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“Il Tour” di Panariello-Conti-Pieraccioni, il cabaret è vivo: viva il cabaret!

L'attore e artista bergamasco Pietro Ghislandi era in prima fila all'Arena di Verona per lo spettacolo "Il Tour" di Panariello-Conti-Pieraccioni, e per i lettori di Bergamonews.it racconta l'emozione di quella serata.

È da tempo che avevo voglia di assistere ad una serata di “vero” cabaret, quello recitato sul palcoscenico, quello improvvisato, non quello freddo e ripetitivo dello “zelig” televisivo.

Per mia fortuna nella serata di martedì 6 settembre, invitato dall’amico Pieraccioni, c’ero anch’io nella suggestiva location dell’Arena di Verona, a ridere ed ad applaudire i tre “toscanacci” tornati insieme sul palco, proprio come vent’anni fa, quando erano ancora agli inizi della loro carriera.

Il mio ricordo è tornato agli Anni Novanta quando facevo i primi spettacoli con il mio pupazzo ed incontravo i tre comici toscani nella sagre di paese del basso mantovano.
Ho fatto un salto indietro nel tempo ed ho visto tre artisti autentici in uno show tutto da ridere tra esilaranti gag, sketch e cavalli di battaglia tratti dai propri repertori, ho visto tre attori divertirsi soprattutto nelle parti più improvvisate e meno recitate.

Uno spettacolo ricco di emozioni organizzato in collaborazione con Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere alcuni progetti di ricerca sui tumori pediatrici.

Martedì sera il vento freddo mi faceva sentire la presenza dell’Arena sulla pelle ma la vera emozione l’ho provata nel vedere finalmente che il “vero” cabaret non è finito, ma è vivo e vegeto, alimentato ancora da pochi comici di talento che sanno stare sul palco per ben 2 ore.

Il cabaret di una volta non c’è più perché la televisione ha ucciso la comicità con gli applausi registrati, le risate registrate. Gli “zelig” ed i “colorado” di turno sfornano macchiettisti che scaricano le battute da internet e le recitano per pochi minuti davanti ad una fredda telecamera.

Il vero comico si svela sul palcoscenico rigorosamente “dal vivo” come facevano Totò, Fabrizi, Rascel, Macario, Dapporto negli Anni Quaranta, quelli dell’Avanspettacolo, quando gli attori portavano la loro arte di teatro in teatro nelle province più sconosciute. Il comico-battutista dei nostri tempi purtroppo brucia i pochi minuti del suo repertorio in trasmissioni televisive di basso livello artistico.

Il “trio toscano” che ho applaudito, martedì sera, in un’Arena strabordante di pubblico mi ha fatto capire che il cabaret vive ancora, vive nella commovente canzone di Pieraccioni dedicata al sorriso della sua bimba Martina, vive nello struggente monologo teatrale del “Bagnino” di Panariello e nelle brillante autoironia di un Carlo Conti formidabile “spalla” di due grandi comici italiani.

Grazie amici-colleghi toscani, grazie per la bella lezione di comicità spontanea che mi ha fatto capire che il vero cabaret esiste ancora…il cabaret è vivo, viva il cabaret!
Pietro Ghislandi

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