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Buon compleanno Freddie Mercury: eclettico, geniale. Indimenticabile foto video

Il leader dei Queen, il 5 settembre avrebbe computo 70 anni: difficile celebrarlo, ma Brother Giober lo ricorda in modo originale.

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Mi telefona così, all’improvviso, la direttrice chiedendomi: “Non è che mi scrivi qualcosa su Freddie Mercury visto che il 5 settembre avrebbe compiuto 70 anni?”. Dentro me penso “no, non te lo scrivo il pezzo su Freddie Mercury perché… è un personaggio troppo grande per le mie scarse doti, perché… ho iniziato ad amarlo solo grazie a mio figlio pochi anni fa, mentre quando ero giovane lo snobbavo, perché… sono appena rientrato dalle vacanze e già incasinato, perché… soprattutto, cosa potrei dire di minimamente intelligente o quantomeno interessante che non sia stato detto/scritto in precedenza?”.

freddy mercury

E, visto che sono uomo tutto d’un pezzo che non si piega e non si spezza e, in aggiunta, provo simpatia e anche rispetto per la direttrice, eccomi qui ad assecondare le richieste superiori e a provare a rendere almeno onore all’artista, da umile fan, senza alcuna ulteriore pretesa.

Ciò premesso, oggi Freddie Mercury compirebbe 70 anni, un’età neanche troppo matura per gli eroi del rock, basti pensare alle Pietre Rotolanti, al Boss, a Rod Stewart , agli Who, a David Gilmour, a Dylan, a Elton John, a Robert Plant: tutti personaggi che ancor oggi sopravvivono, in alcuni casi (pochi) sono ancora in grado di emozionare.

Probabilmente Freddie Mercury sarebbe tra quelli invecchiati meglio: troppo sinceramente innamorato della musica, troppo onesto nei confronti dei suoi fan per piegarsi alle regole del business e ridursi a schiavo delle mode e quindi a una sorta di caricatura, o schiavo del suo passato (avete presente Baby Jane Hudson in Che fine ha fatto Baby Jane?).

Ciò premesso, non aspettatevi un articolo sulla sua vita, sulle opere perché mi intriga invece immaginare cosa potrebbe essere oggi Freddie Mercury in realtà e quale sarebbe oggi la sua influenza nel panorama musicale. Esercizio azzardato, del tutto inutile, ma tutto sommato divertente, mi auguro anche per chi legge.

1° scenario: i Queen ci sarebbero ancora, perché i Queen erano sì Freddie Mercury ma è anche vero che lui, Freddy, probabilmente non avrebbe potuto sopravvivere senza i Queen con i quali formava un ensemble perfetto. La prova di quanto sostengo è che singolarmente i componenti dei Queen, Mercury compreso, non hanno mai dato alle stampe capolavori immortali e neppure prove confrontabili con le più sbiadite produzioni collettive.

2° scenario: i Queen sarebbero costantemente on stage, quello in corso sarebbe probabilmente il settimo o l’ottavo Farewell Tour perché Freddie Mercury trovava la sua massima consacrazione nella dimensione live quando la sua voce, senza filtri e senza inganni, esplodeva in tutta la sua forza, stupendo, quando le sue interpretazioni entusiasmavano e commuovevano. Perché era sul palco che Freddie Mercury rendeva esplicito tutto il rispetto e l’amore che aveva nei confronti del suo pubblico regalando prove sempre ai massimi livelli. I bis di ogni performance sarebbero ancora le hits dei primi anni, con grande entusiasmo dei più giovani e commozione dei più anziani. Sul palco salirebbero come guest di tanto in tanto George Michael (per fare in modo che non ci si dimentichi di lui) o Elton John per convincerlo che si può invecchiare anche in modo migliore.

3° scenario: sarebbe un’icona ancor più di quanto lo sia oggi. Perché la sua umanità, il suo altruismo, la sua sensibilità e la sua dolcezza lo porterebbero a far sue tutte le battaglie a favore dei più deboli e degli emarginati, delle minoranze. Canterebbe ancor oggi in ogni stadio del mondo, in ogni avvenimento a sostegno di qualche iniziativa caritatevole, ma non per pubblicità, semplicemente perché ha fatto parte del suo essere.

