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Turchia, Paleari: “Università e cultura come avamposti di dialogo e di difesa dei valori” foto

Stefano Paleari, già rettore dell'Università di Bergamo e attuale membro del board dell'European University Association, ha incontrato a Bruxelles i rettori delle Università Turche dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso: ad oggi 1386 del 1577 Rettori turchi sono stati reinsediati. Gli Atenei europei come promotori di dialogo.

Stefano Paleari, ex Rettore dell’Università di Bergamo, ha partecipato nella mattinata di mercoledì 7 settembre all’European University Association di Bruxelles all’incontro con lo YÖK, Turkish Higher Education Council per discutere gli sviluppi del settore dell’educazione superiore in seguito al tentato colpo di stato del 15 luglio. Paleari, unico rettore italiano, è uno degli otto componenti che dal 2013 siede nel board dell’European University Association, l’associazione che raggruppa circa 800 atenei europei.

Durante l’incontro è stato comunicato che dalla metà di giugno ad oggi 1386 del 1577 Rettori sollevati dall’incarico a metà giugno sono stati reintegrati. In programma nei prossimi mesi anche un evento nazionale in Turchia con la conferenza dei Rettori e uno con i membri dell’European University Association.

Professor Paleari perché avete sentito la necessità di incontrare i rettori delle Università turche?
“Con 64 membri dell’European University Association e quasi 7 milioni di studenti, la Turchia è una parte importante dell’area europea dell’educazione superiore. È nell’interesse dell’intero settore promuovere il dialogo e lavorare insieme per tutelare i valori fondamentali condivisi dalle università. Abbiamo sentito il dovere di conoscere dai diretti interessati che cosa sta succedendo in Turchia, anche perché nei mesi scorsi abbiamo ricevuto la preoccupazione dei rettori su alcuni elementi di tensione legati alla libertà di espressione, libertà che non era garantita in alcune università”.

La Turchia ha sette milioni di studenti universitari?
“Sì, è un dato che colpisce soprattutto se si confronta con quello delle università italiane che contano circa 2 milioni di studenti. È un mondo che sta vivendo una crescita impressionante e che non possiamo di certo ignorare”.

Quale messaggio avete affidato ai rettori delle università turche?
“Abbiamo voluto ribadire i valori fondamentali dell’università europea, università che è nata ben prima degli stati nazionale e che va al di là dei confini dell’eurozona e dell’Unione Europea. Abbiamo rimarcato che tutto ciò che sta succedendo in Turchia rimanga all’interno di una dialettica democratica. È stato un incontro molto franco e molto utile. Un incontro di soft diplomazia rispetto alla diplomazia ufficiale, anche se non è mancato un nostro punto fermo: è solamente attraverso la comprensione delle cultura che si riescono a favorire dei processi dei miglioramenti sociali, politici ed economici”.

Che impegni avete preso nei loro confronti? Ci saranno altri incontri?
“Abbiamo preso accordi perché vengano a raccontare la loro esperienza e ad illustrare l’attuale situazione in Turchia al consiglio dell’associazione europea delle università. Sarà un momento di domande e risposte, di confronto. E questo è un fatto molto positivo perché il mondo accademico ha proprio questa peculiarità: aiuta a costruire ponti e non muri. Non  serve nascondere la verità e i fatti, abbiamo rimarcato come sia necessario un dialogo continuo, anche per gli avvenimenti più difficili perché si possa cercare una soluzione e un esito positivi. Le parole che hanno contraddistinto questo incontro sono state trasparenza, impegno e dialogo. Abbiamo seminato valori e idee, se poi hanno le gambe per andare assisteremo ad un bel percorso. Il mondo accademico europeo è unito e coeso per aumentare la reciproca comprensione e favorire dei passi in avanti, passi di avvicinamento tra la Turchia e l’Europa. Passi importanti, anche se sempre all’interno del proprio ruolo. L’università e la cultura sono preziosi punti luoghi di dialogo e allo stesso tempo di difesa dei valori”.

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