”, edito da Mursia. Qual’è questo segreto?

“È un segreto di Pulcinella, quello sulla loro innocenza. Loro hanno sempre detto di non essere colpevoli, ma le istituzioni italiane lo hanno sempre tenuto nascosto. Sostenere apertamente l’innocenza dei marò avrebbe causato un duro braccio di ferro diplomatico con l’India, cosa che l’Italia non voleva fare, temendo per i propri affari. Eravamo convinti che si sarebbe risolto tutto a tarallucci e vino, e invece…”.

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