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Da Bergamo alla Giordania per operare i bimbi al cuore: il dottor Crupi ha già salvato 41 vite fotogallery video

Giancarlo Crupi, dirigente di Cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha fondato la “Healing a child’s heart” con l’obiettivo di curare ad Amman, in Giordania, i bambini bisognosi.

Gennaio 2014, ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: il dottor Giancarlo Crupi, catanese di nascita e dirigente di Cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite, opera al cuore una bambina siriana proveniente da un campo profughi in Giordania.

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Un’operazione per lui come tante altre, con l’intervento reso possibile da una condivisione dei costi (circa 25mila euro) tra il Rotary Sarnico e Valcavallina e la Ong americana Gift of Life con base a New York, ma dalla quale nascerà un progetto che ad oggi ha permesso di salvare altre 41 giovanissime vite direttamente ad Amman, la capitale giordana.

Tutto grazie al “Middle East Children Heart Project” prima e alla “Healing a Child’s Heart” poi, organizzazione no-profit con sede a Bergamo fondata dal dottor Crupi con l’obiettivo di offrire un intervento chirurgico gratuito ai bambini indigenti del Medio Oriente che soffrono di una cardiopatia congenita e soprattutto a quelli che vivono nei campi profughi internazionali in Giordania.

“Dovevamo trovare qualcosa di più sostenibile rispetto alla prima operazione – racconta Giancarlo Crupi – Il passo fondamentale è stato riuscire a coinvolgere i medici locali: abbiamo scelto la Giordania e Amman perché, in quella zona del mondo, è il paese più sicuro e stabile e dove la sanità è a buoni livelli. Dal punto di vista operativo è come se operassimo a Bergamo. Ci sono le strutture e le conoscenze, addirittura è meta del cosiddetto turismo medico. Siamo riusciti a creare un team di sette persone: oltre a me ci sono un altro cardiochirurgo del Bambin Gesù di Roma, un anestesista palestinese, mentre i restanti componenti sono tutti giordani”.

Nell’ospedale multispecialistico “Istiklal” dove operano arrivano soprattutto bambini dai campi profughi giordani: palestinesi, iracheni e, soprattutto, siriani. La presenza dell’equipe del dottor Crupi è l’unica speranza per questi bimbi di accedere a quel tipo di prestazione: il livello di povertà delle loro famiglie, infatti, non permetterebbe mai loro di potersi sottoporre a intervento cardiochirurgico in un normale ospedale.

“Siamo riusciti a creare qualcosa di unico – spiega – Operiamo gratuitamente con missioni a cadenza trimestrale dal costo di circa 30mila euro l’una: ad Amman rimaniamo in media una decina di giorni, con liste di attese che si allungano sempre di più e in continuo rinnovamento”.

Per sostenersi economicamente la Healing a Child’s Heart si affida a Gift of Life e alle donazioni spontanee di soci e cittadini comuni, con la volontà di creare un fundraising in loco grazie all’aiuto dell’ambasciata italiana.

All’orizzonte c’è una nuova opportunità per Giancarlo Crupi e la sua HCH: il Ministro della Sanità Palestinese gli ha recapitato una richiesta per operare ad Amman cinque bambini della striscia di Gaza affetti da cardiopatia congenita: “Il problema maggiore – spiega – è ottenere da Israele l’autorizzazione a uscire da Gaza attraverso il check-point di Heretz. A questo stanno lavorando le autorità italiane, dal Console a Gerusalemme all’ambasciatore ad Amman”.

E il prossimo viaggio del dottor Crupi si focalizzerà proprio su questo obiettivo: dal 25 al 29 settembre sarà ad Amman per verificare una nuova fonte di arrivo dei bambini da Libia ed Egitto mentre a fine ottobre inizierà la missione vera e propria quando, si augura il cardiochirurgo, potranno essere operati anche quei cinque bimbi palestinesi.

“L’obiettivo ultimo delle nostre missioni è quello di formare sul posto medici e infermieri perché un giorno tutto passerà nelle loro mani e noi daremo solo un supporto di tipo economico o di supervisione – continua Crupi – E’ fondamentale mantenere il carattere gratuito, senza il quale la nostra iniziativa morirebbe: mi piacerebbe un giorno creare un gemellaggio vero e proprio tra l’ospedale di Amman e quello di Bergamo che da un lato ci permetterebbe di avere a disposizione maggiori fondi e dall’altro consentirebbe ai nostri medici di fare formazione al Papa Giovanni ai professionisti giordani”.

 

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