4° scenario: neanche oggi sapremmo alcunché circa la sua vita privata che è sempre riuscito, con grande discrezione, a tener lontana dai media e quindi quell’alone di mistero che a volte circonda le star e che ne alimentano il mito sarebbe, oggi, ancor più impenetrabile.

5° scenario: produrrebbe una musica diversa da quella dei decenni scorsi. Perché Freddie Mercury amava la MUSICA, tutta. Era in grado di passare con facilità dal pop sinfonico, al rock più duro, alla lirica, alla dance… forse con esiti non sempre entusiasmanti, ma dimostrando in ogni occasione un sincera curiosità nei confronti del nuovo. Oppure al pari di Dylan e Rod Stewart si dedicherebbe ai grandi standard della canzone inglese o americana o forse continuerebbe a suonare hard rock … o magari produrrebbe una musica piena di influenze etniche, come Robert Plant.

Ahimè, tutto questo non potrà mi essere verificato.

Di una cosa però sono certo: se oggi fosse vivo, la musica, “quella che ci gira intorno” (per dirla alla Fossati), sarebbe diversa, non so se migliore o peggiore ma certo diversa, perché l’influenza di Freddy su tutto quanto di musicale intervenuto dopo la sua morte, sarebbe stata comunque imprescindibile.

Per concludere, mi restano nella mente quattro momenti di grande stupore e anche di emozione che ho ancora ben presenti nonostante gli anni che passano.

Il primo, il grande concerto di Wembley organizzato da Bob Geldof (e Midge Ure degli Ultravox) per le popolazioni dell’Africa. Fu un set di straordinaria intensità e di una grandezza assoluta. Nonostante fossero stati indecisi sull’accettare la partecipazione al Live Aid, l’esibizione dei Queen fu la migliore dell’evento. Mercury trascinò l’intero stadio di Wembley che partecipò battendo il tempo su Radio Ga Ga e cantando parola per parola le canzoni Bohemian Rhapsody, We Will Rock You e We Are the Champions. Successivamente Elton John in un’intervista dichiarò: “Quel giorno Freddie Mercury ha rubato la scena a tutti”.

Il secondo: quando ho ascoltato per la prima volta Under Pressure ovvero il duetto con David Bowie. Ancor oggi è una delle mie canzoni preferite in assoluto, perché straordinariamente moderna, perché allora rappresentava effettivamente qualcosa di mai ascoltato. Ero a Bresso a casa di un’amica, seduto sul divano: rimasi ammaliato da quei suoni lunari per tutta la durata del brano, con gli occhi sbarrati.

Il terzo: quando ascoltai per la prima volta Another One Bites the Dust perché pensai: “Ecco, anche loro a fare disco music” per poi accorgermi trenta secondi dopo che quel brano, all’apparenza banale, in realtà era costruito benissimo e racchiudeva nella sua semplicità 20 anni di black music, di funk, e anticipava buona parte dell’evoluzione dell’hip hop.

Il quarto, e anche il più vivo: quando vidi il primo filmato in cui Freddie Mercury al piano introduceva le note di Bohemian Rapsody, un brano che rappresentava l’esatto opposto della musica che amavo perché troppo sinfonico, pomposo e anche un po’ presuntuoso. Però sopra ogni cosa vi era la sua figura che alla tastiera, in canottiera, con una capigliatura improbabile e i denti troppo sporgenti, emanava un carisma che ben pochi altri entertainment hanno dimostrato di possedere.

Oggi, 5 settembre, mi ascolterò qualche disco live dei Queen: sarà il mio modo di ricordare un artista il cui fascino non si spegne nella mente e nel cuore di diverse generazioni di fan. Mentre lui sarà in tour con Jimi, Bob, Janis, Laura, David… altrove, a deliziare qualche (im)mortale fortunato.

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