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“L’ultimo rigore di Faruk” ovvero le sorti di un Paese appese a un pallone

Il giornalista bergamasco Gigi Riva presenterà il suo libro "L'ultimo rigore di Faruk" insieme ad Adriano Sofri al Festivaletteratura di Mantova. Può il calcio decidere la storia di un intero Paese?

Inizia oggi, mercoledì 7 settembre, la ventesima edizione del Festivaletteratura di Mantova, che cade proprio nell’anno in cui la città dei Gonzaga e di Virgilio è capitale della cultura italiana. L’edizione 2016 torna a concentrarsi sulla scrittura, in particolare su quella radicata nella vita – e in questo senso è perfetta la presenza di una grandissima autrice come Edna O’Brien – e quella che affonda nel presente, sia esso fatto di confini che cadono o vengono oltrepassati dai migranti di ogni tipo oppure di una sempre più necessaria consapevolezza delle sfide ambientali del nostro mondo, la cui sostenibilità verrà discussa anche negli incontri mantovani.

Gli ospiti sono tanti: da Daniel Pennac a Mathias Enard, da Alessandro Baricco – con le sue Mantova Lectures – a Valeria Parrella, da Jonathan Coe alla disegnatrice Yocci, da Francesco De Gregori a Chiara Valerio, solo per citare alcuni possibili (e tra loro molto diversi) percorsi di incontro.

Tra questi, nella giornata finale, domenica 11 (alle 10.15 a palazzo d’Arco) il giornalista bergamasco Gigi Riva che presenterà il suo libro “L’ultimo rigore di Faruk” insieme ad Adriano Sofri.

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Firenze, stadio Artemio Franchi: è il 30 giugno 1990, sono i quarti di finale del Mondiale italiano. Argentina e Jugoslavia vanno ai calci di rigore dopo 120 minuti terminati in parità: la sequenza vive mille emozioni e cambi di fronte, sbagliano tutti i più attesi, Stojkovic e Maradona. Poi tocca agli ultimi due: l’ex Lazio e Cremonese Gustavo Dezotti fa il suo dovere, Faruk Hadžibegić angola bene ma a mezza altezza e Goycochea si oppone, mandando l’albiceleste a giocarsi la semifinale contro l’Italia.

Un dramma sportivo che diventerà politico, l’ultimo calcio di rigore della Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale: cosa sarebbe successo se Faruk Hadžibegić avesse mandato in rete quel pallone?

Il giornalista de “L’Espresso”, il bergamasco Gigi Riva ripercorre una vicenda drammatica ed emblematica dove calcio e politica si intrecciano e sembrano facce della stessa medaglia: “L’ultimo rigore di Faruk – Una storia di calcio e di guerra” racconta l’episodio che per molti, nei Balcani, avrebbe potuto cambiare le sorti e la storia della Jugoslavia.

Il calcio usato come cassa di risonanza straordinaria per mandare messaggi immediati a tutti, come strumento di lotta, propaganda e morte: dai gruppi paramilitari che si radicano nelle curve delle squadre ai personaggi che fecero il breve passo dal mondo del pallone a quello della politica o viceversa.

Da Franjo Tudjman a Željko Ražnatović, ovvero la “Tigre Arkan” nonché boia di Slobodan Milosevic a capo degli ultras della Stella Rossa di Belgrado in un triste 13 maggio 1990: allo stadio Maksimir di Zagabria va in scena la sfida contro la Dinamo, ininfluente per le sorti del campionato (già vinto dai serbi) ma che molto aveva da dire sul piano politico.

Quella partita non si disputerà mai per i gravi scontri che scoppiarono ancora prima del fischio d’inizio: i disordini proseguirono fino a notte fonda per le strade del capoluogo croato, con i giocatori intrappolati negli spogliatoi, molti dei quali un mese più tardi si ritroveranno al mondiale italiano con la stessa casacca.

Ma prima c’è un nuovo appuntamento al Maksimir, l’amichevole del 3 giugno 1990 contro l’Olanda campione d’Europa in carica: pubblico ostile, inno slavo fischiato e un’atmosfera surreale fanno il resto.

Per il mondiale italiano il ct Ivica Osim deve scegliere i giocatori per la nazionale di un Paese che non vuole più essere tale: di nuovo il calcio, questa volta come unico appiglio per evitare la guerra e, chissà, anche la disgregazione di un Paese che aveva messo in mostra le prime crepe al Maksimir e che, tutto insieme, si è arreso su quel rigore di Faruk.

Può un calcio di rigore decidere le sorti di un Paese? Parte da qui l’indagine di Gigi Riva che mette in mostra un preoccupante parallelismo tra le vicende sportive e quelle politiche, due mondi dai confini molto labili.

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