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Gallinari e l’entusiasmo di Bergamo: “Non me l’aspettavo, un motivo in più per fare bene” fotogallery video

Danilo Gallinari protagonista a Bergamo di un evento targato Nba e Ubi Banca: "Quanto entusiasmo, non mi aspettavo di trovare tanta gente anche qui".

Tra le sempreverdi e onnipresenti canotte di Bryant, James, Curry e Durant si distingue una macchia celeste con l’8 sulle spalle: perché nella giornata che segna l’approdo dell’Nba, la lega professionistica americana di basket, a Bergamo la superstar è Danilo Gallinari, stella dei Denver Nuggets e della Nazionale italiana.

Orde di ragazzini con gli occhi lucidi e sorriso a 32 denti lo circondano e lo guardano dal almeno un metro più un basso attendendo il proprio momento per un autografo, una foto ricordo o solamente per un “cinque” di fronte al teatro Donizetti.

Danilo, nel weekend un bagno di folla ti ha accolto nella tua Milano: ti aspettavi tutto questo affetto anche a Bergamo? 

Sinceramente non pensavo di trovare tutto questo entusiasmo ma è stata davvero una bella sorpresa. Il calore ogni volta sono capaci di darmi i fan italiani fa piacere ma così come in questi giorni non me lo aspettavo. A Milano ci ho vissuto, Bergamo la conosco poco.

Ti è capitato in passato, magari da giovanissimo, di giocare nella nostra città?

Così a memoria onestamente non ricordo. A Bergamo però venivo quando avevo 17 anni e giocavo a Pavia: venivo da un infortunio e facevo avanti e indietro tutti i giorni dalla vostra città per fare riabilitazione. Ricordo che quando avevo finito coi medici salivo in città alta per mangiare e poi facevo rientro a casa.

Abbiamo visto un sacco di ragazzi con la tua canotta di Denver o New York, che effetto ti fa? 

E’ sempre bello sentirsi apprezzati e vedere questi ragazzi portare la mia maglietta è motivo di orgoglio: è una motivazione in più per fare bene.

Tanti di loro vorrebbero ripercorrere i tuoi passi, magari non fino all’Nba ma sicuramente diventare giocatori di basket: c’è un consiglio che ti senti di dargli? 

Come loro stanno sognando adesso io ho sempre sognato e continuo a sognare: bisogna sempre inseguire i propri sogni, crederci sempre e ricordarsi che nessuno ti regala mai niente. Bisogna sempre sudarsi tutto e lavorare per raggiungere gli obiettivi.

E tu sei l’esempio che non bisogna mollare mai: ti sei infortunato tante volte e ti sei sempre rialzato. 

Sicuramente non bisogna mollare, soprattutto in casi come il mio: ho avuto tanti infortuni gravi, ho dovuto affrontare tanti ostacoli ma non ho mai mollato.

Pensi di avere ancora margini di miglioramento? 

Kareem Abdul Jabbar diceva che non si smette mai di migliorare: lui era il primo che si fermava in palestra per affinare il proprio gancio. Sono un giocatore molto versatile ed è normale che provi a migliorarmi un po’ su tutti i fondamentali.

Perché questi ragazzi dovrebbero scegliere il basket e non il calcio, che è lo sport più diffuso? 

Perché il basket ti emoziona ogni secondo, non ogni 10,20 o 30 minuti. Ci sono emozioni continue che altri sport, non solo il calcio, non ti possono dare.

Qui con te, per l’evento di Ubi Banca, c’è Diego Flaccadori, promessa bergamasca della pallacanestro: cosa ci puoi dire di lui?

L’estate scorsa abbiamo iniziato il raduno assieme: è un bravo ragazzo e un gran lavoratore. Gli auguro il meglio perché davvero se lo merita.

Negli ultimi anni in Nba siete arrivati tu, Bargnani e Belinelli: c’è spazio per altri italiani negli Stati Uniti? Pensiamo anche al tuo amico Alessandro Gentile. 

Sinceramente non lo so, un po’ perché faccio fatica a seguire le nuove generazioni che stanno crescendo. Ora come ora mi sento di dire di no ma le cose possono cambiare velocemente, magari qualcuno sarà pronto tra uno o due anni. Ale (Gentile ndr) aveva la possibilità di venire già quest’anno: Houston non l’ha aiutato molto in questo processo ma è un ragazzo che ha tante qualità e probabilmente le porte dell’Nba per lui si riapriranno l’anno prossimo.

Con la Nazionale non è andata benissimo, siete rimasti fuori dall’Olimpiade. 

Brucia ma abbiamo digerito la delusione e mi auguro che presto possano arrivare dei successi. Ci sono tante squadre attrezzate e forti, sulla carte anche più di noi.

Alle porte c’è una nuova stagione Nba con Denver: cosa ti aspetti? 

Finalmente abbiamo iniziato la preparazione con una squadra al completo, come non ci era mai successo. L’obiettivo minimo è quello di andare a giocarsi i playoff.

L’anno prossimo chi vince l’anello? 

Ci sono tante squadre attrezzate, vedo Cleveland e Golden State davanti a tutte, poi San Antonio e Torono. Poi c’è tanto equilibrio e possiamo giocarcela anche noi.

Tu quanto pensi di giocare ancora in Nba?

Spero a lungo (ride ndr), se mi reggono le gambe anche fino a 35 anni. Poi chissà.

Poi un ritorno in Italia? 

Sì, mi piacerebbe tornare. Ovviamente a Milano: ma solo se le mie condizioni fisiche mi consentiranno di essere ancora protagonista.

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